9 Giugno Giu 2016 1217 09 giugno 2016

Wind Music Awards, il peggio della musica pop italiana (in playback) all'Arena

Con buona pace di chi paga il canone. L'evento organizzato da Friends & Partners porta sul palco le seconde linee del panorama canoro nazionale. Tutto in diretta su Rai Uno

Laura
Rodrigo Varela/Getty Images

Generalizzare è sempre sbagliato. Questa frase tradisce un equivoco, perché generalizza spiegando che farlo è sbagliato. Ma siccome non siamo sofisti, prendiamo per buono che generalizzare sia sbagliato, e proviamo a applicare questo semplice concetto alla musica leggera italiana. Uno si fa un giro sulle frequenze dei network radiofonici e prova la sgradevole sensazione di sentire solo brutta musica. Forse anche qualcosa di più che brutta. Talmente brutta da provare l'impulso di prendere un ferro da lana e infilarselo nei timpani, per spostare l'attenzione su un dolore più gestibile, fisico. Però, appunto, uno poi si dice che sta generalizzando, che mica può essere che tutta la musica leggera che gira adesso in Italia è così brutta. Allora prova a dare un'occhiata alle classifiche di vendite.

Guarda, e quando gli cominciano a sanguinare gli occhi, tipo una qualsiasi statua della Madonna, capisce che non è neanche quella la scelta giusta, che anche in quel caso sta generalizzando, che la vendita, quindi l'incontro della musica con la massa, col mercato, non è certo indice di qualità, non lo è quantomeno in automatico, e che quindi, magari, la qualità c'è, ma è altrove, basta solo cercarla. Però, siccome non è che uno non c'ha un cazzo da fare, allora si dice, diamoci un'ultima possibilità, proviamo a vedere se almeno dentro la televisione un po' di sana e bella musica si trova. E nel farlo, uno mica è proprio l'ultimo degli scemi, evita i tanto giustamente vituperati talent, ricettacolo di interpreti da karaoke senza arte né parte, nel farlo, si dice, deve cercare un programma che sia un contenitore il più ampio possibile, come un tempo era il Festivalbar, dove capitava sì di ascoltare roba tipo i Via Verdi o Baltimora, ma capitava pure di ascoltare Battiato o i Talk Talk. E siccome il Festivalbar non c'è più da circa dieci anni, uno si deve accontentare di quel che passa il convento, e il convento passa gli Wind Music Award, arrivati alla decima edizione, su Rai Uno.

Uno si fa un giro sulle frequenze dei network radiofonici e prova la sgradevole sensazione di sentire solo brutta musica. Forse anche qualcosa di più che brutta. Talmente brutta da provare l'impulso di prendere un ferro da lana e infilarselo nei timpani

Un programma griffato Wind, quindi, ma in realtà griffato Friends & Partners, questo il nome dell'agenzia di promoting che produce il programma in questione e praticamente fornisce la quasi totalità degli ospiti (come spesso capita nei programmi Rai, da Sanremo, dove ha portato tutti i superospiti tranne Eros Ramazzotti, agli show del sabato sera) di questa sorta di Oscar delle vendite. Oscar delle vendite, parliamone, perché, permettetemi, ma se uno passa due serate due a guardarsi questa roba in televisione, poi, un po' diritto di dire la propria ce l'ha, e anche un po' di dire che certi modi di dire, seppur equivoci, hanno ben più di un fondamento di verità: la musica pop italiana fa tutta abbastanza cagare.

Allora, gli Wind Music Award, si diceva. In teoria dovrebbero transitare dall'Arena di Verona, questa la locatino del programma, solo chi è stato certificato platino. Però c'è un però. Alcuni dei certificati platino neanche ci pensano di andare in televisione a farsi fare qualche battuta da Carlo Conti e Vanessa Incontrada, ma soprattutto a mettere la propria faccia sotto il brand Wind e ancora più soprattutto a farsi vedere nella stessa città in cui si muove gente come Benji e Fede. Come non capirli? Così succede che gli Wind Music Award dovrebbero premiare gente come Vasco Rossi, Jovanotti, Tiziano Ferro, Cesare Cremonini, ma questa gente manco di pensa di farsi vedere, quindi ecco che la parata diventa una paratina, con nomi ben meno altisonanti che si susseguono sul palco dell'Arena e dentro il nostro televisore. Ma se per essere invitati devi ricevere un premio e quelli che quel premio dovrebbero riceverlo non si presentano ecco che Ferdinando Salzano, patron di Friends and Partners ed eminenza grigia di questa manifestazione deve ogni anno arrampicarsi sugli specchi per trovare un qualche nuovo premio per far arrivare almeno le seconde file, quelli che non vendono abbastanza da meritare un platino ma che comunque un po' vendicchiano.

