8 Luglio Lug 2016 0824 08 luglio 2016

Sei fatti da tenere a mente quando si parla di rifugiati

Quanti sono i siriani dislocati, i flussi e i pareri degli europei sui metodi europei di gestione degli immigrati. In più, lo scenario negli Usa

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PHILIPPE HUGUEN / Getty Images

Ogni discussione sui rifugiati e sulle migrazioni deve essere fatta in modo informato. È un argomento delicato, si presta a facili strumentalizzazioni emotive (in qualsiasi direzione) e richiede molta attenzione. Il Pew Research Centre, think tank che si occupa di ricerche sociali, fornisce alcuni dati che è sconsigliato ignorare ogni volta che si cerca di ragionare sul tema.

Circa sei siriani su dieci sono sfollati
Per un singolo Stato, è una situazione che non si era mai verificata nella storia. Oggi, 12,5 milioni di siriani hanno dovuto lasciare la propria casa. Nel 2011, quando sono cominciati gli scontri con il governo di Assad, erano un milione. Il numero totale comprende i siriani che si sono dovuti spostare in altre zone della Siria, quelli che sono andati a vivere nei Paesi vicini (in particolare Libano e Turchia), quelli che sono stati trasferiti negli Usa e in Canada e quelli che sono nei Paesi europei in attesa o in possesso di un riconoscimento all’asilo.

È in aumento anche il numero dei migranti somali che vivono all’estero
Dal 1990 al 2015 il numero totale di persone che sono nate in Somalia ma che ora vivono all’estero è più che raddoppiato: da 850mila a 2 milioni. Anche qui, la maggior parte dei somali usciti dal Paese d’origine vivono nei Paesi vicini, negli Usa e in Europa, dove hanno ricevuto, per la maggior parte il riconoscimento dello status di rifugiato.

Sono aumentati i minori non accompagnati che chiedono asilo
Dal 2008, poco meno di 200.000 minori non accompagnati sono entrati in Europa in cerca di asilo. La metà (il 48%) solo nel 2015. Un numero cresciuto negli anni. Anche perché la metà (non coincide con quella degli ingressi del 2008) proviene dall’Afghanistan.

In generale sono aumentate le richieste di asilo
Tra luglio 2015 e maggio 2016 almeno un milione di immigrati ha fatto domanda di asilo in un Paese europeo. Di conseguenza, la popolazione straniera di parecchi Paesi è cresciuta in modo evidente e improvviso: la sola Norvegia, dalla grande estensione ma dalla popolazione limitata, ha visto un incremento di due punti percentuali: dal 16,8% al 18,3% di popolazione straniera nel suo territorio. Questo discorso non vale per Francia e Inghilterra, che hanno vissuto una crescita minima.

Nessuno approva il modo in cui l’Unione Europea gestisce il flusso dei migranti
Su una scala di dieci punti, nessuno dei cittadini dei Paesi europei regala la sufficienza quando si tratta di valutare le politiche di accoglienza e integrazione dei rifugiati. Sono tutti molto contrariati (ma questo non spiega la direzione politica della loro opinione). I più scontenti sono i greci (94%), gli svedesi (88%) e gli italiani (77%). Non è un caso che sono quelli più colpiti dai flussi.

Stati Uniti: l’immigrazione negli States si è modificata negli ultimi 30 anni
Nel 1980 gli Usa registrarono un picco di arrivi: 210.000 rifugiati provenienti da Vietnam e Cambogia. Nel 1990 arrivarono invece dall’Europa, come conseguenza dei disordini dell’Unione Sovietica in disfacimento e del genocidio in Kosovo. E nel 2001, con l’applicazione del Patriot Act, il numero dei rifugiati è crollato in modo drastico. Per riprendere nel 2004, con i somali e nel 2008 con i birmani e butanesi. Nel 2016 sono stati ammessi 40.000 rifugiati: la maggior parte dei quali viene dalla Birmania, dal Congo e dalla Somalia.

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