5 Gennaio Gen 2018 1030 05 gennaio 2018

Invenzioni che non t’aspettavi: gli aerei del futuro voleranno alimentati da yogurt greco

Una nuova tecnica, elaborata tra Usa e Germania, permette di trasformare il siero derivato dalla produzione dello yogurt in biocarburante. Non inquina ed elimina gli sprechi

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JACK GUEZ / AFP

Se fino a oggi è stato un semplice alimento, da domani potrà diventare un carburante. Lo yoghurt greco ha potenzialità inaspettate, immense addirittura. Lo hanno scoperto i ricercatori della Cornell University insieme ai colleghi dell’Università di Tubinga: grazie a un metodo di loro invenzione, il siero di latte (ciò che rimane togliendo le proteine) può venire trasformato in bio-carburante. Ed essere utilizzato per far andare automobili, camion e perfino aerei.

È un affarone: è un alimento a buon mercato (anche se a New York, visto che è scoppiata la mania, i prezzi sono saliti) e, soprattutto, prevede un processo di produzione in cui lo spreco (finora) del siero è immenso: per ogni chilo di yoghurt vengono creati (e poi rifiutati) due/tre chili di siero. Negli Usa se ne producono 770mila tonnellate ogni anno. Chiunque capisce che, per diventare ricchi, basterebbe andare alla fabbrica, comprare gli scarti a prezzi stracciati e trasformarli poi in carburante.

Il problema è che il mondo dell’energia è molto complicato. Perché un’innovazione come questa riesca a trovare spazio occorre che sia più conveniente dei carburanti tradizionali (difficile, visto che si tratta di una tecnologia appena nata) e che, soprattutto, non incontri ostacoli di tipo burocratico e politico (leggi: lobbistico). Secondo gli scienziati sarebbe un doppio peccato: da un lato il bio-carburante prodotto dallo yoghurt funzionerebbe anche come alimento per gli animali, molto più sano degli attuali pastoni e privo di antibiotici. Dall’altro sarebbe anche preferibile ad altri biocarburanti, come l’etanolo – basato su soia e mais – la cui produzione richiede una grande – eccessiva? – quantità di terra fertile, con impieghi inappropriati ed eliminazione di biosistemi.

Insomma, lo yoghurt greco è un tesoro. E i greci, colpiti da crisi e austerity, avrebbero voluto saperlo prima.

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