Matteo Salvini
1 Giugno Giu 2016 1419 01 giugno 2016

Salvini è ossessionato da Bologna, ma nemmeno i baristi gli fanno il caffè

Sciopero dei baristi per la presenza del leader leghista in città: «Non ti vendiamo caffè e panini». Il comizio elettorale in piazza Verdi previsto per il 2 giugno. È la settima volta a Bologna in due anni e la saga del “Aurelio Riparti” e delle “zecche rosse" sembra non finire mai

Salvini Bologna
Awakening/Getty Images

Matteo Salvini è innamorato di Bologna. Un amore non corrisposto. Il 2 giugno il leader del Carroccio si presenterà nel capoluogo emiliano per l'ennesima volta in due anni. In piazza Verdi, nel luogo simbolo delle proteste studentesche dal '77 a oggi e cuore della zona universitaria, per chiudere la campagna elettorale di Lucia Borgonzoni, la candidata-sceriffo che ha imbarazzato il centrodestra per via del suo passato da frequentatrice dei centri sociali. Salvo poi spiegare ai giornali che, ai suoi tempi, i centri sociali erano diversi e che «nessuno mi ha mai proposto di spaccare le vetrine. Se diventassi sindaco li chiuderei».

La Questura bolognese non rilascia dichiarazioni ufficiali sulle misure di sicurezza prese per la presenza del líder máximo della Lega Nord: c'è chi parla di una “zona rossa” per permettere che il “non-comizio” – così lo ha definito la stampa locale visto che piazza Verdi non è fra i luoghi preposti alla propaganda politica in città – avvenga senza problemi. Qualcun altro sostiene che, alla fine della fiera, piazza Verdi non verrà concessa. Ad ogni modo si prospetta tutt'altro che un anniversario della Repubblica pacifico. C'è già chi parla di accampamenti nella piazza a partire da 24 ore prima, con tanto di tende canadesi e sacchi a pelo. La protesta dei baristi, diramata tramite comunicato, che si rifiuteranno di vendere caffè e panini ai militanti leghisti. Come accadde al Mottagrill di Cantagallo nel giugno del 1973, quando esercenti e benzinai – fra le categorie predilette da Salvini – respinsero Giorgio Almirante e il Movimento Sociale.

Salvini torna a Bologna il 2 giugno. È la settima volta in due anni. Ma fra la candidata della Lega Nord che frequentava i centri sociali «perché ai miei tempi erano diversi» e lo sciopero dei baristi che si rifutano di vendere caffè e panini ai militanti leghisti, il leader del Carroccio non se la passa benissimo

Non c'è da stupirsi: le visite del leader leghista nell'eterna città rossa si portano sempre appresso uno strascico di polemiche. E qualche disavventura di troppo.

La travagliata love story fra Salvini e Bologna inizia nel novembre del 2014, con la visita nel campo rom di via Erbosa. Il segretario leghista si presenta senza ruspe ma con l'auto di servizio e l'autista, Aurelio. Ed è proprio Aurelio che, con la macchina circondata da ragazzi del collettivo Hobo, si fa prendere dal panico e preme il piede sull'acceleratore, quasi investendoli. È solo il primo capitolo di una saga infinita: quella del manifesto polemico “Aurelio Riparti – storia di un fuggiasco centometrista” e di Salvini “contro le zecche rosse” – come avrà modo di definirli meno di un anno dopo.

È a ottobre del 2015 che la città diventa il luogo-adunata della rinnovata unità del centrodestra – con Meloni, Berlusconi e Storace a fare da sciapi comprimari. Dovevano arrivare 100mila persone. Ne arrivano meno di un sesto. Problemi di appeal? Di certo, perché sono gli stessi leghisti bolognesi a raccontare che piazza Maggiore è più colma nelle sere d'estate, quando viene proiettata su maxischermo una pellicola in esclusiva mondiale come “Casablanca”. Però qualcuno è rimasto a piedi in Pianura Padana per altre ragioni: durante la notte gruppi di contestatori hanno tranciato i cavi per le linee dell'alta velocità Milano-Bologna. Anche il Freccia Rossa si ribella all'onda verde.

Dei quindicimila leghisti che arrivano in città, a pagare il conto per tutti è l'europarlamentare Buonanno, che pochi giorni prima si è presentato in televisione armato di pistola. Un africano se ne ricorda e cerca di trascinarlo a terra urlandogli: «Dove è il ferro adesso?». Si risolve tutto in una manciata di concitati secondi. I leghisti se ne vanno e i manifestanti si riappropriano della principale piazza bolognese e di via del Pratello, intonando slogan come “Salvini alle zecche stai attento a Bologna ancora fischia il vento”.

Ma il segretario leghista non ama solo le piazze e le folle. Visita anche i luoghi della cultura nella città de Il Mulino. A cominciare dall'università. A metà maggio nella Facoltà di Ingegneria, per un dialogo con il Magnifico Rettore, Francesco Ubertini. Corteo spontaneo di protesta fuori dall'ateneo bloccato da 200 agenti delle forze dell'ordine. Che però non possono nulla contro un manipolo di contestatori che si trovano all'interno dell'ateneo. L'ennesima giornata rovinata. E non è finita, perché alla sera scoppia la “bomba” del “libro in Feltrinelli”. È appena stato pubblicato il caso editoriale dell'anno, Secondo Matteo – titolo che modestamente riecheggia Il Vangelo – e qualche ateo non la prende benissimo. Le copie vengono disseminate sui pavimenti della Feltrinelli di pazza Ravegnana, alcune strappate, durante una serata sempre a sostengo di Lucia Borgonzoni. Partono anche sette denunce per quei fatti.

Prima il campo rom di via Erbosa, con l'autista Aurelio che quasi investe i contestatori del collettivo Hobo. Poi Buonanno trascinato a terra in piazza Maggiore con un africano che gli urla: «Dove hai messo il ferro?». E infine il caso editoriale dell'anno Secondo Matteo strappato in Feltrinelli. Salvini è innamorato di Bologna. Un amore non corrisposto

Il 31 maggio il divorzio definitivo: aperitivo elettorale con la candidata davanti alle Due Torri e presentazione di “Secondo Matteo”. Piccola contestazione con Salvini che rilancia e annuncia la sua presenza in città per la Festa della Repubblica, suscitando l'ira dei centri sociali che parlano di ennesima provocazione e la preoccupazione del sindaco Merola e Questura.

Perché il tour che dura da un anno e mezzo nel capoluogo emiliano ha più valore della singola campagna elettorale per il Municipio. Per Salvini e i leghisti è il tentativo di mettere radici in una roccaforte mai espugnata. Per tutti gli altri si tratta di una violazione perenne del più sacro fra gli orifizi della sinistra italiana. Questione di prospettive.

Ci sono anche cittadini bolognesi di centrodestra che oramai vivono come un dramma le scappate del boss del Carroccio in città. Non tanto per le idee veicolate o per la tensione dello scontro politico in atto. È che il traffico si blocca congestionando Bologna. In pratica i semafori sono rossi anche quando dovrebbero essere verdi.

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