13 Giugno Giu 2016 0855 13 giugno 2016

Consigli del ’36 per le zitelle contemporanee

Vivere felici può voler dire vivere da soli. Una lezione che viene da inizio secolo e che vale anche oggi. Per donne e per uomini soli

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Hulton Archive / Getty Images

Sono consigli tratti da una guida americana per donne sole del 1936. Ma gli anni sono passati e il mondo è cambiato. Tanto che molte (se non proprio tutte) di queste raccomandazioni ormai sono validissime anche per l’uomo: lo zitello. Si trovano, nella loro completezza, su Live Alone and Like It, opera del 1936. Allora il libro non dovrà aver fatto molto scalpore. Adesso, invece, potrebbe avere il suo grande successo di vendite. Capita ai grandi geni: anticipare di molti anni il futuro e, nel presente, non guadagnare un quattrino. Non è quello che è capitato a Marjorie Hillis, l’autrice del volume: lei ebbe i soldi e anche il marito. Non le mancò nemmeno lo spirito di voler dire alle altre ciò che dovevano fare in situazioni che non conosceva.

Imparare l’indipendenza
“Ognuno deve decidere che tipo di vita desidera per se stesso. Non è vero che vale sempre così: mariti e famiglie cambiano il quadro in modo notevole”. Chi vuole restare solo è obbligato a deciderlo e ad adeguarsi di conseguenza. “Quando si è da soli, nessuno si prenderà cura di te”. È il mantra della Hillis, che ripete più e più volte. Una grande verità, cui nessuno deve rinunciare mai.

Non sentirsi esclusi
Per gli americani di oggi si usa un termine preciso: FOMO (Fear of Missing Out), è la paura di perdersi un evento, di essere esclusi, di restare fuori. Un grande dramma che valeva per il 1936 e che vale, ancora oggi, in modo consistente. Eppure, spiega la Hillis, va superata. La tua vicina non ti invita a una cena particolare? Pazienza, avrà avuto i suoi motivi. Tuo cugino ti ignora quando viene capodanno? Meglio così, non è importante. La paura di essere esclusi ha un effetto distorsivo che può sfuggire al controllo anche delle menti più equilibrate: far sembrare più bella una festa di quanto, in realtà, non lo sia. Il valore della solitudine, del risparmio di tempo e dell'evitare le compagnie inutili è sempre troppo sottovalutato.

Coltivare amicizie
Questo però non vuol dire che la vita solitaria debba essere anche monacale. Da soli, sì, ma non sempre. Per questo la Hillis raccomanda di partecipare alle feste (quelle cui si è invitati e cui si vuole partecipare), mantenere le amicizie e, soprattutto, le inimicizie. Un “numero discreto di amici e di nemici è una risorsa che non deve mai mancare”.

Godersi la vita solitaria
Quando si è soli e ci si sente soli, la vita è dura. Ebbene, secondo Hillis è un errore. Se si è soli, occorre prenderne atto. Ma sentirsi soli, be’, è qualcosa di curabile. Soprattutto, pensando a come sarebbe diversa (leggi: peggiore) la vita con qualcun altro. Meno libertà, meno possibilità, meno restrizioni, meno cerimonie. Vivere da soli, conclude, la Hillis, può essere difficile. Ma non è mai una vita grama come vivere con la persona sbagliata. Non ci fosse arrivata lei, bastava il proverbio: meglio soli, sì, che male accompagnati. E questo lo sapevamo già tutti.

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