Furbetti del Cartellino
14 Luglio Lug 2016 0805 14 luglio 2016

Tanti impuniti, pochi licenziati: che fine hanno fatto i furbetti del cartellino

Sanremo ne ha licenziati 32 e sospesi 98, Regione Veneto aspetta che i giudici e il ministro Madia facciano delle mosse. Nel resto d'Italia da nord a sud regna il caos: a Foggia non rispondo, all'Agenzia dell'Entrate di Asti si sente Mozart, Cosenza sinfonie jazz. Nel ciclone anche prefetture e Asl

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Immagine dei Carabinieri di Torre Annunziata

Nel video si vedono più uomini sovrapporre i badge lavorativi e timbrarli entrambi. Poi qualcuno adocchia la telecamera nascosta. Avvisa i colleghi e l'ultimo uomo si presenta con una scatola di cartone in testa a nascondere il viso – in una scena a metà fra il teatro dell'assurdo e lo scandaloso.

È l'ultima notizia del filone “furbetti del cartellino” battuta dalle agenzie nella giornata di martedì 12 luglio. È scattata anche un'operazione dei carabinieri di Torre Annunziata, nel napoletano, con misure cautelari per 23 dipendenti assenteisti del Comune di Boscotrecase. Fra le conseguenze di questi comportamenti gli uffici chiusi a ogni ora del giorno e la normale amministrazione del piccole comune campano depotenziata fino quasi al collasso.

L'ultimo caso di cronaca di un 2016 che non si è risparmiato su questo fronte: dal vigile in mutande a Sanremo passando per la prefettura di Pistoia, fino ad arrivare ai casi dell'Agenzia delle Entrate di Asti, la Asl di Avellino, i forestali di Regione Veneto.

«Licenzieremo i dipendenti in 48 ore» tuonava a gennaio il premier Matteo Renzi, promettendo l'impossibile con provvedimenti rapidi e inapplicabili. Inapplicabili perché a farsi un giro di telefonate tra le varie amministrazioni pubbliche coinvolte si scopre che è tutto un po' più complicato di quanto auspicherebbe il Presidente del Consiglio. «Si possono licenziare i dirigenti» spiegano da Regione Veneto dove 12 lavoratori del Servizio Forestale di Belluno erano stati sorpresi al bar in orario lavorativo e indagati, «ma già i quadri fino a scendere di livello non si possono prendere provvedimenti sommari».

Un uomo timbra i badge dei colleghi con una scatola in testa per non farsi riconsocere. È l'ultimo grottesco episodio della saga “furbetti del cartellino”

Tuttalpiù i furbetti e i fannulloni, si possono sospendere, ma per misure più incisive bisogna aspettare la trasmissione degli atti dei magistrati. Del resto dopo il caso bellunese era stato le stesso Governatore Zaia ad auspicare «giudizi in tempi rapidi e appoggio a magistrati ed inquirenti» in una nota alla stampa, confermando che, a regole invariate, l'ultima parola spetta ai giudici più che alla politica. E dalla Regione del Governatore leghista arriva anche una stoccata al Governo che si può tradurre così: il ministro Madia aveva promesso mari e monti ma qui la situazione è rimasta identica.

È andata meglio in Liguria, dove il gabinetto del sindaco di Sanremo sciorina a Linkiesta punizioni esemplari già eseguite: 32 licenziamenti, 98 sospensioni, 18 sanzioni, 17 rimproveri scritti ma anche 26 archiviazioni a dimostrazione che, come al solito, non si può fare di tutta l'erba un fascio.

«Licenzieremo in 48 ore» tuonava Renzi a gennaio promettendo l'inapplicabile. Negli ultimi 6 mesi solo il comune di Sanremo sembra essersi mosso con efficacia: 32 licenziamenti, 98 sospensioni, 18 sanzioni, 17 rimproveri scritti ma anche 26 archiviazioni a dimostrazione che non si può fare di tutta l'erba un fascio

Le buone notizie, per il momento, finiscono qui. O meglio, le notizie certe finiscono qui.

Perché con un giro di telefonate emerge una situazione molto più nebulosa, senza particolari distinzioni geografiche fra nord e sud Italia – come vorrebbe lo stereotipo: dal Comune di Oppido Mamertina, in Calabria, dove 24 dipendenti erano stati colti in casa propria quando dovevano essere a lavoro, non si ottiene nulla di più che un «io sono all'oscuro di tutto» pronunciato da un centralinista. Il che sarebbe anche legittimo se in Municipio fossero presenti funzionari di livello superiore che potrebbero spiegare quali sanzioni o meno siano state prese. Ma fino a mattina inoltrata a Oppido Mamertina non c'è proprio nessuno – escluso lo stoico e innocente centralinista.

È la Calabria – si dirà – madre di tutti gli sprechi. Non proprio. Perché dall'Agenzia delle Entrate di Asti, Piemonte, dove sempre nelle scorse settimane 13 dipendenti si sono beccati una denuncia, le porte sono aperte e le cornette alzate solo fino a quando è necessario parlare di fisco e partite Iva. Ma appena si chiede qualcosa sulla vicenda dei 13 lavoratori i si sente rispondere: «Chi è lei? Come possiamo identificarla». La richiesta di uno ufficio stampa viene disattesa da un perentorio «non esiste». L'ufficio legale «non se ne occupa» e dopo essere stati inoltrati alla segreteria di direzione l'unico suono dall'altro capo del telefono è quello di un Mozart – splendido – ma inutile in questo caso.

Assenteisti ma con ottimi gusti musicali: Mozart per l'Agenzia dell'Entrate di Asti; sinfonia jazz per l'Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza. Foggia ci regala il silenzio. Ma guai a pensare che il problema sia del Meridione

Gusti musicali raffinati anche per l'ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) di Cosenza che dovrebbe avere competenza sulla struttura di Rossano Calabro con i suoi 21 indagati. Qui niente musica classica ma una più allegra sinfonia jazz scandisce il passare dei minuti in attesa.

Il Comune Foggia, dove i carabinieri hanno arrestato 13 persone che, secondo le accuse, passavano a turno i cartellini dei colleghi, ci regala il silenzio. Nel senso che non risponde nessuno, né essere umano né voce registrata, robot, intelligenze artificiali o quant'altro.

La rassegna si conclude col centro Italia, nella Prefettura di Pistoia, dove sotto indagine è finito quasi l'organico completo: 49 persone, praticamente tutti esclusi i dirigenti – che ovviamente non sapevano – e 4 eroici dipendenti che difendevano il fortino dove si pianifica la sicurezza e l'ordine pubblico della ridente cittadina toscana. Anche in quest'ultimo caso difficile avere conferme, smentite o indiscrezioni. Forse, prima del problema dei dipendenti infedeli, andrebbe risolto quello delle linee telefoniche.

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