La Flat Tax secondo Nicola Rossi: «È l’unica rivoluzione possibile per il fisco italiano»

Intervista al presidente dell’Istituto Bruno Leoni: «Oggi il sistema fiscale italiano è profondamente iniquo e inefficiente. Non è vero che l’aliquota unica privilegia i ricchi. La proposta di Forza Italia mi convince, non quella leghista. Il Pd? Sono attaccati ai luoghi comuni»

Rullo Compressore Linkiesta
17 Febbraio Feb 2018 0745 17 febbraio 2018 17 Febbraio 2018 - 07:45
WebSim News

«Il sistema fiscale italiano? È come un Lego i cui pezzi sono messi a casaccio l’uno sull’altro e non compongono niente, una costruzione di interventi erratici dettati da un esigenza immediata. Il disegno finale è incomprensibile, un piccolo mostro. E la cosa buffa è che si continua». Nicola Rossi, economista, presidente dell’Istituto Bruno Leoni, non è in vena di essere diplomatico. Al contrario, come spiega nel suo ultimo libro “Flat Tax. Aliquota unica e minimo vitale per un fisco semplice ed equo” (Marsilio, 2017) è convinto che il fisco italiano sia da demolire e ricostruire da zero. Ad acuire la vis polemica, soprattutto a causa della prossima scadenza elettorale, è il “come”. Secondo Rossi, infatti, la soluzione è proprio la flat tax, la tassa piatta costruita su un’unica aliquota, cuore della proposta politica del centrodestra. E sul minimo vitale, una specie di “reddito di cittadinanza”, al centro del programma del Movimento Cinque Stelle. Curioso, che a farlo sia un ex senatore del Partito Democratico: «La posizione del Pd è culturale - spiega Rossi -. Loro sono attaccati a una serie di luoghi comuni, che non gli permettono di capire quanto sia iniquo sia il sistema attuale e quale sia la necessità di cambiarlo. Loro aggiungono a ciò che già c’è, non hanno proposte alternative».

Partiamo dall’inizio: lei nell’incipit del suo libro parla di un sistema fiscale “irragionevole”, costruito da menti “ciniche e miopi”. Ci può fare un esempio?
Parliamo di progressività. Oggi è un concetto che vale solo per i dipendenti e i pensionati che guadagnano tra i 10 e 40mila euro, a occhio. Il resto del sistema fiscale non è progressivo. Lei ha un casa o 100 appartamenti in affitto, ma pagherà sempre il 21% di cedolare secca. Lei può aver 100mila o 100milioni investiti Btp e paga sempre il 12,5%. È ridicolo. Le uniche imposte progressive, in Italia, sono quelle per il lavoro. Ci sono 30mila contribuenti con aliquota massima. Mentre tutto il resto - ciò che genera ricchezza vera - viene tassato con aliquote fisse.

Quindi già oggi il sistema fiscale non genera redistribuzione...
Il punto di partenza è che sbagliamo se pensiamo che il sistema fiscale debba fare tutta la redistribuzione del nostro Paese. La redistribuzione ,all’estero, si fa anche sul lato della spesa. Flat tax è un imposta moderatamente progressiva, per evitare di ricadere nella trappola della progressività, alla ricerca della detrazione perduta.

La flat tax moderatamente progressiva?
Fu Luigi Einaudi a definirla così e credo di tasse ci capisse qualcosa.

In che modo è progressiva, quindi?
Questo perché c’è una fascia in cui nessuno paga le tasse. Fino a 11mila euro, nella nostra ipotesi, l’aliquota zero. Poi cresce sino a raggiungere il 25%. E poi perché tasseremmo i redditi di capitale all’aliquota massima dei redditi da lavoro, e non a quella minima come accade oggi. Infine si potrebbe usare il sistema fiscale come leva per la competitività del paese, aiuterebbe la combattività del Paese.

«Parliamo di progressività. Oggi è un concetto che vale solo per i dipendenti e i pensionati che guadagnano tra i 10 e 40mila euro, a occhio. Il resto del sistema fiscale non è progressivo. Lei ha un casa o 100 appartamenti in affitto, ma pagherà sempre il 21% di cedolare secca. Lei può aver 100mila o 100milioni investiti Btp e paga sempre il 12,5%. È ridicolo. Le uniche imposte progressive, in Italia, sono quelle per il lavoro»

Giusto, ma nel frattempo tutte le altre imposte ad aliquota fissa - da quella sul capital gain alla cedolare secca, sino all’Iva - rimarranno tali. Come se ne esce dal fisco irragionevole?
Semplice: cominciamo a eliminare le improste che nessuno ha mai capito, come l’Irap. Poi togliamo le imposte IMU che non sappiamo più a cosa significano. Infine prendiamo tutte le nostre imposte rimaste, dall’Irpef all’Iva un’aliquota al 25%. E una volta che abbiamo fatto tutto questo, creiamo un unico strumento di contrasto alla povertà.

Il minimo vitale, per l’appunto. Ci spiega in sintesi cosa significa?
Sono 6500 euro annui, che crescono in funzione di dove vivi e al crescere del nucleo famigliare: presenza di bambini o anziani a carico, versati in una carta di credito ricaricabile che si può usare solo per alcune spese.

Assomiglia molto alla proposta di Berlusconi: flat tax e reddito di dignità...
Ci sono molte assonanze tra la nostra proposta e quella di Forza Italia. Meno con quella della Lega, che ha un’aliquota molto bassa e non prevede nessun tipo di minimo vitale. La proposta di Berlusconi invece prevede una forma di sostegno universale al reddito. Noi lo chiamiamo minimo vitale, loro lo chiamano reddito di dignità. Anche loro, peraltro, vogliono eliminare una serie di imposte inutili e senza senso. La differenza vera è che noi vogliamo coprire i primi anni in cui ci sarà un fisiologico calo di gettito con un taglio di spesa. Loro pensano che non ci saranno problemi di copertura.

Quali tagli di spesa?
Noi crediamo che nei primi anni la flat tax costerà circa 27 miliardi: 14 saranno coperti consentendo a Cottarelli e Perotti di finire il loro lavoro. Gli altri 13, invece, arriveranno dall’obsolescenza degli attuali strumenti a contrasto della povertà.

Potrebbe interessarti anche