14 Giugno Giu 2016 1550 14 giugno 2016

Il Foodtech fa gola: il boom mondiale arriva in Italia (e parte da Roma)

LVenture Group, Pi Campus, StartupBootcamp FoodTech: venture capitalist e acceleratori romani stanno superando gli steccati. L’obiettivo: creare un ecosistema. Il caso dell’enoteca online wineOwine

Bicchiere Vino

Come si può definire una crescita di investimenti del 152 per cento in un dato settore in un anno? Un boom, tanto più se non si sta parlando di noccioline ma di 5,7 miliardi di dollari. A tanto ammontano gli investimenti di venture capital in startup del settore “foodtech”, a livello globale nel 2015. Per dare un termine di confronto, il Fintech, accreditato come protagonista della prossima rivoluzione del settore bancario, ha raccolto lo scorso anno 10 miliardi di dollari. Il foodtech è meno noto e ricercato sui social e al suo interno abbraccia un ventaglio ampio di fenomeni che vanno dall’eating 2.0 all’agro-tech, fino alla tecnologia per i ristoranti.

Tuttavia, le sue potenzialità sono enormi, anche fuori dalla culla del venture capital, gli Stati Uniti con una grossa fetta di investimenti concentrata in Asia l’Europa supera il Nord America. L’Italia ha molte carte da giocarsi, per la crescita dell’export, per l’alta innovazione che sta caratterizzando in tempi recenti le nostre aziende agroalimentari (in questo siamo appena dietro la Germania). Perché le cose cambiano in fretta anche sul fronte degli investimenti, dato che il valore degli accordi chiusi da venture capitalist è raddoppiato nel 2015 rispetto al 2014, con un valore delle exit pari a 100 milioni di euro. E perché il governo italiano ha appena annunciato investimenti per 1,5 miliardi di finanziamenti pubblici per i prossimi dieci anni nella ricerca e sviluppo nel settore foodtech, come prosecuzione dell’Expo di Milano.

Tra le iniziative più recenti lanciate in Italia c’è stata, lo scorso 12 maggio, la presentazione a Roma di Startupbootcamp FoodTech, un nuovo programma di accelerazione globale e indipendente dedicato alle migliori startup del settore food selezionate in 10 ecosistemi più vivaci del settore. Il programma non vede impegnato solo l’acceleratore Startupbootcamp, ­ una rete globale di acceleratori con mentor e alumni in 30 Paesi ­ ma anche partner come LVenture Group, uno dei maggiori operatori di venture capital in Europa, Gambero Rosso, Monini, Cisco e M3 Investimenti.

All’interno del settore foodtech, il vino sta giocando una parte importante. Non è un caso che un gigante dell’e-commerce mondiale come Alibaba sia stato presente all’ultima edizione del Vinitaly, dove il suo fondatore, Jack Ma, ha avuto modo di dialogare su un palco con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Oggi nella startup lavorano 15 persone, mentre le cantine coinvolte sono circa 200. La chiave per capire wineOwine sta principalmente in una parola: “selezione”

E proprio di vino da vendere online si occupa wineOwine, una startup che si è distinta lo scorso aprile per aver saputo raccogliere in pochi giorni 800mila euro di investimenti. wineOwine permette agli appassionati di scoprire vini scelti fra piccoli produttori artigianali, chicche che difficilmente si trovano al supermercato o nell'enoteca sotto casa. All’aumento di capitale hanno partecipato due dei principali attori dell'ecosistema delle startup romane: Pi Campus, fondo d'investimento e distretto di startup nel cuore dell'EUR, che ne è stato lead investor, e LVenture Group, la holding di venture capital che ha seguito la società dalle origini e ha investito nuovamente in wineOwine con altri 100 mila euro. La parte rimanente di tale round di investimento è stata fornita da vari business angel, tra cui alcuni membri di Angel Partner Group, community di investitori che vede LVenture Group tra i fondatori.

wineOwine è una delle startup che maggiormente hanno beneficiato del clima collaborativo sviluppatosi a Roma fra i vari operatori del settore. La partenza del portale, nel 2014, è avvenuta grazie al programma di LUISS ENLABS “La Fabbrica delle Startup”. Si tratta di un acceleratore nato nel 2013 da una joint venture tra LVenture Group e l’Università Luiss. Attualmente, invece, l’azienda è passata negli spazi di Pi Campus, assieme a poco meno di 20 altre startup. «LVenture Group ci ha permesso di crescere nella fase iniziale. Poi siamo passati da Pi Campus, che è un ambiente di lavoro più dedicato alla fase di crescita», commenta Federico Laurentino De Cerchio, Ceo e co-fondatore di wineOwine.

