20 Gennaio Gen 2018 0745 20 gennaio 2018

Ecco perché Pier Vittorio Tondelli è l’autore (ancora) decisivo oggi

Roberto Carnero firma un libro indispensabile – e senza vezzi da sapientino – sull’autore di “Altri libertini”, lo scrittore che ha svecchiato la letteratura italiana. ”La logica commerciale era estranea all’operazione tondelliana, mentre oggi essa sembra quella che domina gran parte dell’editoria

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C’è un ricordo impressionante. E c’è un pregiudizio da vincere. Il ricordo è banale. Condiviso da falangi di lettori. Ero al liceo. Pieni anni Novanta. La mia prof sa nulla di letteratura contemporanea e non gli garba l’alunno – io – che balocca con la scrittura. La collega della classe a fianco, femminista, dell’estrema, con marito jazzista di provincia, è una lettrice fenomenale. Comprovato il mio talento, un giorno, mi getta sul banco un tozzo di tomi. Sergio Atzeni, Carlo Emilio Gadda, Edoardo Sanguineti, Pier Vittorio Tondelli (in copertina in una delle magnetiche fotografia di Fulvia Farassino scattate a Riccione, per concessione dell’Associazione Riccione Teatro). Gadda è bello perché illeggibile; Sanguineti è bello perché impossibile; Atzeni, troppo accessibile. Di Tondelli la prof della classe a fianco mi dà Altri libertini. Lettura – ovviamente – che percuote. Immagine indelebile. Giusy che sfrega il cazzo di Bibo in Postoristoro – “si gonfia Bibo come si gonfia, si alza, sei un chiavatore Bibo, il migliore, stai chiavando, si rizza, si rizza, mette le ali Bibo, è grosso, è ritto, è grande, su e giù, cazzo! Figa!” – e poi gli ficca la siringa lì, nell’affare eretto, dove resta ancora il residuo di qualche vena e il tintinnio del sangue, perché Bibo “non c’ha più vene buone”. La lettura di Altri libertini è ancora lì, gloriosamente sgradevole. Il pregiudizio è che il resto dell’opera di PVT sia datatissima, roba per ricostruire sociologicamente il ‘clima’ degli Ottanta, ma letterariamente sgretolata dall’evo. A parte Biglietti per gli amici, opera di pervaso lirismo. Tondelli s’è talmente intriso, intrippato nel proprio tempo da restarsene in esilio dagli assoluti, nell’anticamera della grandezza, mi dicevo. Poi, studiando gli archivi – poveramente sontuosi – del Premio Riccione – che Tondelli vince nel 1985 con Dinner Party e per cui lavora, nel 1990, compilando, in Ricordando Fascinosa Riccione, un imprevedibile repertorio narrativo della Riviera romagnola – scopro, da neofita idiota, che PVT non è solo l’intellettuale sagace che tutti sanno. È uno che accoglie. Che ama per davvero. Che per davvero – penso soprattutto al progetto Under 25 – lascia spazio agli altri perché gli altri divengano più bravi, famosi, felici di lui. Quando ho studiato alcune carte di Pasolini, invece, l’effetto mi è parso l’opposto. Pasolini è generoso con gli ignoti finché gli serve. Poi vampirizza. Lascia spazio per andarsene. O per uccidere. Tondelli no. Detto questo. L’agiografia di PVT – ricordi, ricordini, esegeti, tutti a mettere le unghie critiche sul cadavere eccellente – mi ha sempre dato il voltastomaco. Ora. Roberto Carnero, storico della letteratura di pregio – ha scritto, tra l’altro, proprio di Pasolini ma anche di Silvio D’Arzo, di Guido Gozzano e degli ‘scapigliati’ – ha firmato per Bompiani – dopo un antico libro per Interlinea, nel 1998 – con Lo scrittore giovane (pp.240, euro 11,00) il libro necessario su Pier Vittorio Tondelli. Che ne inquadra l’opera – ri-letta libro per libro – e la cornice storico-esistenziale, connettendola al fenomeno editoriale – inventato da Tondelli – del ‘giovanilismo’, della giovinezza come categoria estetica o quasi. Il tutto, senza le moine del critico che vuol far vedere quanto è intelligente. Per questo, vincendo pregiudizi e antichi amori, ho contattato Carnero.

Mi viene da farti una domanda cretina: ancora Tondelli? Perché? Cerco di specificare. Tondelli appare come un autore di ‘rottura’ tanto quanto Pasolini è di ‘reazione’, uno (PVT) pare includere laddove l’altro (PPP) esclude, o meglio, include ciò che interessa a lui solo (penso, per dire, al loro lavoro critico, ‘maieutica’ nel caso di PVT e ‘cannibale’ nel caso di PPP). Aiutami a capire qualcosa sull’attualità – se permane – di Tondelli e i suoi rapporti – se ci sono, metaforici – con Pasolini.

“Certamente la presenza autoriale di Pasolini, il suo ‘ego’ artistico e letterario è molto forte e si autoimpone

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