12 Luglio Lug 2016 1135 12 luglio 2016

30 milioni di italiani giocano d’azzardo. Scommettiamo che siamo un Paese a rischio?

Il 54 per cento dei connazionali ha giocato almeno una volta negli ultimi 12 mesi, alla ricerca di vincite in denaro. Un fenomeno in aumento. Fino a 2 milioni e mezzo di italiani possono essere considerati giocatori “problematici”. Il 2% della popolazione ormai ha sviluppato una vera patologia

Christopher Furlong /Getty Images
Christopher Furlong/Getty Images

In Italia ci sono trenta milioni di giocatori d’azzardo. Considerando solo la popolazione adulta, si tratta del 70 per cento delle persone. Siamo un popolo di scommettitori. Negli ultimi 12 mesi, stando alle statistiche, il 54 per cento degli italiani ha giocato almeno una volta, sperando in una vincita in denaro. Ma la ricerca della fortuna a volte si trasforma in problema. Tra giocatori “problematici” e “patologici”, milioni di italiani sono alle prese con un vero e proprio disturbo.

Se ne discute a Montecitorio, dove la deputata dem Elena Carnevali ha recentemente presentato un’interrogazione presso la commissione Affari sociali. Il dato di fondo è la crescita esponenziale del fenomeno. Complice la crisi economica, gli italiani giocano d’azzardo sempre più spesso. Lo ha sottolineato l’ultima relazione annuale su droga e dipendenze presentata dal governo in Parlamento. Ma lo confermano anche i dati dell’agenzia della Dogane e dei Monopoli, che hanno fotografato l’aumento della quantità di denaro giocato. Senza dimenticare alcune statistiche del rapporto Eurispes 2009, citate nell’atto di sindacato ispettivo.

I giocatori problematici variano dall’1,3 al 3,8 per cento della popolazione. Sono considerati così coloro che scommettono frequentemente «investendo anche discrete somme di denaro ma che non hanno ancora sviluppato una vera e propria dipendenza»

Ma quanti sono i connazionali a rischio? I giocatori problematici variano dall’1,3 al 3,8 per cento della popolazione. In termini assoluti si tratta di un gruppo sociale che va dai 750mila ai 2.300.000 italiani adulti. Sono considerati così coloro che scommettono frequentemente «investendo anche discrete somme di denaro - si legge nel documento depositato a Montecitorio - ma che non hanno ancora sviluppato una vera e propria dipendenza». Diverso il discorso per i giocatori “patologici”, che in preda a una vera e propria malattia non sono in grado di controllare la necessità di scommettere. I dati lasciano sorpresi: sono interessati da questa situazione dai 300mila al milione e 300mila italiani. Dallo 0,5 al 2,2 per cento dell’intera popolazione. «Si tratta di soggetti particolarmente vulnerabili - così avverte l’esecutivo nel rapporto presentato alle Camere - che per una serie di fattori, individuali (di tipo neuro psichico), familiari ed ambientali, se esposti allo stimolo del gioco e/o a pubblicità incentivanti il gioco, possono sviluppare una vera e propria patologia».

In Italia ci sono fino a un milione e mezzo di giocatori “patologici”. «Si tratta di soggetti particolarmente vulnerabili che per una serie di fattori, individuali, familiari ed ambientali, se esposti allo stimolo del gioco e/o a pubblicità incentivanti il gioco, possono sviluppare una vera e propria patologia».

Il fenomeno non ha età. Riguarda tanto gli adulti quanto i più giovani. L’atto di sindacato ispettivo cita l’indagine conoscitiva - student population survey - condotta nel biennio 2012-2013 dal dipartimento politiche antidroga sulla popolazione studentesca. Una fascia d’età dai 15 ai 19 anni. I risultati dello studio hanno evidenziato una pratica del gioco d’azzardo nel 49,4 per cento degli intervistati. Tra questi il 7,2 per cento possono essere considerati giocatori problematici. E oltre il 3 per cento giocatori patologici. Una preoccupazione anche in prospettiva futura. Specie considerando, così si legge, che il problema è in aumento «anche a causa della sempre maggiore diffusione delle opportunità di gioco tramite internet e le nuove applicazioni degli smartphone».

Tra tante difficoltà, negli ultimi anni lo Stato ha provato a contenere il fenomeno. Il documento parlamentare individua almeno tre passaggi. Fino a qualche anno fa le Regioni prendevano in carico le persone affette da disturbi legati al gioco d’azzardo attraverso i propri servizi per le dipendenze. È stato il decreto Balduzzi del 2012 a prevedere l’aggiornamento dei LEA (i livelli essenziali di assistenza) «per la prevenzione, cura e riabilitazione dei soggetti affetti da ludopatia». La legge di Stabilità 2015, invece, ha destinato una serie di fondi al problema. Una quota di 50 milioni di euro annui per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle patologie legate alla dipendenza da gioco d’azzardo. E tre milioni di euro per un progetto innovativo destinato a controllare i soggetti a rischio patologia, «mediante l’adozione di software che consentano al giocatore di monitorare il proprio comportamento generando conseguentemente appositi messaggi di allerta». Più recentemente, infine, è stato istituito presso il ministero della Salute il Fondo per il gioco d’azzardo patologico. Per la cui dotazione la legge di Stabilità 2016 ha autorizzato la spesa di 50 milioni di euro annui.

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