15 Gennaio Gen 2018 0745 15 gennaio 2018

Céline è più censurato di Hitler, ma i suoi testi ”sulfurei” potete trovarli qui

Gallimard ha rifiutato la pubblicazione delle opere razziste di Céline (mentre il Mein Kampf si trova in moltissime edizioni). Ma in letteratura l’unica forma di censura ammissibile è quella verso i brutti libri. Ecco come trovare le opere proibite

Louis Ferdinand Celine_Linkiesta

L’asserzione ha qualcosa di romantico. Lo scrittore è più pericoloso di un tiranno, la penna fa più male della spada. Sarà. Però – pigliamo subito la ‘notizia’ per le palle – Hitler ha spedito per davvero sei milioni di ebrei al creatore, via campi di sterminio, più una vagonata di altri; Céline con i suoi pamphlet ‘antisemiti’ non ha fatto del male a nessuno, solo agli intellettuali col tutù. Eppure, il Mein Kampf è pubblico, perfino chiosato, in edizione storicamente doc – come se le chiose potessero disinnescare l’orrore, anzi tutto estetico, del tomo – mentre gli ‘antisemiti’, cioè Bagatelle per un massacro (1937), La scuola dei cadaveri (1938) e La bella rogna (1941) sono ancora al bando, gli unici libri del mondo occidentale su cui aleggia una sinistra aura di censura

Non appena Gallimard ha dichiarato, fieramente, di voler pubblicare, indottrinati in una edizione critica, gli ‘antisemiti’, perfino il governo francese – tramite le leccornie del burocratese – gli ha dato contro, per non parlare degli storici e dei qualunquisti. Esito: non sappiamo quando Gallimard – che pubblica l’opera omnia del sommo – pubblicherà – e se pubblicherà – i fatidici. Eppure, in Francia non si continua a parlar d’altro, Céline tira più di una petulante femminista o di una Catherine Deneuve che – giustamente – è onorata dal fatto che un maschio le tocchi il culo. Il problema è di facile soluzione. Primo. Gli ebrei non sono tutti santi ma l’antisemitismo è una brutta cosa, i campi di concentramento sono uno schifo, il nazismo è stato un orrore. Secondo. Louis-Ferdinand Céline è uno dei più grandi scrittori di ogni tempo, uno – come Sant’Agostino, come Dostoevskij – che è andato fino alle viscere dell’uomo, che ha guardato con occhi dirompenti e dilatati l’orrore, e va preso per quello che è, tutto, totalmente, senza distinzioni. Terzo. In letteratura è consentita una sola forma di razzismo: quella contro i brutti libri.

L’ha pubblicato come Écrits polémiques (radunando altre alla trimurti antisemita Mea culpa e altri materiali) l’editore canadese Éditions 8, per la cura di Régis Tettamanzi, professore di letteratura francese all’Università di Nantes (potete comprarlo qui). Ma c’è di più, il grottesco si sforma in risata crassa. “Ottemperando alle volontà del marito, espresse al rientro in Francia dall’‘esilio’ danese, la vedova di Céline ha posto il divieto alla ripubblicazione dei pamphlet antisemiti – una decisione che ha il grande merito della sua assoluta nullità. Non ne ha impedito, infatti, la messa in rete e… chiunque può leggerli e scaricarli nel suo p.c.”. Questo è Piero Sanavio, non certo un militante all’estrema destra, che ha pubblicato due libri capitali per capire Céline: Virtù dell’odio (2009) e Ancora su Céline (2012). In effetti, in rete è possibile comodamente scaricare (qui) la versione digitale della traduzione italiana di Bagatelle per un massacro.

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