I co-fondatori di wineOwine: Federico De Cerchio, a sinistra, ed Eros Durante (foto: wineOwine)

wineOwine non ha paura dell’ingresso nel settore di un gigante come Alibaba, dopo l’intervento del suo fondatore Jack Ma al Vinitaly? «No, perché loro sono distributori, non avranno mai il contatto con le cantine - risponde De Cerchio -. Piuttosto, loro andranno alla ricerca di società come Wineowine»

Cosa farà di questi soldi wineOwine? Internazionalizzazione, tecnologia e soprattutto un allargamento delle cantine ospitate sul sito. «Inserire una cantina è un processo lungo e costoso. Selezionare soltanto i migliori produttori richiede molto tempo per le degustazioni e la scelta dei vini. Poi, una volta che un produttore è stato selezionato, si fa un grande lavoro di storytelling e di creazione del materiale fotografico che permette ai clienti di acquistare il vino sentendosi come in cantina», commenta De Cerchio. La strategia del racconto, tuttavia, sta pagando. «Siamo già un punto di riferimento in Italia e con queste risorse ci consolideremo sul mercato e faremo crescere il business molto più rapidamente. Allargheremo anche il team a nuove figure per dare sia ai produttori che ai clienti nuovi servizi », dichiara. «Estenderemo il nostro servizio a nuovi produttori, aiutando gli artigiani del vino a farsi conoscere e permettendo agli appassionati di scoprire vini che senza di noi non avrebbero mai degustato», aggiunge Eros Durante, Cto e Co-Founder di wineOwine.

Oggi nella startup lavorano 15 persone, mentre le cantine coinvolte sono circa 200. La chiave per capire wineOwine sta principalmente in una parola: “selezione”. Un team di quattro sommellier è incaricato di assaggiare “alla cieca” una serie di vini che arrivano dalle cantine ogni settimana. Una volta assaggiato il vino, i sommelier dicono quanto pagherebbero per una bottiglia. Se il prezzo coincide, l’etichetta entra tra quelle vendute sul sito. Ma non per sempre: ogni vino sta in vetrina solo per una settimana. Anche in questo caso c’entra la selezione: «Le persone sono disorientate da un’offerta troppo estesa di etichette, finiscono per paralizzarsi o andare sui nomi più noti», spiega De Cerchio. Su wineOwine, invece, la cantina della settimana viene messa al centro del proscenio. «Il racconto è centrale - spiega De Cerchio -. Prevediamo sempre un’intervista al produttore, cosa che crea il contesto emozionale. C’è una relazione diretta con le cantine e questo ci permette di controllare la filiera». Un altro vantaggio è che questa strategia comunicativa permette di non dover ricorrere eccessivamente agli sconti, come fanno altri marketplace. L’ultimo tipo di selezione è quella che “consacra” le etichette e permette ad alcuni vini di rimanere in vendita in maniera permanente. Questo accade quando il giudizio positivo dei sommellier coincide con quello degli utenti del sito. Attualmente sono 80 i vini venduti stabilmente, mentre altri 70 sono in lista d’attesa.

Ma wineOwine non ha paura dell’ingresso nel settore di un gigante come Alibaba, dopo l’intervento del suo fondatore Jack Ma al Vinitaly, assieme al premier Matteo Renzi? «No, perché loro sono distributori, non avranno mai il contatto con le cantine - risponde De Cerchio -. Piuttosto, loro andranno alla ricerca di società come wineOwine». Vuol dire che la società pensa di realizzare una exit vendendo proprio a Alibaba? «Potrebbe esserci una exit o opportunità commerciali». Intanto, sono arrivati i finanziamenti per farsi valere. Non è escluso che arrivi anche un quarto round di investimenti (dopo un primo da 60mila euro, un secondo da 300mila e il terzo, appena arrivato, da 800mila). «A determinate condizioni e visto il successo del fundraising, potremmo aprire la porta ad altri investitori per ulteriori 200mila euro», conclude il co-fondatore di wineOwine.

«Siamo certi che grazie al nuovo round di investimento wineOwine possa raggiungere presto importanti risultati di crescita e internazionalizzazione», dice Luigi Capello, Ceo di LVenture Group e Founder di LUISS ENLABS. «Il settore in cui opera, quello del Food & Beverage, è particolarmente interessante: le eccellenze agroalimentari italiane sono molto apprezzate sul territorio nazionale e soprattutto all’estero e una piattaforma e-commerce come quella di wineOwine può attrarre una fetta di mercato consistente».

«Siamo felici di unirci a wineowine.com come investitori - dice Marco Trombetti, co-fondatore di Pi Campus -. Pensiamo che sia un’impresa fantastica perché ha due degli elementi chiave delle startup di successo: un grande mercato globale con molti early adopter” locali e un buon modello di business. wineOwine sta tagliando fuori tutti gli intermediari nei canali distributivi, portando i vini migliori, anche se ancora non scoperti, ai clienti finali con pochi click».

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