18 Maggio Mag 2016 1429 18 maggio 2016

I 150 licenziamenti di Brioni: nemmeno il lusso si salva

I problemi dell''azienda abruzzese che cuce gli smoking di Obama e James Bond. I dipendenti: «Puntare su una fascia di mercato più trendy non ha pagato»

Sarto
Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images

Chi l’ha detto che il mercato d’alta qualità, l’artigianato di lusso per esempio, non conosce fasi di recessione? C’è un’azienda italiana che dal 1945 il lusso lo cuce addosso ai capi di stato e alle stelle del jet set, che sta per licenziare 150 dipendenti. E alla Brioni, sartoria di abiti da diecimila euro a pezzo, “dipendenti” significa artigiani con il centimetro e gli spilli tra le labbra, gente che negli anni ha lavorato a mano gli occhielli delle giacche di Barack Obama e gli smoking dei vari James Bond. Il 29 febbraio scorso l’azienda, che dal 2012 è parte dalla holding francese Kering già proprietaria dei marchi Gucci e Saint Laurent, ha annunciato 402 esuberi. Una enormità. I dipendenti, in totale, qui sono 1150.

A Penne, borgo di mattoni sulle colline abruzzesi, sede storica della sartoria, un vento inatteso ha scoperchiato le case. La Brioni Roman Style, come la chiamò il fondatore Nazareno Fonticoli, è da sempre madre e padre per gli abitanti. Un punto fermo, come il Gran Sasso sullo sfondo. Gran parte dell’economia sta in piedi grazie alla Romastile, come dicono i pennesi.

Il 29 febbraio scorso l’azienda Brioni, che dal 2012 è parte dalla holding francese Kering già proprietaria dei marchi Gucci e Saint Laurent, ha annunciato 402 esuberi. Una enormità. I dipendenti, in totale, qui sono 1150

«Il problema è solo in parte dovuto alla recessione - spiega Giancarlo Delle Monache, delegato Rsu per la Filctem-Cgil - Con la crisi soprattutto dell’economia americana, negli anni scorsi, l’azienda ha cercato nuove piazze puntando soprattutto al mercato orientale e a quello Russo». La risposta però non ha scaldato i cuori. Se nei tempi migliori la Brioni cuciva in un anno fino a 70 mila capi, nel 2014 da Penne e dagli stabilimenti satelliti sono usciti 42 mila abiti mentre, per il 2016, si prevede un calo fino a quota trentamila. La sfida dell’amministratore delegato, Gianluca Flore, è di tornare a crescere nel 2018. Un nuovo direttore creativo si è insediato, l’australiano Justin O’shea.

La contaminazione con il mercato orientale, in effetti, non ha convinto. «Il nostro prodotto cult è lo smoking fatto su misura» ricorda Delle Monache. «Nelle ultime sfilate di Brioni, al contrario, si sono visti abiti con disegni orientali che lasciano perplessi». È l’opinione di molti, in fabbrica. «Puntare su una fascia di mercato più trendy non ha pagato» sostengono i lavoratori, che nei picchetti giocano con i doppi sensi italiani e francesi: «Kering merci». Si pensi se alla Ferrari, a un certo punto, decidessero di mettersi a fare Suv.

Solo con una serie di trattative si è arrivati, con la mediazione della Regione, a tracciare l’attuale linea dei 150 licenziamenti. Linea del non ritorno. Nel senso che, su quegli esuberi, determinati nella forma della mobilità volontaria incentivata, la Brioni pare essere irremovibile. Con la riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore, si recupererebbero 140 posti di lavoro. Altri salvataggi dovrebbero ottenersi con la internalizzazione di lavorazioni esterne.

«Puntiamo alla concessione degli ammortizzatori sociali. Nel frattempo, quanto alle uscite incentivate, è fondamentale che queste siano vincolate a un verbale di conciliazione sottoscritto dal lavoratore»

Rita Innocenzi

«La nostra posizione - spiega Rita Innocenzi, della segreteria regionale Cgil - è molto chiara: puntiamo alla concessione degli ammortizzatori sociali. Nel frattempo, quanto alle uscite incentivate, è fondamentale che queste siano vincolate a un verbale di conciliazione sottoscritto dal lavoratore». Secondo Leonardo D’Addazio, Rsu della Femca-Cisl, «molti lavoratori stanno in realtà già firmando, e per noi è un fatto positivo, credo che sia inutile – dice alludendo alle posizioni combattive della Cgil – fare guerre senza le truppe». Certo, se arrivasse la concessione della cassa integrazione «saremmo i primi a esultare - conferma Fabio Di Giuseppe, Rsu della Uiltec-Uil - ma per ora proseguono le uscite volontarie».

L’incontro al ministero per lo Sviluppo Economico, atteso nelle prossime settimane, con l’eventuale intesa sugli ammortizzatori sociali, potrebbe allora mettere d’accordo i sindacati. Resta da vedere se troverà disponibile l’azienda. A quell’appuntamento è legato il filo del destino degli strani artigiani di Penne chiamati operai.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook