22 Luglio Lug 2016 1139 22 luglio 2016

Mattone, giovani e startup: così l’Italia può ripartire davvero

Le gru che si rimettono in moto, i giovani che tornano al lavoro, il capitale che finalmente investe nelle startup italiane: in un’estate nera, tre piccoli raggi di speranza per la nostra economia

Muratore
(Joe Raedle/Getty Images)

Avviso ai naviganti: non pronunceremo la parola ripresa, né tantomeno parleremo di crescita. Però parliamo di segnali, che sarebbe stupido, oltre che dannoso, ignorare. Il primo: dopo anni di calo l’occupazione giovanile sta ricominciando ad aumentare anche in Italia. Il secondo: dopo anni di calo le transazioni immobiliari stanno crescendo e c’è un bel po’ di liquidità in attesa che potrebbe rimettere presto in moto l’edilizia. La terza: nei primi sei mesi del 2016 gli investimenti in startup in Italia sono triplicati.

Sono dati che ci piacciono molto. Ci piace che ripartano le costruzioni perché - e lo abbiamo toccato - se in Italia si fermano le gru, si ferma tutto: gli investimenti, i consumi, gli acquisti di beni durevoli, tutte quelle piccole attività di servizio - idraulici, elettrici, impiantistici - che vivono di indotto. Se ripartono le costruzioni, in altre parole, riparte tutto questo. La speranza, ovviamente, è che riparta senza consumare suolo e che le tante parole spese in questi anni di crisi sulla rigenerazione urbana non siano gettate al vento.

Ci piace, ovviamente, che si ricominci a investire sui giovani. Ai dati occupazionali, peraltro, si sommano quelli del Centro Einaudi e di Intesa Sanpaolo, secondo cui buona parte del risparmio delle famiglie si sta spostando nell’investimento sui figli. Investimento in cui l’istruzione la fa da padrona. Questo, al di là di ogni ironia generazionale - chiunque di noi l’ha subita, e dovrebbe ricordarselo - ci dà il segno di un potenziale creativo che l’Italia non può e non deve più permettersi di sottoutlizzare o lasciarsi scappare. Al contrario deve farne l’avanguardia per attrarne di nuovo.

Secondo i dati di Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo buona parte del risparmio delle famiglie si sta spostando nell’investimento sui figli. Investimento in cui l’istruzione la fa da padrona. Questo ci dà il segno di un potenziale creativo che l’Italia non può e non deve più permettersi di sottoutlizzare o lasciarsi scappare

Magari - terzo raggio di sole - a partire da un’ecosistema delle startup che sta finalmente prendendo il volo. Sia chiaro: niente per cui stappare la bottiglia buona. Rimane tuttavia il fatto che aprile, maggio e giugno del 2016 sono stati tre mesi di investimenti record, per l’Italia, che hanno permesso di raggiungere, nel primo semestre dell’anno, l’asticella dei 142 milioni di euro raccolti, contro gli 86 di tutto il 2015.

Un vento in poppa, ad esempio, che ha permesso a un venture capitalist come LVenture Group di chiudere all’81% l’aumento di capitale, nonostante la concomitanza con la vittoria della Brexit al referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea. Denaro che si somma a una crescita degli investimenti nel venture capital che già nel 2015 era cresciuto del 50% rispetto al 2014 e che nel primo semestre del 2016 è raddoppiato rispetto al 2015.

Mattone, giovani e startup: così l’Italia può ripartire davvero. Nulla di risolutivo, lo ripetiamo, se non piccoli segnali che autorizzano a sperare. Nell’estate nera di un 2016 (finora) nero, già questo è tanto.

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