Dossier
Brexit!
16 Giugno Giu 2016 1950 16 giugno 2016

Perché Jo Cox non è una martire dell’Europa

La deputata britannica è la vittima di un folle. Chi cerca di strumentalizzare il tragico caso per portare acqua al mulino anti Brexit, opera una mistificazione, e ignora o vuole ignorare il valore del confronto politico

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L’abbiamo scritto in occasione della strage di Orlando, lo ribadiamo oggi, di fronte al corpo esanime sull’asfalto della deputata britannica Jo Cox. Non confondete, non confondiamo la politica - anche nella sua più estrema aberrante deriva, la lotta armata - con la follia individuale.

Lo diciamo da europeisti convinti e da “tifosi” del Bremain, quali siamo. Jo Cox non è una martire dell’Europa, come scrive qualcuno. Non è stata uccisa da un clima d’odio politico. E della sua morte non si devono sentire colpevoli Boris Johnson o Nigel Farage, così come David Cameron o Jeremy Corbyn non si sarebbero dovuti sentire colpevoli se fosse stato ucciso un poltico sostenitore della Brexit.

No, Jo Cox è vittima di un folle. Punto. E i folli sono e rimangono tali qualunque idee politiche abbiano. Tanto più se quelle idee non hanno un intrinseco potenziale violento o distruttivo. E l'idea di abbandonare l'Unione Europea - sbagliata, dannosa finché si vuole - quel potenziale non ce l’ha.

Dirlo, o anche solo alluderlo ricordandola, è un errore politico clamoroso. Perché strumentalizza una morte assurda e illogica, inserendola in uno schema coerente, ma che ha la coerenza della mistificazione. E soprattutto, legittima chi pensa che lo scontro politico democratico non debba avere momenti di confronto aspro e duro sui contenuti.

Sono legittime, giuste e democratiche le proteste di piazza, ad esempio quelle francesi, contro la Loi Travail. Così come è legittima, giusta e democratica la tensione che si respira nel Regno Unito in merito alla scelta di stare o meno nell’Unione Europea. Sono questioni cruciali, che smuovono passioni, che mettono in moto un dibattito su ideali (sacrosanto) e interessi (legittimo).

Utilizzare un caso isolato, una scheggia impazzita, come leva anti-Brexit, oltre che ingiusto nei confronti della persona che ci è andata tragicamente di mezzo (appunto, in questo caso Jo Cox) manifesta un atteggiamento di timore verso il confronto, verso i contenuti, verso l’essenza di quella forma di dibattito pubblico che si chiama politica. Alla quale dobbiamo restare aggrappati, tanto più in momenti difficili come quelli attuali.

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