14 Ottobre Ott 2017 0745 14 ottobre 2017

L’inglese degli Appalachi è uguale a quello che parlava Shakespeare?

Secondo una teoria (non recente) nella regione dell’Appalachia rimarrebbe, intatta, la forma di inglese utilizzata ai tempi di Elisabetta I e parlata dai primi coloni. Purtroppo non è così

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da Flickr, di AJ LEON

Per gli americani è l’accento delle classi subalterne. Per alcuni linguisti, invece, sarebbe ciò che rimane dell’antico inglese elisabettano. La lingua e la cadenza di Shakespeare sopravviverebbe, secondo una teoria che un tempo fu molto popolare e oggi lo è molto meno, nel dialetto appalachiano, cioè vicino agli Appalachi, catena montuosa che attraversa gran parte del lato orientale degli Usa.

Lo si può dire subito: non è vero. Esistono, certo, dei tratti linguistici particolari che avvicinano le due parlate. In più, l’Appalachia è una regione isolata e i suoi abitanti hanno una natura conservativa, cioè tendono a mantenere il loro dialetto di generazione in genetazione, anche quando si trasferiscono nelle grandi città. Le due cose, sommate, hanno portato alla convinzione che, da quelle parti, si dovesse parlare ancora l’inglese dei primi arrivati.

Il primo a teorizzarlo fu il presidente del Berea College, William Goddel Frost, verso la fine dell’800. Si basava su alcuni usi linguistici interessanti: ad esempio l’inglese degli appalachi trova del tutto normale un’espressione come might could (per dire might be able to). O l’aggiunta di ’un ai pronomi e agli aggettivi, come ad esempio young’un. O ancora, l’impiego di “done” come ausiliare: we done finished it. Non mancano parole come airish, brickle e bottom land, tutte comuni nell’Inghilterra centrale del 1600. E ancora: il rafforzativo a-, come in Times are a-changing, o l’uso di right al posto di rather (right cold, anziché rather cold).

Le due parlate, però, sono diverse. Nonostante sussistano alcuni tratti antichi, un semplice confronto permette di cogliere al volo che si tratta di due varietà diverse di inglese (come ce ne sono mille). Il mito di una lingua rimasta intatta, ricercata perché resa gloriosa dall’opera di Shakespeare si rivela solo per quello che è, cioè un mito. E l’inglese passato si è perso nel tempo.

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