15 Novembre Nov 2017 1245 15 novembre 2017

Gli italiani non sanno più dove mettere i loro risparmi (e il fintech può essere la soluzione)

Dopo il mattone e i Bot, le obbligazioni e i buoni postali, uno spettro si aggira per la Penisola: mille miliardi di euro abbandonati nei conti corrente. Come sbloccarli? La risposta può essere in un’app

Materasso Linkiesta

1088 miliardi di euro di risparmi che dormono nei conti correnti. Una cifra impressionante – sono dati Bankitalia del 2015 - pari a più della metà del prodotto interno lordo italiano: “È l’effetto della crisi (…) un Paese che si arrocca e si blocca (…) la spiegazione della stagnazione infinita dalla quale non siamo ancora usciti”, scrive Stefano Cingolani su Il Foglio. E non ha torto, se si guarda a cosa ne fanno, gli italiani, di quei risparmi, che nel complesso – vale la pena ricordarlo – valgono circa 4000 miliardi, più o meno due volte e mezzo il Pil. Dice Consob, infatti, che dal 2007 al 2015 è scesa sia la ricchezza detenuta in azioni, sia quella legata a Bot e Btp. Su, invece, depositi bancari e postali che rappresentano ormai circa un terzo della ricchezza mobiliare italiana, in rapida ascesa rispetto a dieci anni fa.

Effetto materasso, lo chiamano gli esperti, ed è una definizione piuttosto calzante. Perché a quanto pare il problema oggi è dove mettere i soldi, anziché a tenerli a prendere la polvere nei caveau – si fa per dire, non esistono più i caveau – delle banche. E se c’è una certezza in questo caos è che tenere gran parte dei nostri soldi in luoghi apparentemente sicuri (come il conto corrente o depositi bancari) non può che nuocere alla nostra ricchezza finanziaria.

Effetto materasso, lo chiamano gli esperti, ed è una definizione piuttosto calzante. E se c’è una certezza in questo caos è che tenere gran parte dei nostri soldi in luoghi apparentemente sicuri (come il conto corrente o depositi bancari) non può che nuocere alla nostra ricchezza finanziaria

Tanto tempo fa c’erano i buoni postali, ad esempio. È una storia antica, questa, nata ai tempi di Quintino Sella, nel 1875 e che negli anni ruggenti del boom aveva raggiunto rendimenti da urlo. Oggi i rendimenti dei buoni fruttiferi postali si possono vedere soltanto con l’ausilio di un microscopio. Stessa sorte per i titoli di Stato, schiacciati dalla crisi del 2011 e dal Quantitative Easing. Dimenticate l’esercito dei Bot People, insomma: i Btp nelle mani delle famiglie rappresentano infatti solo il 3% dei risparmi. Ancora meno appetibili – per le note vicende toscane e venete – sono i bond degli istituti di credito: non è un caso che tra il 2012 e il 2016 le obbligazioni bancarie detenute dalle famiglie italiane si siano ridotte di ben 212 miliardi.

Del mattone, caro vecchio bene rifugio, meglio non parlarne: secondo una ricerca dell’Ufficio Studi di Tecnocasa – non certo una realtà che ha interesse a promuoverne il crollo - tra il 2008 e il 2016 il valore degli immobili è sceso del 37%. E se siete tra quelli che pensano di averla vista più lunga degli altri, investendo in diamanti – 2 miliardi negli ultimi quindici anni, 800 milioni dei quali solo negli ultimi due – sappiate che dopo anni di crescita dei prezzi senza alcun rapporto coi valori di mercato, la bolla è esplosa e oggi si trovano in mano pietre meravigliose, ma che valgono la metà.

Cosa rimane, allora? Il variegatissimo mondo dei prodotti gestiti – che ha raggiunto il 34,5% del totale, superando in volata le attività liquide. Questo risultato è anche frutto delle innovazioni introdotte nel settore finanziario – il cosiddetto FinTech - che usano le nuove tecnologie per semplificare, o addirittura rendere ludico, il processo di risparmio e investimento. App come Gimme5 di AcomeA SGR, ad esempio, che permettono di scegliere se e quanto risparmiare in totale libertà e senza vincoli, facendo dei semplici clic sull'app. A fine mese Gimme5 calcolerà la somma accantonata, che potrà essere investita in uno dei fondi consigliati e gestiti da AcomeA. Sarà il futuro a far ripartire il risparmio italiano?

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