Così ecco il premio per chi ha toccato più città al mondo con un tour, il premio per chi ha pubblicato dieci anni fa un album importante, il premio per chi ha avuto più canzoni eseguite all'estero nell'ultimo anno. Insomma, come fosse Antani tutta la vita. Ecco infatti susseguirsi sul palco gente come Laura Pausini, che non paga di aver fatto i famosi due San Siro, quelli del dito medio, si presenta all'Arena sapendo che poi correrà in piazza Duomo a Milano per non mancare manco al concertone di Radio Italia, copia pari pari dell'evento di casa Rai, stessi nomi (unici artisti assenti all'Arena ma presenti a Milano Enrico Ruggeri, Zero Assoluto, Noemi e Malika Ayane), stesse canzoni, solo location diversa. Del resto la Pausini ha da cercare di riempire i concerti di Roma e Bari, fa bene a occupare militarmente la tv come sta facendo negli ultimi tempi, almeno dopo il mezzo flop dell'album Simili si rifà coi live.

Ma se per essere invitati devi ricevere un premio e quelli che quel premio dovrebbero riceverlo non si presentano ecco che Ferdinando Salzano, patron di Friends and Partners ed eminenza grigia di questa manifestazione deve ogni anno arrampicarsi sugli specchi per trovare un qualche nuovo premio per far arrivare almeno le seconde file, quelli che non vendono abbastanza da meritare un platino ma che comunque un po' vendicchiano

Ecco Zucchero. Ecco Marco Mengoni, che Carlo Conti presenta dicendo che dopo aver conquistato l'Italia sta conquistando anche l'Europa e il mondo (l'Universo ancora no, perché purtroppo a tanto non arriva neanche la fantasia del conduttore fiorentino). In mezzo i Modà, tra i pochi a cantare dal vivo, e purtroppo la cosa non è che sia necessariamente da considerare un pregio vista la estrema bruttezza della canzone eseguita, i The Kolors, o meglio Stash dei The Kolors, talmente effettato che si faticava a capire se cantasse in playback o dal vivo (ma sembra fosse in playback), e tutta un'altra serie di personaggi davvero imbarazzanti. Benji e Fede, per dire, di cui si favoleggia una partecipazione internazionale ai Billboard Music Awards di Miami (chiedo scusa ai miei tre colleghi ormai noti universalmente come Pool Guys se nomino la città della Florida senza poter esibire una foto a bordo piscina, ci stiamo attrezzando per sopperire a questa mancanza) che in realtà li ha visti prendere parte con un ruolo poco sopra quello degli spettatori, a esibirsi in un hotel nella stessa città che ospitava l'evento (un po' come dire che si prende parte agli Wind Music Awards, ma in realtà si canta in strada davanti all'Arena di Verona, il cappello in terra a raccogliere quattro euro).

Francesca Michielin, un caso che prima o poi qualcuno dovrebbe studiare seriamente di doping discografico, perché nonostante non schiodi una copia sta sempre lì, nel mezzo. E poi tanti altri, da Biagio Antonacci a Elisa e i gattini pucciosi, da Chiara (in realtà non è Chiara Galiazzo, la tizia della Tim che ha vinto X Factor salvo poi scomparire nel nulla che l'aveva prodotta, ma Chiara Grispo di Amici 15, fresce di pubblicazione con Baraonda, etichetta di Lorenzo Suraci patron di RTL102.5, sponsor degli Wind Music Awards, quindi si suppone invitata a ragione veduta) a Giovanni Caccamo, che è un po' come dire chiamare a cantare il primo che passa in strada, dicendogli che non si è presentato Vasco e tocca fare massa, come le comparse nei pemplum alla Ben Hur, e Paolo Simoni e Antonino, che se non li conoscete non state lì a farvi troppe domande, perché, a ben vedere non li conosce nessuno, manco i loro parenti stretti.

E poi, siamo in un'Arena, non vuoi far posto anche ai saltimbanchi? Ecco Fedez e J-Ax e il loro corrispettivo più sporco e cattivo, Guè Pequeno e Marracash. La dimostrazione che se è vero, come sostengono i tipi degli Wind Music Awards, che l'hip-hop in Italia ce l'ha portato Fabri Fibra (in realtà c'è arrivato vent'anni prima, e si chiama rap, non hip-hop, capre), forse sarebbe stato meglio non portarcelo

