23 Maggio Mag 2016 1359 23 maggio 2016

Le elezioni della nostalgia: siamo nel 2016 ma si parla ancora di partigiani e fascisti

Nel Pd si litiga su come i partigiani voteranno al referendum costituzionale. A Roma e Milano il tema forte della campagna è il Ventennio. Ma il passato torna anche sulle schede elettorali: tra i parenti di Levi Montalcini, Moro e Cossiga, rispunta il vecchio sindaco Albertini

DAMIEN MEYER/AFP/Getty Images
Damien Meyer/AFP/Getty Images

I partigiani. E i fascisti. È una lunga campagna elettorale con lo sguardo fisso all’indietro, quella che sta portando (prima) alle Comunali di giugno e (poi) al referendum costituzionale d'autunno. La nostalgia in queste settimane sembra essere diventata la priorità politica. Nel Pd si sono messi addirittura a litigare su come i partigiani voteranno sulla riforma della Costituzione. A Roma e Milano il dibattito fra centrodestra e centrosinistra è invece monopolizzato dal giudizio sul Ventennio. Un dibattito curioso, se si pensa che la prossima settimana saranno passati esattamente settant'anni da un altro referendum, quello che fondò la Repubblica italiana.

La domanda che ha scatenato l'ultimo scontro è stata posta da Lucia Annunziata, durante la trasmissione In Mezz'ora, al ministro delle Riforme Maria Elena Boschi: a ottobre l’Anpi voterà NO alla modifica della Carta? «I veri partigiani - ha risposto lei, 35 anni - voteranno sì». Apriti cielo. Per tutta la domenica all’interno del Partito democratico non si è parlato d’altro, tra accuse e strumentalizzazioni, come se sulla riforma costituzionale non ci fosse già abbastanza da discutere. È il 2016, ma sembra di essere tornati al 1946.

Mentre nel Pd si litiga sui partigiani, ieri la scena politica romana è stata monopolizzata dalle polemiche sull’ennesima proposta di intitolare una strada a Giorgio Almirante

Nella campagna elettorale per le amministrative le cose non vanno meglio. Ieri la scena politica romana è stata caratterizzata dalle polemiche sull’ennesima proposta di intitolare una strada a Giorgio Almirante, lo storico leader del Movimento Sociale Italiano. Un progetto avanzato dalla candidata di Fratelli d’Italia e Lega, Giorgia Meloni, che non è neppure un inedito. Prima di lei ci aveva già provato, senza successo, il sindaco Gianni Alemanno. Con buona pace dei programmi, a Roma il dibattito è incentrato sul Ventennio. Fascismo - e antifascismo - sono il leitmotiv della prima campagna elettorale dopo gli scandali di Mafia Capitale. Non si spiegano altrimenti i richiami ai “fascisti de’ core” (così il civico Alfio Marchini, sostenuto anche dal Cav, ha salutato l’alleato Francesco Storace), o le nostalgie verso il Duce "grande urbanista" della città (ancora Marchini). Sarà poi una coincidenza, per carità, ma non sorprende che due candidate in corsa per il Campidoglio portino proprio il cognome di Mussolini. Alessandra, in lista con Forza Italia. E Rachele, candidata dalla Meloni.

A Milano, città medaglia d'oro della Resistenza, un anonimo candidato della Lega Nord al municipio 8, Stefano Pavesi, ha conquistato grande notorietà dopo che si è scoperta la sua militanza nell'area di Lealtà e Azione, movimento di estrema destra che il 25 aprile onora i caduti della Rsi allungando il braccio destro nel saluto romano. Stefano Parisi, l'aspirante sindaco del centrodestra che aveva chiesto agli alleati di non presentare candidati fascisti o antisemiti, ha dovuto ingoiare il boccone amaro. Anche perché la Lega non ha mai pensato di ritirare il nome di Pavesi. Il centrosinistra ne ha approfittato per attaccare gli avversari e sottolineare il condizionamento di Parisi da parte di quello che sembra destinato a essere il primo partito del centrodestra in città. Se ne è discusso almeno per una settimana. Finché anche i sostenitori di Giuseppe Sala, il renziano che ha guidato l'Expo, non sono incappati in uno scivolone. Prima della campagna elettorale, il segretario milanese del Pd, Pietro Bussolati, aveva scritto un libro "a tesi contrapposte" su Milano con Nicolò Mardegan, volto emergente del centrodestra locale. Solo che nel frattempo Mardegan si è candidato sindaco fuori dal suo schieramento e ha stretto un patto anche con CasaPound (oltre che con i nostalgici della Dc riuniti da Gianfranco Rotondi). Bussolati e Mardegan hanno presentato il libro insieme proprio a Sala. Risultato: Mardegan si è fatto pubblicità, il centrosinistra è invece stato accusato di scegliersi i neo-fascisti con cui dialogare.

