2 Gennaio Gen 2018 0750 02 gennaio 2018

I giovani diserteranno le urne e per la politica non c’è notizia migliore

Secondo un sondaggio pubblicato da La Stampa, il 70% tra loro non andrà a votare. Non è solo disinteresse e sfiducia: è che non c'è nemmeno una proposta politica che li riguardi. E ai partiti va benissimo così. Perché è indebitando i giovani che si può foraggiare l’elettorato più anziano

Giovani italia

Ci sono due passaggi del discorso di San Silvestro del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che dovrebbero essere oggetto di grande riflessione da parte di tutti.

Il primo è quello in cui parla de ragazzi del ’99, facendo un parallelismo tra quelli del secolo scorso, che andarono in guerra poco meno che maggiorenni tra il 1915 e il 1918. E quelli di questo secolo, che voteranno per la prima volta alle elezioni del prossimo 4 marzo. Oddio, voteranno. Secondo un sondaggio di cui dà testimonianza stamattina La Stampa, il 70% di loro diserterà le urne. Sfiduciati, dice La Stampa. Del tutto privi di una proposta politica costruita attorno alle loro necessità, aggiungiamo noi.

Ed è qui che si innesta il secondo passaggio del discorso di Mattarella, quello sulla dittatura «dell’eterno presente che oscura l’avvenire». O fuor di metafora e di bon ton istituzionale, che se ne frega delle conseguenze che avrà domani quel che propone oggi. Se c’è una malattia endemica della politica di oggi, trasversale a tutte le forze politiche, è questa: dall’abolizione della legge Fornero alla flat tax, dai maxi tagli fiscali ai sussidi a pioggia, sino a tutte quelle politiche che incentivano la crescita o ridistribuiscono le risorse di oggi coi soldi di domani.

Volete che un giovane decida di prendere in considerazione l’ipotesi di votare? Rispondente a queste due domande: che si fa per invertire la rotta della disoccupazione giovanile? E mentre invertiamo la rotta, come si rammenda quel gigantesco buco del welfare che li impoverisce ogni giorno che passa, magari senza prendere soldi a debito?

Il tutto, lo ricordiamo ai più distratti, a uso e consumo non certo dei giovani, nonostante siano i giovani ad aver pagato più di tutti la crisi economica - qualcuno l’ha definita la terza guerra mondiale senza bombe - degli ultimi dieci anni. I numeri ormai li sapete a memoria, se siete lettori frequenti di questo giornale. Uno: tra il 2007 e il 2013 la disoccupazione giovanile in Italia è cresciuta di 13 punti percentuali, dal 15% al 28%, laddove in Francia è aumentata di soli 3 punti, mentre in Germania è addirittura diminuita di 7 punti percentuali, passando dall’11% al 4%. Nonostante ciò, i sussidi ai disoccupati over 50 sono quasi tre volte quelli destinati agli under 30. Due: tra il 2005 e il 2015, gli over 65 in situazione di povertà assoluta sono diminuiti, mentre i poveri under 17 sono triplicati, così come quelli tra i 18 e i 34 anni. Ma solo il 26% della spesa complessiva per le prestazioni erogate dall’Inps - al netto delle pensioni - è destinato agli under 40. Mentre il 40%, quasi il doppio, è tutto per gli over 60.

Volete che un giovane decida di prendere in considerazione l’ipotesi di votare? Rispondente a queste due domande: che si fa per invertire la rotta della disoccupazione giovanile? E mentre invertiamo la rotta, come si rammenda quel gigantesco buco del welfare che li impoverisce ogni giorno che passa, magari senza prendere soldi a debito?

Nessuna risposta né ora, fidatevi, né da qui al 4 marzo, nonostante queste due questioni siano centrali per il futuro dell’Italia ben più dell’emergenza migranti o dell’emergenza fake news, o del caso Boschi. Sono pochi, sono disinformati, hanno questo insopportabile vizio di rompere i coglioni, nel momento in cui iniziano a informarsi e a interessarsi. E occuparsi di loro è un problema serio, perché vuol dire togliere ad altri, più numerosi e usi a recarsi alle urne. Altro che ragazzi del ’99, altro che dittature dell’eterno presente. Per la politica, che i giovani non votino è il più dolce dei regali. Comunque vada, sarà un disastro.

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