18 Maggio Mag 2016 0815 18 maggio 2016

Jan Techau: «Non è vero che la Germania comanda in Europa. E l’Italia è più forte di quanto credete»

Intervista al direttore del think thank Carnegie Europe: «Quello che oggi manca in Europa è una visione comune su come riformare la Ue»

Draghi Nuovo Qe
Dean Mouhtaropoulos/Getty Images

Venti anni buttati, quelli del berlusconismo, difficili da recuperare. Ma la perdita della centralità italiana nella dimensione europea è figlia di tante cause, che nel corso di mesi e settimane si sono intrecciate tra loro. «Il carisma di Renzi» è per Jan Techau, Direttore del think tank Carnegie Europe, «un fattore positivo da cui tornare a sperare». Tuttavia, l'Italia ha davanti a sé tempi e avversari politici difficili da affrontare. «Il carisma di Renzi ha riportato l'Italia al centro dei giochi di potere europei, ma non basta. Per recuperare per intero la propria credibilità il Paese deve migliorare la propria situazione economica. Servono le riforme strutturali e si deve ripulire a fondo il sistema delle banche», ammette Techau in un'intervista a Linkiesta.

Negli ultimi quindici anni l'Italia ha visto perdere progressivamente la propria importanza a livello europeo. Perché?

Le ragioni sono diverse. Tra queste ce n'è una che non ha a che fare strettamente con l'Italia. In Europa è in atto un processo più ampio, dove tutti i Paesi membri contano sempre di meno e sono sempre meno importanti in quanto singoli. Si è davanti a una governance sempre più condivisa, dove ogni Paese partecipa, ma non comanda. L'Italia sconta poi dei fattori specifici propri del sistema Paese che hanno contribuito a delineare la sua progressiva perdita di importanza. A indebolire il ruolo italiano in Europa è soprattutto il quadro economico generale. Lo stesso si può dire per la Francia. Due degli Stati fondatori sono oggi meno forti proprio a causa delle scarse performance economiche. Roma, come Parigi, sconta la lentezza nel procedere con le riforme strutturali, e per l'Italia c'è anche la difficoltà nel fare una pulizia nel proprio sistema bancario. L'incertezza economica, lo stato dei conti pubblici, uniti all'altissima disoccupazione giovanile e alla difficoltà per le piccole e medie imprese di farsi grandi hanno creato un forte "malaise" economico che impedisce all'Italia di crescere. E poi non vanno dimenticati gli anni dei governi Berlusconi. Anni buttati. In tutti i sensi. A differenza degli esecutivi che lo hanno seguito, Berlusconi contava, soprattutto nell'ultimo mandato, su un'amplissima maggioranza parlamentare. Una maggioranza che avrebbe consentito riforme importanti, necessarie all'Italia per prosperare e affrontare in modo migliore la crisi economica. Così non è andata ed è stato l'intero Paese a trovarsi indietro. Silvio Berlusconi non aveva una visione europea e non ha mai pensato realmente a creare un posto per l'Italia all'interno dell'Ue. Mentre è proprio questo di cui si ha bisogno, di visioni, di progettualità a lungo termine.

E con Renzi, stiamo tornando alla ribalta?

Renzi è un leader carismatico. Ha affrontato Angela Merkel in modo diretto, soprattutto, sulle politiche d'austerità. Matteo Renzi è riuscito a riportare l'Italia al centro dei giochi europei ed è un politico coraggioso. Questo per quanto riguarda il ruolo personale del premier, per quanto riguarda invece quello dell'Italia all'interno delle istituzioni europee è diverso. L'Italia ha sempre rivestito cariche importanti.

«L'Italia ha Mario Draghi a capo della Banca Centrale Europea. Draghi è tra gli uomini oggi più potenti in Europa, ed è italiano. Il problema è che sono gli italiani a non capire quanto grande sia il suo ruolo, la sua potenza. Lo stesso vale per Federica Mogherini»

Jan Techau

Su questo, però, noi italiani non la pensiamo esattamente così.

Lo so. Però si deve anche guardare alla realtà dei fatti. Non so esattamente quanti posti l'Italia conti o non conti nelle Direzioni Generali della Commissione europea, ma quello che so è che l'Italia ha Mario Draghi a capo della Banca Centrale Europea. Draghi è tra gli uomini oggi più potenti in Europa, ed è italiano. Il problema è che sono gli italiani a non capire quanto grande sia il suo ruolo, la sua potenza. Lo stesso vale per Federica Mogherini. La carica di Alto Rappresentate per la Politica Estera è una delle figure chiave nella gerarchia delle istituzioni europee. Non solo. Con la Mogherini nel Servizio per l'Azione Esterna c'è un'intera squadra di italiani molto in gamba, che lavora in modo eccellente. Il vostro Paese ha sofferto molto a causa della scena politica nazionale degli ultimi anni, ma a livello di presenza nelle istituzioni comunitarie ha sempre contato moltissimo.

Lei ha scritto molto sulla necessità per l'Europa di tornare ad avere leader coraggiosi, che sappiano prendere decisioni senza guardare ai sondaggi e senza aver paura di perdere le elezioni. Dove colloca Matteo Renzi?