A Milano è tornato il lista con la Lega Pino Babbini, lo storico autista che accompagnava Umberto Bossi negli anni Novanta. Ma c’è anche il vecchio sindaco Albertini

Pura retorica, precisi calcoli elettorali, involontarie gaffe. Il tratto della nostalgia si può ritrovare in molti candidati, a Roma come a Milano. Basta guardare le liste elettorali per intraprendere un viaggio nella storia d’Italia. Sempre a ritroso, s’intende. E i nomi illustri non mancano. A Roma c’è una Levi Montalcini tra i candidati del Pd: è Piera, nipote della famosa Rita, premio Nobel e poi senatrice a vita. Sempre a sostegno di Roberto Giachetti corre Maria Fida Moro: la figlia primogenita dello statista democristiano assassinato dalle Brigate Rosse, candidata nella lista popolare "Più Roma”. Giuseppe Cossiga, già parlamentare eletto nel 2001 addirittura in provincia di Varese (per Forza Italia) e figlio del presidente emerito della Repubblica, è sceso invece in campo con Giorgia Meloni, anche lui in lizza per un posto al Campidoglio. Capolista della Lega sarà invece Irene Pivetti. Stavolta nessun caso di omonimia: è la stessa esponente del Carroccio eletta presidente della Camera dei deputati nel lontano 1994. A Milano è tornato il lista per un posto da consigliere comunale, sempre con il Carroccio, anche lo storico autista che accompagnava in quegli anni Umberto Bossi: Pino Babbini se n’era andato negli anni Novanta, Matteo Salvini l’ha riportato in orbita leghista. Una nostalgia nella nostalgia, visto che Salvini debuttò in politica proprio insieme a Babbini, con cui fu eletto per la prima volta consigliere comunale di Milano nel 1993.

A ben vedere, a Milano, la nostalgia con l'iniziale maiuscola si chiamerebbe Silvio Berlusconi: è infatti la prima volta che il leader di Forza Italia non può candidarsi capolista nella sua città (per raccogliere preferenze e poi lasciare), per effetto della condanna penale. In compenso è tornato in campo Gabriele Albertini, l'ex sindaco degli anni d'oro di Berlusconi, che a dieci anni dalla fine del suo secondo mandato ha accettato di fare il capolista della civica di Parisi. Le radici profonde non gelano, diceva Tolkien. Nemmeno all'estrema sinistra. E così sulla scheda gli elettori romani e milanesi troveranno anche la falce e il martello. Sono il simbolo del Partito Comunista che candida a sindaco della Capitale il giovane Alessandro Mustillo (a Torino, invece, è in corsa il segretario Marco Rizzo). Ma sono anche il simbolo del Partito Comunista dei Lavoratori, che a Milano schiera Natale Azzaretto. Gli appassionati di storia romana, invece, potranno votare per Dario Di Francesco, imprenditore sostenuto da diverse liste civiche, che si è già presentato come “il nuovo Spartaco”. «Ci sentiamo schiavizzati - ha spiegato l’aspirante sindaco della Città Eterna - siamo in catene e vogliamo reagire». Il riferimento elettorale, nemmeno troppo velato, è al gladiatore della Tracia che guidò la rivolta contro l’impero. Era il 73 avanti Cristo.

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