29 Novembre Nov 2017 0750 29 novembre 2017

Bonus bebè dimezzato? Chissenefrega, non serviva a nulla

La crisi demografica italiana non si combatte a colpi di 80 euro, ma con interventi mirati sull’occupazione femminile. L'esempio della Francia, in questo senso, è illuminante. Ma da noi la politica dorme sonni profondi

Neonato Linkiesta

Non piangete per il bonus bebè. Non prendetevela con Renzi, che la domenica, dal Palco della Leopolda, lo ha virtualmente esteso a tutti i genitori d’Italia e martedì, da segretario del Partito Democratico, ha avallato la sua doppia diminuzione – da ottanta a quaranta euro, da tre a un anno, a partire dal 2018. Non piangete, che tanto non serviva a nulla. Né ad alleviare i costi di chi aveva deciso di aver un figlio, né a convincere chi non ne aveva a farne. Costava un miliardo e mezzo all’anno, era un miliardo e mezzo buttato, fidatevi.

Basterebbe il buonsenso a capirlo, che 40 o 80 euro al mese che siano non rappresentano un incentivo alla maternità per una coppia monoreddito, ad esempio. O senza nonni nei paraggi. O senza posti liberi negli asili nido pubblici. Ammesso che non vi siano ragione più profonde, sociali e antropologiche, e che il problema della denatalità in Italia sia solo economico, ovviamente.

Non bastasse il buonsenso, ecco i dati dell’Istat. Nel 2014 – anno in cui è stato introdotto il bonus bebè – erano nati 503mila bambini, nel 2015 ne sono nati 485mila, nel 2016 473mila. Ogni anno, nonostante gli 80 euro, e la crescita (leggera) di Pil e occupazione, la situazione non si è smossa di un millimetro, il tasso di fecondità delle donne italiane è sceso a 1,26 figli per donna e l’età alla nascita del primo figlio a 32,4 anni. Numeri da estinzione.

Basterebbe il buonsenso a capirlo, che 40 o 80 euro al mese che siano non rappresentano un incentivo alla maternità per una coppia monoreddito, ad esempio. O senza nonni nei paraggi. O senza posti liberi negli asili nido pubblici

Non bastassero i numeri, ecco le politiche, che funzionano, in Paesi simili al nostro, come la Francia. Che per combattere una denatalità analoga alla nostra, erano gli anni settanta e ottanta del secolo scorso, ha messo in campo una serie di misure che in confronto il bonus bebè è una cannonata di coriandoli. Come ha raccontato bene Il Post qualche mese fa, le politiche per le famiglie con figli, in Francia, costano il 4% del Pil e puntano soprattutto a incentivare le donne a lasciare i propri bambini al servizio pubblico e a mantenere il posto di lavoro. Risultato? Al crescere del tasso di occupazione femminile – siamo al 60% contro il 46% italiano – cresce anche il numero dei figli, che in Francia ha ormai raggiunto i 2 per coppia, perfetto tasso di sostituzione demografica. Bonus? Non pervenuti.

Poi, chiaro, è una questione di priorità. Se si ritiene che sia più importante preservare gli anziani dall’aumento dell’età pensionabile, o regalargli dentiere e cagnolini, o abbassare le tasse al 15% per tutti, avete tutta l’offerta politica che volete e un bonus bebè strutturale che costa meno di 200 milioni l’anno. Solo un’avvertenza: il giorno in cui non ci saranno più figli e nipoti per pagare le vostre pensioni da ultracentenari saranno guai seri per tutti. Non dite che non lo sapevate, eh.

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