Emergenze
27 Giugno Giu 2016 1020 27 giugno 2016

Non solo Campania, in Italia l'allarme pedofilia è ovunque

Il presidente di Telefono Azzurro: «Il fenomeno è in aumento e riguarda molte aree». Dopo la denuncia del Garante per l’infanzia sugli abusi sessuali in famiglia «elevati a normalità» in alcune aree della Campania, ecco cosa succede a livello nazionale

Bambini
(Flickr/Francesco Zaia)

Non solo Napoli e la Campania. Se il Garante dell’infanzia campano ha denunciato che abusi sessuali e incesti sono diventati ormai “normali” in alcune aree degradate della regione, il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo mette in guardia: «Il fenomeno è presente in tutta Italia. Da Nord a Sud». Ed è pure in aumento.

«Il Garante della Campania ha fatto bene a segnalare il problema che spesso nel nostro Paese rimange sommerso», spiega Caffo, «ma bisogna dire che in tutta Italia ci sono zone in cui i bambini sono considerati meno importanti degli adulti. Aree caratterizzate dal disagio sociale e dall’assenza di servizi, dove gli abusi sui minori trovano terreno fertile e vengono addirittura tollerati». Nel Mezzogiorno, dalla Calabria alla Sicilia. ma non solo. «Si trovano situazioni simili anche nelle zone più degradate delle grandi aree urbane, persino nelle regioni considerate più all’avanguardia». Non si tratta tanto di un gap tra Nord e Sud, ma di «un gap culturale che porta a una disattenzione verso quello che accade ai più piccoli. Parliamo di realtà dove manca una rete sociale adeguata, dove non c’è una percezione del bambino come soggetto da salvaguardare. E il disagio degli adulti viene scaricato sui bambini».

(Flickr/paPisc)

I NUMERI. Come spesso accade per i temi che riguardano i bambini, una raccolta dati sistematica sulla pedofilia in Italia non esiste. I dati a disposizione sono frammentari e incompleti. Il che aumenta la quota di “sommerso” relativa al fenomeno, denunciano da Telefono Azzurro. Rispetto a Stati come Francia e Inghilterra, Paesi europei con un numero di minorenni simili al nostro e dove il numero ufficiale di minorenni vittime di abusi sessuali è superiore, «in Italia è presumibilmente molto alto il numero di casi che non viene denunciato, come anche i recenti fatti di cronaca stanno tragicamente mettendo in luce».

In base al dossier 2016 realizzato da Telefono Azzurro sulla base delle chiamate di denuncia arrivate ai numeri 19696, 114 Emergenza infanzia e nelle chat, nel 2015 i casi di abuso sessuale e pedofilia gestiti sono aumentati dal 3,4 al 5 per cento. In particolare, le telefonate arrivate al 114 sono passate dal 5,4% del 2014 al 6,7% del 2015.

Violenze che coinvolgono per lo più le bambine (oltre il 65%) e minori di età inferiore agli 11 anni (oltre 40%). E soprattutto – cosa che favorisce il silenzio e la rimozione – in un caso su due (54,3%) gli abusi sessuali segnalati vengono messi in atto da persone appartenenti al nucleo familiare. Padri, madri, nonni, fratelli, nuovi conviventi o coniugi. E in un caso su cinque il presunto responsabile è un soggetto esterno, ma comunque conosciuto dalla famiglia: insegnanti, educatori, allenatori, vicini di casa. «In alcune aree», spiega Caffo, «si preferisce tutelare il padre, il patrigno o lo zio, anziché ascoltare i bambini. Si cerca di proteggere gli adulti coinvolti, magari allontanandoli. Senza pensare che non si fermano su quel bambino, perché i pedofili reiterano i loro comportamenti». È l’attenzione sociale che manca.

LO STUDIO DEL GARANTE DELLA CAMPANIA. Un questionario anonimo è stato somministrato all’inizio del 2014 in 45 comuni sparsi su tutto il territorio della Campania. Il risultato venuto fuori è che oltre 200 bambini hanno subito abusi e violenze in famiglia negli ultimi anni. Soprattutto, come ha spiegato il Garante campano, in paesi con ampie sacche di disagio come Salicelle, Afragola, Madonnelle, Acerra, Caivano e in molti quartieri di Napoli. «Il fenomeno dell’abuso sessuale sui minori è un fenomeno massiccio, ma ancora molto sommerso», si legge nel documento.

L’OMERTÀ ATTORNO AGLI ABUSI IN FAMIGLIA. Ci sono abusi che vanno avanti per anni, spiega il presidente di Telefono Azzurro. Storie gravi che nessuno segnala. Per ogni bambino vittima di abusi, c’è qualcuno che sa e non parla. Il padre della piccola Maria, la bambina violentata e uccisa a Benevento, ha lanciato un appello: “Chi sa parli”.

«È fondamentale superare le barriere del silenzio che uccidono i bambini», dice Caffo. Se n’è parlato anche a proposito di Caivano, in provincia di Napoli, teatro della morte della piccola Fortuna Loffredo. La bambina sarebbe stata gettata dal terrazzo dal suo vicino di casa dopo essersi opposta all’ennesimo abuso sessuale da parte del suo vicino di casa. Gli inquirenti hanno dichiarato che gli adulti addirittura «ostacolavano le indagini».

«È importante intervenire sulla sensibilità e la formazione degli adulti, dagli insegnanti ai pediatri, perché possano individuare i casi di abusi e denunciarli. Un bambino non appartiene ai genitori ma alla comunità», spiega Caffo. «E più è grave la violenza, più le vittime sono incapaci di verbalizzare». Il lavoro che Telefono Azzurro fa è anche andare nelle scuole, parlare con le associazioni che hanno messo radici nei quartieri più degradati e con la popolazione intera, per insegnare ai bambini a chiedere aiuto. «Se non lo fanno gli adulti, dobbiamo far sì che siano loro stessi a raccontarlo». A Caivano, sono state le dichiarazioni dei vicini di casa più piccoli a permettere una svolta nelle indagini sulla morte di Fortuna Loffredo. «L’indagine», ha spiegato il procuratore capo di Napoli nord, Francesco Greco, «svela un quadro preoccupante in alcuni quartieri dell’area a Nord di Napoli, dove l’infanzia non è tutelata e non si consente ai giovani di avere un normale percorso di crescita».

In base ai dati di Telefono Azzurro, la Lombardia è in testa per numero di segnalazioni di abuso sessuale, seguita da Lazio e Sicilua. «Maggiori segnalazioni significano maggior cultura e un sommerso più basso», spiega Caffo. Ma è nelle regioni con il sommerso più alto che bisogna agire. «Non possiamo pensare di lasciare i bambini senza aiuto».

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