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Brexit!
24 Giugno Giu 2016 1250 24 giugno 2016

"I pro-brexit? Non sono razzisti, il voto è una dura lezione per la sinistra"

Ivana Bartoletti è una dirigente (italiana) del partito laburista a Londra che ha fatto campagna contro la Brexit: «C'è un pezzo di elettorato che si è sentito inascoltato»

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Christopher Furlong/Getty Images

L'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea è anche una lezione per la sinistra che ha smesso di dare risposte ai propri elettori. Ivana Bartoletti, italiana che risiede a Londra e milita nel partito laburista, è stata impegnata nella campagna contro la Brexit. E anche per questo la sua analisi del voto è ancora più severa. Pochi mesi fa Bartoletti era stata candidata all'assemblea comunale di Londra, nella squadra di Sadiq Khan, nella circoscrizione di Havering, periferia fra le più euroscettiche del Paese. Non ce l'ha fatta, ma l'esito del referendum di ieri l'ha ferita molto di più della mancata elezione. A Londra, in queste ore, si discute soprattuto del futuro politico del Paese, con il premier David Cameron che ha annunciato il ritiro entro ottobre, quando il partito Conservatore sceglierà il nuovo leader che gestirà l'uscita dall'Ue. Ma nella comunità italiana c'è anche profonda preoccupazione sul futuro dei tanti connazionali che vivono in Gran Bretagna e temono di perdere diritti. L'esponente laburista parla di un esito "drammatico" del referendum, ma osserva che non è un voto spiegabile solo con l'intolleranza. C'è anche una questione di dignità sociale calpestata.

Come dobbiamo leggere questo risultato?

Sono molto rattristata, è un risultato drammatico per i giovani, per la Gran Bretagna ma anche per l'Unione Europea, perché ho già sentito parlare di referendum in Francia, in Italia, in Olanda. L'analisi del voto di ieri va fatta con attenzione: c'è un Paese diviso in due in termini numerici, geografici e anche anagrafici. I più giovani hanno votato per il Remain, i più anziani per il Leave. Ma il problema è anche politico, anzitutto per il partito laburista, perché dove vinceva la sinistra i nostri elettori hanno votato per l'uscita dall'Ue.

In che cosa ha fallito il messaggio europeista?

Il problema profondo è che c'è un pezzo di elettorato che nella sua vita ha fatto tutte le cose giuste: ha lavorato, ha sostenuto un mutuo, ha cercato di mettere via risparmi. Ma intanto ha visto la società cambiare sotto i suoi occhi, e nessuno che gli ha spiegato che cos'è successo. Queste persone hanno sentito di aver perso il controllo delle proprie decisioni. E spesso il loro non è un voto razzista, è un voto di protesta contro l'establishment, un voto per fare una scelta personale con la consapevolezza di averla fatta.

Ci fa un identikit di queste persone?

Si tratta di settori grandi di working class, che come ho detto prima hanno sempre fatto le cose come si deve ma si sono sentiti traditi dal Paese. Gente che ha lavorato tutta la vita ma che non ha beneficiato della globalizzazione, che invece ha arricchito altri. Ha arricchito per esempio chi ha pensato di usare l'immigrazione per pagare il lavoro sempre meno e licenziare quelli che poi hanno votato per il Leave, ieri.

E la politica ha lasciato fare.

Quando la politica mainstream non capisce il disagio, questo disagio viene preso in carico dai populismi. Questo non è avvenuto solo in Gran Bretagna, sta avvenendo anche negli Stati Uniti e in altre parti dell'Europa. Finché non si cambia rotta, sarà così. Poi, certo, c'è stata anche una parte di voto di razzismo e di intolleranza. Devo dire però che quando sono stata candidata a Havering non mi sono mai sentita, come italiana, oggetto di razzismo. Ho invece sentito tante persone che mi chiedevano: che cosa lascio ai miei figli? Ecco, queste persone le abbiamo lasciate a un banchiere come Nigel Farage e a uno come Boris Johnson, che più establishment di loro non c'è nessuno.

Adesso che cosa succede?

Adesso ci sono due prospettive. Quella di chi, come Farage, dice di fare i negoziati subito con un 'governo Brexit'. E chi invece, come Boris Johnson, che capisce le drammatiche conseguenze che avrà la Brakes, cercherà di usare più tempo per trattare con l'Ue. Ma questo è nei fatti impossibile.

Come giudica la strategia del premier Cameron?

Quello che è successo è colpa sua. Il referendum è diventato un referendum sull'immigrazione che si poteva evitare, se lui non avesse deciso di immolare il Paese sull'altare del suo partito.

Parliamo degli italiani che vivono in Gran Bretagna: per loro che cosa cambierà?

Penso che nei primi due anni non cambierà niente, perché ci vorrà tempo per capire come si realizzerà la Brexit. Però bisognerà nel frattempo vedere quanti italiani decideranno di andarsene, e sarebbe uno spreco. Sicuramente cambierà il clima generale. Anzi, sta già cambiando.

Ha un'idea di come la sinistra possa recuperare il suo ruolo storico?

Penso che il partito laburista debba abbracciare uno spirito internazionale più di prima, perché comunque quasi la metà del Paese non ha votato per l'uscita. Però bisogna dare risposte serie, risposte all'insicurezza delle persone che non si possono più rimandare. Anche perché sia chiaro che una volta che la Gran Bretagna sarà più divisa e più povera, non è che ci sarà un ritorno scontato della sinistra al governo, la situazione andrà ancora una volta a vantaggio della destra.

Twitter: @ilbrontolo

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