25 Maggio Mag 2016 1120 25 maggio 2016

La politica parla dei morti perché non ha niente da dire ai vivi

Berlinguer, Ingrao, Almirante, i partigiani, persino la “gioiosa macchina da guerra” che perse contro Berlusconi nel 1994. Una moratoria contro l’uso strumentale del passato, usata per mascherare il vuoto politico di oggi

Getty Images 107529664
TIZIANA FABI/AFP/Getty Images

C’era bisogno di scomodare i cadaveri? Quelli di Enrico Berlinguer e Pietro Ingrao, presunti sostenitori in vita del monocameralismo. O quello di Giorgio Almirante, sulla cui figura - meritevole o meno di un’imperitura eredità toponomastica - si sta concentrando la polemica politica delle elezioni capitoline, come se fosse quello il primo problema di Roma. Per non parlare, ovviamente, del fondamentale parere del Comandante Diavolo e degli eredi partigiani sul voto referendario. O di Piero Calamandrei e dei padri costituenti, evocati a mo’ di seduta spiritica per decidere se volessero o meno che l’attuale governo modificasse la Costituzione.

Intendiamoci: il passato è importante. Ma dovrebbe essere fonte da cui trarre ispirazione per agire sull’azione politica, non un simulacro vuoto che veglia sulla sua assenza. Non c’è forza politica presente oggi in Parlamento - dal Partito Democratico alla Lega Nord, da Forza Italia al Movimento Cinque Stelle - che non sia parte in causa della sistematica distruzione delle culture politiche novecentesche espresse in Italia. E, curiosamente, non c’è forza politica che non si stia dando da fare per esumarne i cadaveri a colpi di improvvisate epigrafi.

Intendiamoci: il passato è importante. Ma dovrebbe essere fonte da cui trarre ispirazione per agire sull’azione politica, non un simulacro vuoto che veglia sulla sua assenza

Basta, quindi, coi pantheon del passato, a uso e consumo del vuoto di idee del presente, come se autoproclamarsi erede di qualcuno - sia esso Papa Giovanni, Antonio Gramsci, Don Milani - significhi assumerne la grandezza e la profondità di pensiero.

Basta con le citazioni e le controcitazioni di frasi estrapolate dalla Storia e dal contesto, meme buoni per i gonzi che hanno bisogno di sentirsi rassicurati dal beneplacito del venerato maestro di turno, come se in una frase di Berlinguer o di Ingrao - o, ancora peggio, in un programma del Pds del 1994 - possa davvero racchiudersi un riferimento puntuale a Renzi o all’Italicum, positivo o negativo che sia. Come se smascherare l’incoerenza altrui conti qualcosa nella discussione sul merito delle questioni.

Il post su Facebook dei comitati per il Sì, in cui si cita il programma del Pds del 1994

E infine, basta con le rievocazioni storiche del quarantasei, o quarantotto, o sessantotto, o settantasette o novantadue che sia. Che siamo nel 2016 e non so se ve ne siete accorti ma il mondo è abbastanza complesso di suo, per occuparsi dell’eredità storica di Almirante.

Chi ha voglia di parlare delle città, parli di inclusione sociale, di trovare i soldi per le infrastrutture, di una metropolitana indegna di una Capitale come quella di Roma, o di che fare dopo Expo, dell’area che l’ha ospitato.

E chi ha voglia di parlare di riforme costituzionali, alzi lo sguardo all’Europa e al mondo e si chieda quale possa essere il modo migliore di organizzare le istituzioni in un contesto continentale e globale che sta cambiando pelle, qui e ora, sotto i nostri occhi. Così come, del resto, fecero i padri costituenti al loro tempo, senza chiedersi ogni minuto di chi fosse l’eredità politica di Garibaldi o di Mazzini. E senza citarli a sproposito.

Chi ha voglia di parlare di Storia, invece, organizzi un convegno o fondi un centro studi. Ma per piacere, lasci la politica a chi vuole occuparsi del presente e del futuro.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook