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Aim Monitor
16 Maggio Mag 2016 1428 16 maggio 2016

Per far ripartire le piccole imprese serve la quotazione: consigli non richiesti al ministro Padoan

Lo sviluppo parte dalle imprese e dalla produzione, non dai consumi. E le leve per rilanciare la nostra malconcia economia sono la ripresa degli investimenti e la crescita della produttività

Donna Impresa

Bisogna «convogliare il risparmio privato verso le piccole e medie imprese, che hanno bisogno di aumentare la loro dotazione di capitale per fare ricerca e investimenti. Dalle nostre analisi si potrebbe arrivare ad attivare risorse private fino a 10 miliardi l’anno. Pensiamo di portare questo decreto legge in Consiglio dei ministri tra qualche settimana. L’idea è quella di dare una esenzione fiscale ai privati che investono in strumenti di risparmio a lungo termine specializzati nel finanziare l’economia reale».

Così parlò Piercarlo Padoan, in un’intervista al Corriere della Sera del 16 maggio scorso. Un’apertura attesa, ma nello stesso tempo inaspettata, quella del ministro dell’economia. Perché su questo tema, pur sollecitato più anche dalle pagine de Linkiesta, il governo ha sempre fatto orecchie da mercante. O meglio ancora, l’ha sempre posposto rispetto ad altre misure espansive, fossero esse gli ottanta euro per rilanciare i consumi, o il taglio delle tasse sull’abitazione principale.

Non eravamo d’accordo e l’abbiamo scritto più volte: per noi - e non solo per noi - lo sviluppo parte dalle imprese e dalla produzione, non dai consumi. E le leve per rilanciare la nostra malconcia economia sono la ripresa degli investimenti e la crescita della produttività. Per questo, nonostante i numeri fotografino un’occupazione in stallo, continuiamo a pensare che il jobs act sia stata una buona riforma. Perché il suo intento era ed è quello di costruire una legislazione del lavoro favorevole alle imprese che vogliono investire. Allo stesso modo, pensiamo che la misura annunciata da Padoan sia la seconda, necessaria, gamba del Jobs Act. Un ulteriore stimolo ad investimenti che, a quel punto, non avrebbero ragion di non essere.

Per noi - e non solo per noi - lo sviluppo parte dalle imprese e dalla produzione, non dai consumi. E le leve per rilanciare la nostra malconcia economia sono la ripresa degli investimenti e la crescita della produttività

Il problema, semmai, sono altri. E qualche dubbio su quel che ha detto Padoan viene. Sui tempi, innanzitutto, visto che i decreti attuativi sui benefici fiscali per gli investimenti nelle Pmi Innovative stanno accumulando polvere su polvere sulle scrivanie di via XX Settembre.

Non solo: siamo proprio sicuri che la strada giusta sia quella dell’incentivo fiscale ai fondi? Guardiamo al Regno Unito: in vent’anni, gli organismi di investimento collettivo del risparmio - i fondi di cui parla Padoan - hanno investito nelle piccole e medie imprese solamente sei miliardi. Un po’ poco, per giustificare la stima dei 10 miliardi di cui parla il ministro. Al contrario, il mercato Aim Uk ne ha raccolti, nel medesimo periodo, più di 90.

La quotazione, insomma, sembrerebbe un via molto più efficace per far crescere la capitalizzazione delle Pmi. Una chimera, per molti. Che non sarebbe tale, però, se al posto di una generica detassazione del risparmio privato investito nelle imprese si agisse sui meccanismi che bloccano l’ingresso in borsa. Ad esempio, riducendo del 50% i costi di quotazione, oggi una barriera proibitiva per molte realtà. O ancora, detassando il reddito imponibile di chi investe nelle Pmi quotate. E infine, ma solo infine, offrendo un credito d’imposta in fondi dedicati.

Secondo una ricerca di Res Pubblica, se la capitalizzazione delle Pmi aumentasse del 20%, l’effetto sarebbe pari a 0,6 punti di Pil. In questo modo, il gettito fiscale incrementerebbe di circa 2,3 miliardi di euro, finendo per ripagare da solo l’intervento. Ah, gli occupati crescerebbero quasi di 160mila unità. La direzione in cui vuole andare Padoan, è giusta, insomma. Forse però ha imboccato la strada sbagliata.

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