E Baby K, Giusy Ferreri, Alessio Bernabei, Loredana Bertè e la Mannoia, spero presto denunciate da Enrico Ruggeri per il grave danno arrecato alla sua immagine, Antonello Venditti, reo di aver fatto da cavallo di Troia al già menzionato Antonino (se non ve ne ricordate è citato poche righe sopra, ma non state neanche a andare a rileggerlo, non ne vale la pena). E poi, siamo in un'Arena, non vuoi far posto anche ai saltimbanchi? Ecco Fedez e J-Ax, il primo convinto di essere un maître à penser, il secondo a quarant'anni suonati lì a parlare come un bimbominkia, e il loro corrispettivo più sporco e cattivo, Guè Pequeno e Marracash, la dimostrazione che se è vero, come sostengono i tipi degli Wind Music Awards che l'hip-hop in Italia ce l'ha portato Fabri Fibra (in realtà c'è arrivato vent'anni prima, e si chiama rap, non hip-hop, capre), forse sarebbe stato meglio non portarcelo, perché sentire le loro canzoni è un'esperienza da cui difficilmente ci si può riprendere senza ricorrere a bravi professionisti. Rapper in playback, dico io, ma forse non sono rapper, e allora vale tutto, anche proporre quella roba lì.

Almeno Fibra, Clementino e Gemitaiz hanno rappato dal vivo, Santo Iddio. Non mancano i vari Briga, uno che si è fatto notare per quanto era antipatico a Amici e una volta uscito da Amici non si è fatto notare per altro, Mario Biondi, Alessandra Amoroso e Urban Strangers, che stanno a uno show che premia chi vende molto come Rino Gattuso poteva stare a una partita in cui giocava solo chi sapesse palleggiare di tacco per almeno un'ora di fila. C'è Emma, un'altra che sta tentando di rianimare il suo album Adesso come neanche in una puntata di Grey's Anatomy, defibrillatore in mano e "venti cc" di dopamina in vena. Stavolta è presente in tutte due le sere, prima da sola e poi con Alvaro Soler, a presentare in anteprima il brano Libre, una canzone che in tre minuti scarsi riesce nell'impresa epica di far rivalutare tutti in una volta la Lambada, la Macarena, Asereje e tutte quelle tamarrate spagnoleggianti lì. C'è Nek, che dopo Sassuolo/Palm Springs, forse, dovrebbe ambire a un ruolo in Tale e quale show, e nomi che, per stima nei loro confronti, non citiamo.

Per dire, come si fa a aprire la seconda serata con Il Volo e pensare di non avere responsabilità quando, poi, qualcuno ti accuserà di averlo indotto a fare uso reiterato di sostanze stupefacenti additabili alle droghe pesanti?

Nell'insieme, però, il programma è di una tale nullità musicale, quasi tutto registrato e soprattutto carrellata di canzoni talmente brutte, da far rimpiangere la musica sperimentale fine a se stessa, non atta a cercare strade che poi percorreranno altri, ma proprio autoreferenziale e rivolta a un pubblico sofisticato e privo di volontà di condividere la cultura con gli altri. Per dire, come si fa a aprire la seconda serata con Il Volo e pensare di non avere responsabilità quando, poi, qualcuno ti accuserà di averlo indotto a fare uso reiterato di sostanze stupefacenti additabili alle droghe pesanti? Anche loro cantano dal vivo, in un programma quasi tutto in playback, ma non per questo uno li rivaluta. Mentre vedere gente come il grande Luca Carboni, i Pooh o Max Pezzali, per altro accompagnato da due grandi musicisti come Davide Ferrario e Sergio Carnevale, provare a cantare in playback senza riuscirci, quando magari dal vivo avrebbero potuto regalare belle trovate inedite, confesso, mette più tristezza di un carnevale passato a Milano per un calciatore brasiliano.

Noccioline, comunque, rispetto alla musica sentita nel complesso. Se quella che è passata in queste due serate è il massimo che il pop italiano riesce a produrre, benedetto Iddio, forse è il caso di chiudere tutto e passare a altro. Benji e Fede, dice uno. Urban Strangers. The Kolors. Emma. Amoroso. Bang. Titoli di coda.

Semmai, ma qui si parla di musica, mica si fanno inchieste, sarebbe da chiedersi come è possibile che l'azienda pubblica si presti a fare da vetrina a un'agenzia di promozione come la Friends and Partners in prima serata, per due sere di fila. Questo l'elenco degli artisti dell'agenzia di Ferdinando Salzano di scena agli Wind Music Awards: Ligabue, Il Volo, Laura Pausini, Francesco Renga, Pooh, Modà, Claudio Baglioni con Gianni Morandi, Zucchero, Alessandra Amoroso, Emma, Elisa, Biagio Antonacci, Antonello Venditti, Gianna Nannini, Fabri Fibra, Guè Pequeno, Marracash, Clementino, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia, Giusy Ferreri, Luca Carboni, Mario Biondi, Renato Zero, The Kolors, Paolo Simoni, Antonino. Tutti presenti, dal primo all'ultimo. Ah, dimenticavo, il presentatore è Carlo Conti, il cui tour con Panariello e Pieraccioni è seguito da Friends and Partners, chi l'avrebbe mai detto.

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