30 Novembre Nov 2017 1200 30 novembre 2017

Le regole sui tirocini vanno aggiornate, ma tre Regioni su quattro sono in ritardo

La ragione del ritardo, oltre alle inefficienze tipiche della pubblica amministrazione e ai ritardi della burocrazia, è che il recepimento delle nuove linee guida non è un affare indolore dal punto di vista politico. Vi sono dei punti controversi

Conferenza Stato Regioni

Sei mesi fa il tavolo dedicato al lavoro della Conferenza Stato-Regioni ha approvato e pubblicato le nuove linee guida in materia di regolamentazione dei tirocini extracurricolari: in pratica i diritti e doveri degli stagisti. A quanto deve ammontare l’indennità mensile minima a favore degli stagisti? Quanto può durare al massimo uno stage? Chi può ospitare stagisti, come dove e quando, a quali condizioni? Cosa succede a chi viola le regole?

Lo stage è uno strumento ormai imprescindibile come momento di raccordo tra la formazione e il lavoro per contrastare la disoccupazione, specialmente quella giovanile. Ogni anno sono oltre 300mila le persone che in Italia vengono avviate a un tirocinio extracurriculare (addirittura il doppio contando anche quelli “curriculari” cioè svolti durante il periodo di studio). A quattro anni dalle prime Linee guida la Conferenza ha riesaminato la materia, scelto di rivedere alcuni dei punti-chiave, discusso, si è pronunciata. E ha detto alle Regioni (che peraltro della Conferenza fanno parte integrante): ora avete 6 mesi per recepire questi paletti con vostre normative. 6 mesi, fino al 25 novembre.

Perché gli atti della Conferenza Stato-Regioni non hanno una efficacia immediata. Hanno bisogno, per acquisire valore normativo, di essere recepiti dalle singole Regioni con provvedimenti normativi ad hoc: leggi regionali, delibere, regolamenti

Dunque a fine maggio la Conferenza ha emanato le linee guida e dato tempo sei mesi alle Regioni per recepirle. I sei mesi sono passati: le Regioni hanno rispettato la deadline? Macché. Solo cinque hanno agito in tempo utile: il Lazio (la prima a tagliare il traguardo a inizio agosto), la Basilicata, il Veneto, la Sicilia e la Calabria. Tre quarti delle Regioni sono dunque in ritardo. Alcune riusciranno a mettersi in pari entro la fine dell'anno; altre invece sono talmente indietro con l'elaborazione e la discussione dei testi con le parti sociali, che si slitterà sicuramente all'anno prossimo.

Ma perché tutto questo ritardo? Perché ci sono alcuni punti controversi, che alcune Regioni non vogliono recepire, o che creano dibattito con le parti sociali...

Sulla Repubblica degli Stagisti l'approfondimento continuamente aggiornato, Regione per Regione.

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