30 Maggio Mag 2016 1428 30 maggio 2016

L'import tedesco decolla, alla faccia degli stereotipi

Salta l'idea per cui la Germania è un economia basata sull'esportazione. Il motivo? Nel Paese di Angela Merkel l'austerità non c'è mai stata (ma l'export italiano non tiene il passo della domanda)

Export
JEFF PACHOUD/AFP/Getty Images

«L’entrata nell’euro è convenuta alla sola Germania, che esporta a poco prezzo Mercedes e macchinari ai mediterranei indebitati, distruggendo le produzioni nazionali». Quante volte abbiamo sentito simili argomentazioni? A prescindere dal fatto che nessuno ha mai puntato la pistola alla testa di qualche italiano e spagnolo perchè acquistassero Volkswagen invece di Fiat, questo stereotipo è ormai piuttosto falso, o perlomeno datato.

Certamente la Germania rimane il Paese con il maggiore surplus commerciale in Europa, nel 2015 di 257 miliardi, più del 6% del PIL, contro per esempio i 36 miliardi dell’Italia e il deficit di 900 milioni della Francia. Un surplus in aumento negli ultimi anni. Fino ai 30 miliardi del solo marzo di quest’anno

Il surplus eccessivo è stato fatto notare del resto sia dal Fondo Monetario Internazionale che dallo stesso governatore della Bce Mario Draghi, e tuttavia se osserviamo i dati in modo più approfondito non possiamo non accorgerci che dal periodo di picco della crisi qualcosa è cambiato. Innanzitutto i 35 miliardi di surplus italiano sono da mettere a confronto con i 55 di deficit del 2010, fatto non da poco La globalizzazione poi ha fatto il proprio mestiere, ovvero spostare i commerci dalle destinazioni più tradizionali a tutto il mondo, e così sono cambiate anche le aree in cui questo surplus si realizza, per l’Italia, ma anche e soprattutto per la Germania. Gli ultimi dati Eurostat ci dicono che se nel 2010 per la Germania spesso il surplus commerciale verso l’area euro costituiva anche il 30% del totale, ora non supera il 5%, e in diverse occasioni vi è stato addirittura un deficit .

Allo stesso tempo è crollato il deficit dell’Italia verso il resto della Ue, proprio verso la Germania, in particolare. Se vogliamo appunto scorporare i dati per area di destinazione del commercio il confronto tra Italia e Germania è certamente impietoso per quanto riguarda i miliardi di surplus totale, ma le cose cambiano, e non poco, se osserviamo l’area euro. Qui è in atto un riequilibrio anche in valore assoluto.

Tra 2013 e 2014 vi sono stati anche dei momenti in cui l’Italia ha fatto meglio della Germania. Negli ultimi mesi quest’ultima ha preso di nuovo slancio grazie alla ripresa dell’economia e delle importazioni in tutto il Continente, ma i livelli di surplus non sono certo paragonabili a quelli di cinque o sei anni fa. Se questo non bastasse sono molto eloquenti i dati che fanno riferimento direttamente non alle bilance commerciali, ma all’aumento di esportazioni e importazioni dei vari Paesi a confronto, verso tutto il mondo e verso l’eurozona. Verso il mondo.

E verso l’area euro.

Quello che emerge chiaramente è che vi è una tendenza piuttosto omogenea all’aumento delle esportazioni totali di tutti i più grandi Paesi europei, con la parziale eccezione francese, e spiccata nel caso di Polonia e Spagna, che superano anche la Germania, mentre la differenza è nell’andamento dell’import, in calo e poi in leggera ripresa in Spagna e Italia. Da qui il miglioramento delle bilance commerciali di questi Paesi. Fin qui nulla di nuovo.

Le cose si fanno interessanti nel caso dell’export e dell’import verso e dall’Eurozona: qui vediamo come in Germania le importazioni siano aumentate più delle esportazioni, e più che altrove (il Regno Unito con la sterlina fa un po’ storia a sè), esattamente il contrario di quello che è avvenuto in Italia.

Cosa succede dunque? Non sono più le aziende tedesche che inondano di prodotti il resto d’Europa come prima, o meglio, continuano a farlo, ma sono i consumatori tedeschi che hanno cominciato ad acquistare più prodotti europei di quanto non facessero prima.

Questo perchè in Germania l’austerità non c’è mai stata, e men che meno vi è ora, nonostante quel che si dica, e con l’aumento record della spesa pubblica, l’introduzione del salario minimo, l’incremento dei salari dei metalmeccanici strappato dai sindacati, nel Paese di Angela Merkel si sta avendo quella crescita basata sulla domanda che proprio tanti anti-tedeschi invocano.

Un altro alibi è caduto, non possiamo più prendercela con i cattivi tedeschi che non comprano i prodotti europei e vogliono solo esportare. Piuttosto chiediamoci perchè l’aumento delle esportazioni italiane verso l’area euro non tiene il passo dell’aumento delle importazioni tedesche, perchè nell’export verso il mondo intero la Spagna abbia messo a segno un incremento maggiore del nostro, che rimane inferiore rispetto a quello tedesco.

La ragione è sempre la stessa, quella competitività italiana che non decolla, che non ci consente di avere lo stesso successo in Cina o nel resto dell’Asia delle multinazionali tedesche o francesi, ma che ci sta anche facendo perdere il treno, cui storicamente siamo siamo stati ben attaccati, guidato dalla locomotiva tedesca che ha ricominciato a tirare.

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