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24 Giugno Giu 2016 1210 24 giugno 2016

Effetto Brexit con sorpresa: «Gran Bretagna a pezzi, Europa sempre più unita»

I movimenti anti-Ue rialzano la testa, ma i veri pericoli sono per il Regno Unito. Secondo Carnegie Europe, invece, «è probabile che il resto dei 27 Stati membri decida di unirsi ancora di più»

Destra
GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images

Cielo grigio sopra Bruxelles. Più grigio del solito. La war room istituzionale è pronta. Nella capitale delle istituzioni comunitarie oggi si lavora soprattutto per impedire quello in molti temono sarà una prima probabile conseguenza: l'effetto domino. A risultati non ancora ufficiali, infatti, non si sono fatte attendere le reazioni dei leader dei partiti nazional-populisti europei. Primo tra tutti l'olandese Geert Wilders, che da Twitter congratulanosi con i cittadini britannici si è augurato di vedere presto anche i Paesi Bassi fuori dall'Unione europea.

Prima di un'ipotetica serie di uscite e abbandoni della casa comune europea, però, il rischio al momento per il Regno Unito è proprio quello di una sua disintegrazione interna. L'Irlanda del Nord potrebbe chiedere l'unificazione con l'Irlanda. Ma a preoccupare Londra c'è soprattutto la Scozia, che molto probabilmente tornerà a scendere in campo per difendere la propria indipendenza. E' stata chiara su questo Nicola Sturgeon, la leader dei nazionalisti scozzesi, che in queste settimane si è battuta a favore dei "Remain". La Sturgeon non ha esitato a preannunciare in caso di Brexit la convocazione di un nuovo referendum sull'indipendenza da Londra e l'immediata introduzione dell'euro al posto della sterlina. Una posizione sicuramente unica nel panorama dei nazionalismi oggi imperanti in Europa. Dalla Francia alla Polonia, passando per i Paesi Bassi e la Scandinavia, il vento è oggi poco a favore del progetto europeo.

Il rischio al momento per il Regno Unito è proprio quello di una sua disintegrazione interna. L'Irlanda del Nord potrebbe chiedere l'unificazione con l'Irlanda. Ma a preoccupare Londra c'è soprattutto la Scozia, che molto probabilmente tornerà a scendere in campo per difendere la propria indipendenza

La vittoria dei Leave nel Regno Unito e il trionfo di Nigel Farage segna l'inizio di una nuova èra per il Paese e almeno oggi dà slancio ai progetti di Marine Le Pen, Matteo Salvini, Jimmie Akesson, Geert Wilders, Beata Szidlo, a quelli di Alternativa per la Germania e ai veri finlandesi. Ovunque si guardi, infatti, è il Continente intero a esprimere volontà di riforma e cambiamento. E molto in queste ore e in questi giorni dipenderà anche da come l'Unione europea reagirà al voto britannico e da come deciderà di reagire ad alcuni importanti appuntamenti. Primi tra tutti le elezioni spagnole di domenica, dalle quali potrebbe uscire un Governo targato Podemos. E poi, la spinosa questione greca. I negoziati con Atene per la rinegoziazione del debito sono centrali per dare l'immagine di un cambiamento di vento nelle istituzioni e provare a riconquistare la fiducia dei cittadini.

Oltre alle Cassandre che in queste ore dipingono scenari catastrofici per la tenuta dell'Unione europea, ci sono però anche voci che si distinguono e che danno della situazione attuale una lettura diversa, meno catastrofica. Tra queste c'è Stefan Lehne del think tank Carnegie Europe che a Linkiesta dichiara: «Il voto britannico avrà sicuramente delle ripercussioni, ma non quelle che si aspettano Marine Le Pen o Geert Wilders. Al momento, anzi, è probabile che il resto dei 27 Stati membri decida di unirsi ancora di più accelerando alcuni processi di integrazione».

Un segnale in questa direzione è l'incontro richiesto per sabato mattina dal Ministro degli esteri tedesco ai suoi omologhi degli Stati fondatori a Berlino. In queste ore Parigi, Roma e appunto Berlino vogliono assicurarsi di arrivare al vertice tra i Capi di Stato in programma la prossima settimana a Bruxelles con una visione unica e soprattutto un piano di reazione all'altezza. Dopo l'annuncio delle dimissioni di David Cameron, che non avverranno però prima di ottobre, per le istituzioni Ue, le 27 cancellerie che hanno deciso di restare nell'Ue e Londra si avvia una fase di stallo. Fase che sarà sbloccata soltanto dopo il Congresso del Partito Conservatore dal quale uscirà il nome del nuovo Primo Ministro. Premier al quale spetterà il difficile ruolo di avviare i negoziati per mettere in pratica una volta per tutte il divorzio con Bruxelles. C'è chi scommette che ci sarà da divertirsi. Bruxelles non perdonerà a Londra lo sgarro e le condizioni per l'accesso al mercato unico saranno molto, molto dure. «Londra e Bruxelles la pensano già diversamente - continua Lehne - Il Regno Unito, infatti, vorrebbe continuare a restare nel mercato unico senza però concedere nulla sul lato della libera circolazione dei lavoratori. Posizione che rende i negoziati già molto difficili in partenza».

«Le performance economiche del Paese nei prossimi mesi saranno decisive. Se una Irexit (unificazione dell'Irlanda) e Scottexit dovessero diventare realtà con conseguenze pesantissime per il Paese, è molto probabile che i partiti nazionalisti che oggi guardano al collasso del progetto comunitario, potrebbero cambiare idea. Ed è probabilmente questo che farà la differenza. Ed è anche questa la ragione che spingerà i vertici Ue e gli altri Paesi ad avere una posizione più dura nei confronti del Regno Unito al momento dei negoziati»

Stefan Lehne, di Carnegie Europe

A complicare la strada di possibili nuove exit dall'Unione anche l'effetto inibitorio che le conseguenze economiche della Brexit potrebbero avere per il Paese. «Le performance economiche del Paese nei prossimi mesi saranno decisive. Se una Irexit (unificazione dell'Irlanda) e Scottexit dovessero diventare realtà con conseguenze pesantissime per il Paese, è molto probabile che i partiti nazionalisti che oggi guardano al collasso del progetto comunitario, potrebbero cambiare idea», spiega ancora Stefan Lehne del Carnegie Europe. «Ed è probabilmente questo che farà la differenza. Ed è anche questa la ragione che spingerà i vertici Ue e gli altri Paesi ad avere una posizione più dura nei confronti del Regno Unito al momento dei negoziati. Nonostante tutto resto ottimista e credo che alla fine l'Ue sopravviverà».

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