Matteo Renzi è un politico coraggioso, ha una sua idea di Europa e l'ha resa abbastanza chiaramente. Almeno a livello di discorso pubblico, il premier italiano gode in questi mesi del credito di aver provato a riformare l'Italia. A livello europeo gode di molti alleati, in molti, però, ce l'hanno con lui per non aver ancora provato a risanare le banche e il mercato del lavoro. Credo che per Renzi sarebbe importante vincere le prossime elezioni, in modo da poter contare anche su un mandato forte e su una forte maggioranza parlamentare. Torno a ripetere, però, che anche in questo caso non potrebbe dominare l'Europa. La retorica dello sbattere i pugni sul tavolo, come l'alzare la voce con gli altri leader servono più che altro a dare un segnale a livello nazionale. È il leader che arriva in Europa e protegge gli interessi degli italiani. E in questo Renzi è molto bravo. La leadership dell'Ue, però, è una cosa diversa. Non è pensata per essere dominata da una sola figura o da un solo Paese ed è per questo che spesso si fa fatica a capire chi comanda in Europa.

Neanche la Germania?

L'Ue non è stata pensata come un'organizzazione governata da uno o da un altro. La Germania ha avuto negli ultimi anni un ruolo importante, ma limitato a casi specifici. Tra questi c'è stata la gestione della crisi ucraina. Il sistema comunitario è però percepito per evitare che si creino concentrazioni di potere nelle mani di uno o di un altro Paese. Se Berlino è stata spesso al centro di molte questioni non è al comando dell'Europa. E la stessa crisi dell'euro l'ha dimostrato. Ecco perché spesso si sbaglia quando parlando di Europa si pensa alla mancanza di leader carismatici, perché l'Europa è l'esatto contrario.

Eppure l'Unione europea affronta oggi uno dei momenti più difficili dalla sua fondazione. Davvero non c'è bisogno di leader capaci e impavidi, che sappiano farsi strada?

Quello che oggi manca in Europa è una visione comune su come riformarla, non nell'assenza di leader carismatici. Credo che francesi e tedeschi abbiano in cantiere alcune idee per procedere con la riforma dell’Eurozona, ma non le presenteranno prima della fine del referendum britannico. E anche in quel caso sarà un'azione congiunta, non il frutto della volontà del governo di Parigi o Berlino. Non so se la ragione principale di questa mossa sia la tranquillità elettorale di Hollande e Merkel, la cui rielezione è in forte dubbio, ma è comunque un segnale importante. Dalla Scandinavia al Centro Europa passando per l'Est, ovunque, si assiste all'avanzata dei nazionalismi. A capo di questi movimenti ci sono leader carismatici in grado di trascinare con sé un'ampia parte di elettori. Questa situazione è l'esatto opposto di quanto oggi necessita l'Ue. Alla fine credo, però, che il risultato sarà comunque una maggiore integrazione. E' inevitabile.

«La retorica dello sbattere i pugni sul tavolo, come l'alzare la voce con gli altri leader servono più che altro a dare un segnale a livello nazionale. È il leader che arriva in Europa e protegge gli interessi degli italiani. E in questo Renzi è molto bravo»

Jan Techau

In che senso?

Dalla crisi dell'euro in avanti, tutti hanno capito che l'Eurozona così com'è non va bene e che deve essere riformata. Se guardiamo tutti insieme gli strumenti approvati in questi anni, dal Meccanismo europeo di Stabilità al Six Packs, passando per il semestre europeo, l'integrazione è già lì sotto i nostri occhi. Quello di cui si ha bisogno ora è di renderla sistemica. Quanto in là vogliano spingersi Parigi e Berlino nei prossimi mesi? Non ne ho idea, ma credo che osserveremo nuovi importanti passi in avanti. Tutti del resto sembrano decisi a salvare l'euro, ma questo richiede maggiori sforzi, maggiore integrazione.

Anche politica?

Data l'attuale situazione credo che nessun leader europeo voglia rischiare di annunciare la progressiva riduzione di sovranità nazionale. C'è molta attenzione a non fare errori in questo senso. Ritengo, però, che in futuro la difesa e la gestione della crisi migratoria renderanno necessaria la cooperazione sempre più forte tra gli Stati. L'instabilità alle porte europee, dal Nord Africa al Medio Oriente all'Est, perdurerà a lungo. L'unico modo per affrontarla in modo efficace è farlo insieme. Vista da questa prospettiva gli stati europei hanno anche bisogno di risolvere un'altra importante questione è cioè il ruolo della Nato. Nella Nato oggi esiste un problema. E questo problema è rappresentato dagli Stati Uniti che non si sentono più obbligati a sostenere la difesa europa. Ecco perché molti degli Stati membri hanno iniziato a riformare la loro politica di difesa.

Lei aveva anche chiesto un ruolo più forte per il capo della diplomazia Ue. Mogherini sta facendo un buon lavoro? E' meglio della Ashton?

Il ruolo di Federica Mogherini resta, purtroppo, non così importante. La politica estera rimane nelle mani degli Stati nazionali. Ed è anche la ragione per la quale Matteo Renzi ha insistito per vederla eleggere, credo preferisse inviarla a Bruxelles piuttosto che averla a Roma, in modo da avere il controllo sulla gestione degli affari esteri. Andando nello specifico la Mogherini ha anche deluso un po' le aspettative di molti qui a Bruxelles. So che ora sta lavorando alla presentazione di una nuova strategia per la definizione degli affari esteri europei. E' sicuramente un'iniziativa importante, ma non so quanto sarà incisiva.

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