23 Febbraio Feb 2018 0750 23 febbraio 2018

I giovani Unesco: “Facciamo vivere la cultura”

Dal 23 al 25 febbraio si ritrovano a Matera per il primo “Unesco Italian Youth Forum” i trecento 20-30enni dell’Associazione italiana giovani per l’Unesco. Il presidente Petrocelli: “Serve un ricambio generazionale. Ripensiamo il nostro patrimonio”

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Dal 23 al 25 febbraio si ritrovano a Matera per il primo “Unesco Italian Youth Forum”. I trecento 20-30enni dell’Associazione italiana giovani per l’Unesco nel capoluogo lucano sottoscriveranno una “Carta” con un elenco di proposte da presentare sulla scrivania del futuro governo. Nati due anni fa da una costola degli “anziani” della Commissione nazionale Unesco, sono ricercatori, professori universitari, manager culturali, giornalisti e musicisti, che non ne potevano più di una gestione «troppo conservatrice e tradizionale» della cultura. E così, proprio negli anni in cui l’Italia giocava un ruolo sempre più strategico all’interno dell’agenzia Onu, loro si sono messi in gioco per promuovere i temi culturali più vicini ai giovani – spesso dimenticati dai più vecchi – oltre a un nuovo modo di intendere il patrimonio nazionale. Prima autofinanziandosi, poi facendo fundraising.

«Prendi un sito archeologico. Non basta tenere in piedi la pietra, bisogna farla vivere», dice Paolo Petrocelli, 33enne fondatore e presidente dell’Associazione e manager del Teatro dell’Opera di Roma. «C’è questa idea della cultura come ozio, piacere, divertimento, svago, senza sapere che è uno dei motori economici del nostro Paese e per questo va valorizzata. Qualcuno in Italia disse che “con la cultura non si mangia”. Ma è un’industria che produce valore al pari delle altre industrie. Però servono soluzioni nuove».

Tutelare non basta. Guardare solo al passato è riduttivo. «Bisogna far vivere il patrimonio, ripensarlo, capire come proiettarlo nel futuro, con soluzioni innovative», dice Petrocelli. Che significa ad esempio organizzare concerti o incontri formativi nei parchi archeologici. Oppure prevedere servizi aggiuntivi nei teatri per renderli più accessibili. Tra le ultime partnership sottoscritte dall’associazione, c’è quella con Flixbus: sarà possibile scoprire il patrimonio italiano a bordo dei bus verdi low cost, che oggi collegano 30 dei 53 siti Unesco italiani, ed entro l’estate si arriverà a 43.

Bisogna vivere il patrimonio, ripensarlo, capire come proiettarlo nel futuro, rendendolo più accessibile, con soluzioni innovative. Prendi un sito archeologico. Non basta tenere in piedi la pietra, bisogna farla vivere

L’Associazione fa attività di advocacy mirata a sensibilizzare le istituzioni, in particolare il Ministero dell’Istruzione e della Cultura. Ma il compito ha davanti è arduo. L’Italia è regina in Europa per patrimoni Unesco, eppure occupa tra gli ultimi posti per numero di lavoratori nel settore culturale: sono solo il 3,4% sul totale, secondo i dati Eurostat. E le statistiche peggiorano, scendendo in terzultima posizione, se a essere analizzato è il segmento di età dei lavoratori più giovani (dai 15 ai 29 anni), e addirittura in penultima se si considerano solo i laureati impiegati nel settore culturale.

«Serve un ricambio generazionale», dice Petrocelli. «C‘è ancora l’idea che un museo possa essere guidato solo da figure senior. Salvo poche eccezioni, teatri e musei in Italia sono gestiti da persone in avanti con l’età o da professionisti che sono nel circuito da molto tempo». E se nelle università sono cresciuti corsi di laurea e master in management culturale, il mercato poi non riesce ad assorbire queste nuove professionalità, che uniscono il mondo tradizionale della cultura a quello dell’innovazione e della tecnologia.

Per il progetto Unesco Edu, hanno coinvolto uno o due licei per regioni, coinvolgendo gli studenti in attività di laboratorio. A Pisa, ad esempio, i ragazzi hanno realizzato una guida alternativa della città. Negli istituti tecnici campani e siciliani, con le stampanti 3d è stato progettato il recupero dei siti archeologici in stato di abbandono. In collaborazione con Google, invece, l’Associazione sta creando una versione contemporanea del Grand Tour d‘Italia: una piattaforma digitale consultabile ovunque con tanto di mappe, immagini e racconti. Finora è disponibile solo per Venezia, Siena, Roma e Palermo. Ma presto sarà allargata anche ad altre città.

Così come presto cresceranno i membri dell’associazione. A breve arriveranno i bandi regionali per selezionare nuovi giovani esponenti del mondo culturale italiano che potranno contribuire a questo progetto. «Non basta investire in difesa e sicurezza», dice Petrocelli, «per una società sana serve uno sviluppo integrato».

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