20 Maggio Mag 2016 0831 20 maggio 2016

Dall’esilio all’Eliseo? La parabola di Alain Juppé, grande favorito delle presidenziali francesi

Nel 2004 una condanna per impieghi fittizi alla municipalità di Parigi gli costa 10 anni di ineleggibilità. Dodici anni dopo, l'ex presidente dell'Ump torna sulla scena politica per conquistare la Francia

Juppé
NICOLAS TUCAT/AFP/Getty Images

Quando nel gennaio del 2004 l’avvocato Francis Szipner, masticando amaro, parlò di una vera e propria «condanna a morte politica», nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul prosieguo della carriera politica di Alain Juppé. L’allora presidente dell’Ump era stato appena condannato ad una pena d’ineleggibilità di ben dieci anni per un’inchiesta su impieghi fittizi della municipalità di Parigi, inchiesta che costò all’ex presidente ed ex sindaco di Parigi Jacques Chirac una condanna di due anni di prigione per appropriazione indebita di fondi e abuso di fiducia. La ghigliottina della giustizia s’abattè con vigore anche sulla testa di Alain Juppé che viene giudicato responsabile in quanto superiore nella gerarchia e complice. La sua carriera politica allora sembra segnata.

Prima l’esilio in Québec poi, come spesso avviene nelle alte sfere della politica, il tutto viene cancellato con un colpo di spugna e la sua ineleggibilità viene ridotta soltanto ad un anno. Dodici anni dopo eccolo in prima linea per le primarie dei Repubblicani, pronto a scalzare altri pezzi grossi per correre alle presidenziali del 2017 con il vento (dei favori popolari) in poppa. Per l’istituto di statistiche Bva, Alain Juppé è oggi la personalità politica che i francesi vorrebbero avesse maggiore influenza nella vita politica del paese (50%), davanti a François Fillon (36%) o Nicolas Sarkozy (19%). Secondo un altro sondaggio dell’IFOP Juppé è il favorito al primo turno delle primarie repubblicane davanti a Sarkozy (37%) che batterebbe largamente anche al secondo turno (61%) contando su un plebiscito più trasversale. Altri sondaggi lo vedono arrivare addirittura al secondo turno nel 2017 contro Marine Le Pen. Ma chi è Alain Juppé?

Prima l’esilio in Québec poi, come spesso avviene nelle alte sfere della politica, il tutto viene cancellato con un colpo di spugna e la sua ineleggibilità viene ridotta soltanto ad un anno. Dodici anni dopo eccolo in prima linea per le primarie dei Repubblicani, pronto a scalzare altri pezzi grossi

Il suo ritorno in politica è stato tutt’altro che lineare. A Montréal, dove s’autoesilia dopo la condanna per l’inchiesta degli impieghi fittizi al municipio di Parigi, insegna presso l’Ecole Nationale d’Administration publique di Montréal. È un uomo politicamente distrutto perché privato delle sue funzioni di deputato, sindaco e presidente dell’Ump. I più fini analisti già lo danno per spacciato ma nell’ombra Juppé già prepara il suo ritorno. Un mantra anima i pensieri di Juppé nei tempi bui della condanna: farsi dimenticare, far passare la tempesta. Allora quale migliore maniera per farsi dimenticare che esiliarsi volotariamente in Québec? Qui Juppé insegna, scrive su un blog molto seguito, pubblica editoriali d’oltreoceano sulla stampa francese. La sua condizione di condannato viene magicamente capovolta. Juppé appare come un fine analista della politica francese, uno che conosce i gangli della politica dall’interno e che ora può dare una visione più obbiettiva dei fenomeni da lontano. E’ forse da qui che deriva il suo soprannome Vieux Sage?

Bordeaux è un’ottima vetrina per coloro che vogliono ripartire in politica. Nell’estate del 2006 la città sulle rive della Garonna è in piena trasformazione. Cantieri, musei, ristrutturazioni ed una vocazione a contendere ad altre città (Lione, Marsiglia) il primato che solitamente è della Ville Lumière. È qui che Alain Juppé decide di ripartire per rilanciarsi politicamente. Una scelta azzeccata perché la città è in fermento e cerca una sponda politica che possa rilanciarla a livello nazionale. Juppé dal canto suo non è più quello di prima, sembra ringiovanito (politicamente), più dinamico. «Il nuovo Juppé manda in soffitta il vecchio Juppé», scrive all’epoca il giornalista Alain Duhamel. Non ha tutti i torti.

Il nuovo Juppé ci mette poco infatti a conquistare la città. Vince le municipali e trasforma la città nel suo quartier generale soprattutto quando le cose gli vanno male (a più riprese, dimissioni del suo governo nel ’97, condanna nel 2004, disfatta legislativa nel 2007). Comunque vadano le cose a livello nazionale, Bordeaux sempre riconosce il valore di Juppé, la sua caratura politica. La città che ha dato il 57% dei consensi nel 2012 a François Hollande ha infatti anche votato Juppé compatta tributandolo con un 61% di consensi (alle municipali).

Ma chi è veramente Alain Juppé? Di Montesquieu sembra aver ereditato la propensione alla moderazione e all’analisi politica, è un uomo che non si prodiga in promesse altisonanti ma preferisce volare basso, parlare chiaro e piano, senza strillare

Nonostante palesi difficoltà a livello nazionale, Juppé più volte però viene richiamato a Parigi per soccorrere un claudicante Nicolas Sarkozy. Prima al ministero della difesa, poi al ministero degli esteri. Pian piano si forgia nel tempo una statura da uomo di stato che raccoglie consensi a largo raggio. «Può essere un amico, un nemico politico, può avere un statuto diverso ma tutti rispettano Alain Juppé», dirà Jean-Pierre Raffarin. Ma chi è veramente Alain Juppé? Di Montesquieu sembra aver ereditato la propensione alla moderazione e all’analisi politica, è un uomo che non si prodiga in promesse altisonanti ma preferisce volare basso, parlare chiaro e piano, senza strillare.

A differenza di un Sarkozy, che predica la rottura, o di un Fillon che vuole stravolgere la politica, o di un Hollande che s’è bruciato le ali nel mitterandismo militante, Alain Juppé gioca sempre la carta della moderazione, punta sulle sfumature della politica. Un signor “meno” che analizza e misura con pacatezza (qualcuno dirà di lui che ha inventato il “giansenismo politico”). Juppé poi è un convinto europeista, una cosa non da poco visto che oramai anche tra i più ferventi euro-repubblicani inizia a serpeggiare il mal d’Europa. Insomma oltre la rottura sarkozista ed i sogni di irrealtà hollandiani Juppé vuole far valere quell’esperienza e quella moderazione che forse oggi possono costituire un buon antidoto per superare la drammatica radicalizzazione della vita politica francese.

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