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Brexit!
21 Giugno Giu 2016 1406 21 giugno 2016

«Con la Brexit la Gran Bretagna diventerebbe un protagonista imprevedibile»

Parole di Matthew Goodwin di Chatham House, uno dei principali think thank inglesi: «L'omicidio Cox potrebbe dare una spinta al fronte del Remain». Nel frattempo anche i giornali entrano nella campagna referendaria

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BEN STANSALL/AFP/Getty Images

Due giorni prima del referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell'Unione Europea, i principali quotidiani di Londra hanno preso posizione. The Guardian, di area progressista, invita a votare no al divorzio: «Vote to remain». E pubblica anche una lunga intervista al finanziere George Soros che dice la stessa cosa. Il Daily Telegraph, di tendenza conservatrice, ha invece aperto la prima pagina con un appello contrario: «Vote to leave». Una posizione espressa nei giorni scorsi anche da un tabloid molto diffuso come il Sun, controllato da Rupert Murdoch. Si stanno moltiplicando anche vistose inserzioni a pagamento da parte di vip e grandi gruppi economici. Contro la Brexit si trovano pagine acquistate da Richard Branson, patron della Virgin, e persino dalle principali aziende francesi: «S'il vous plait, amis britanniques, remain! We love you, but we are in business not just in love».

Il tema usato è soprattuto quello dei rischi o delle opportunità economiche e finanziarie di una possibile uscita della Gran Bretagna dall'Ue. Ma le ragioni dei numeri non bastano a capire perché il Paese nei sondaggi appare spaccato esattamente a metà sul voto al referendum di giovedì. Chi si oppone alla permanenza dell'Ue più che dell'economia si preoccupa dell'immigrazione e delle conseguenze che questa avrà sulle future generazioni. Un problema di identità e di ruolo sociale. E se la City insiste a dire che la Brexit sarà una catastrofe, allora la periferia che si sente senza potere pensa di aver ragione nel chiederla.

Le ragioni dei numeri non bastano a capire perché il Paese nei sondaggi appare spaccato esattamente a metà sul voto al referendum di giovedì. Chi si oppone alla permanenza dell'Ue più che dell'economia si preoccupa dell'immigrazione e delle conseguenze che questa avrà sulle future generazioni. Un problema di identità e di ruolo sociale

Il clima è cambiato, dopo l'omicidio della deputata laburista Jo Cox, che stava facendo campagna per il Remain. Prima i sondaggi davano avanti un voto per la Brexit. Ora i due fronti sono tornati alla pari, con un leggero vantaggio per quello europeista. «Se la distanza resterà minima, allora la differenza potrà farla solo la capacità dei due schieramenti di portare sostenitori ai seggi», spiega a Linkiesta Matthew Goodwin, che è stato uno dei primi a studiare il fenomeno dell'Ukip di Nigel Farage, insegna all'Università di Nottingham e lavora per Chatham House, principale think tank conservatore.

Perché l'orientamento euroscettico è cresciuto in questi mesi? È solo la paura dell'immigrazione?

La Gran Bretagna è stato un Paese per molto tempo diviso sull'Europa e uno dei più euroscettici fra gli Stati membri dell'Ue. Allo stesso modo è un Paese da tempo preoccupato per l'immigrazione. Negli anni recenti questa preoccupazione è diventata un tema dominante a livello nazionale. Infatti l'immigrazione è stato il tema numero uno per gli elettori britannici negli ultimi dieci mesi ed è questa la ragione per cui molti di loro voteranno per lasciare l'Unione Europea.

Che cosa e chi potrà decidere il risultato del referendum?

Per chi voterà per rimanere, l'argomento principale è l'economica. Per chi voterà l'uscita, è l'immigrazione. I sondaggi di opinione negli ultimi giorni indicano che la distanza fra le due opzioni è molto ravvicinata. Se rimarrà così, allora la differenza potrà farlo l'affluenza alle urne, o meglio la capacità dei due schieramenti di portare sostenitori ai seggi. Ci sono alcuni indizi che suggeriscono che gli elettori pro-Brexit siano più propensi ad andare a votare. In verità però se sarà così a questo punto non lo sapremo fino all'esito del voto.

la vittoria della Brexit avrebbe profonde implicazioni politiche interne. Il partito Conservatore diventerà sicuramente più euroscettico, mentre il primo ministro David Cameron, che ha fatto una energica campagna per il Remain, dovrà dimettersi. Può succedere anche che il leader dei Laburisti, Jeremy Corbyn, subisca pressioni dai propri parlamentari per aver fallito. Nello stesso tempo la Scozia potrebbe spingere per un secondo referendum sull'indipendenza

Matthew Goodwin

Immaginiamo, dunque, che l'opzione dell'uscita dall'Unione Europea prevalga. Pensa che il sistema di partiti britannico andrà in crisi?

Sì, la vittoria della Brexit avrebbe profonde implicazioni politiche interne. Il partito Conservatore diventerà sicuramente più euroscettico, mentre il primo ministro David Cameron, che ha fatto una energica campagna per il Remain, dovrà dimettersi. Può succedere anche che il leader dei Laburisti, Jeremy Corbyn, subisca pressioni dai propri parlamentari per aver fallito il compito di mobilitare abbastanza elettori laburisti. Nello stesso tempo la Scozia potrebbe spingere per un secondo referendum sull'indipendenza, dato che è probabile che il suo elettorato voti per rimanere nell'Ue mentre quello inglese potrebbe più facilmente votare per il Leave.

Cambierebbe, insomma, tutto lo scenario.

Diciamo che se la Gran Bretagna voterà per la Brexit, le sue politiche diventeranno più volubili e imprevedibli.

L'assassinio della deputata Cox è stato seguito da sondaggi più favorevoli all'Europa. Ritiene che il tragico episodio influirà in maniera decisiva sul risultato del referendum?

È certamente possibile che il tragico omicidio abbia un impatto sul voto. Potrebbe mobilitare di più l'elettorato schierato per il Remain, tracciando una linea che colleghi l'omicidio allo stridulo dibattito nazionale sull'immigrazione. Ma lo sapremo solo quando avremo i risultati definitivi».

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