30 Marzo Mar 2018 0755 30 marzo 2018

Il Mezzogiorno lo salveranno i giovani, non il reddito di cittadinanza

Verità che sono scritte ovunque, ma che nessuno racconta: il Sud ha “regalato” al Nord 200mila laureati in quindici anni. Nel frattempo, tutto quel poco che nasce e si sviluppa nel Mezzogiorno è figlio di imprenditoria giovanile. Non è che stiamo sbagliando tutto?

Sud Italia 0

C’è una statistica che dovrebbe far incazzare chiunque viva o provenga dal Mezzogiorno d’Italia: è quella illustrata qualche mese fa dallo Svimez, secondo la quale nel corso dell’ultimo quindicennio il sud Italia ha regalato al nord Italia 200mila laureati. Solo calcolando quanto è costato formare ciascuno di loro, dice ancora Svimez, si può stimare in 30 miliardi di euro - 2 all’anno - il regalo che il Sud ha fatto al Nord del Paese, donandogli il meglio del suo capitale umano. È una cifra indicativa, più simbolica che altro, ma rende l’idea del rapporto che intercorre tra Sud e Nord Italia. Il Nord si porta a casa un bel po’ tra le teste migliori formate Sud, e sussidia la sopravvivenza - in taluni casi pure la nullafacenza - di quel che rimane.

Ora: proviamo a ragionare per assurdo: quanto potrebbe crescere il Sud dell’Italia se riuscisse a trattenere il capitale umano che forma, se riuscisse a metterlo a valore nel contesto di un ecosistema economico in grado di valorizzarlo? Se vi sembra qualcosa di fuori dal mondo, se credete che il Sud sia senza speranza e che meriti soltanto di essere attaccato al polmone artificiale dei trasferimenti di denaro pubblico, in coda alle urne e agli sportelli, per incassare denaro senza lavorare, abbiamo qualche dato per voi. I dati sul Pil del 2016 che raccontano una crescita dell’1%, superiore allo 0,8% del Nord (nel 2017 le parti si sono invertite: 1,3% contro 1,6%). O ancora i dati sulla forte crescita degli investimenti privati, dell’export e dell'afflusso di turisti stranieri nel 2017.

Secondo il rapporto sui distretti di Intesa San Paolo, presentato ieri, l’impatto degli imprenditori giovani nei distretti del Mezzogiorno è pari al 38,1%, il doppio rispetto alla media nazionale, quasi il triplo rispetto al centro Italia

Quel che più ci deve interessare, tuttavia, è il fatto che molta di questa crescita sia trainata dai giovani, molto più che al nord. Secondo il rapporto sui distretti di Intesa San Paolo, presentato ieri, l’impatto degli imprenditori giovani nei distretti del Mezzogiorno è pari al 38,1%, il doppio rispetto alla media nazionale, quasi il triplo rispetto al centro Italia. E non è un caso nemmeno che non ci sia area del Paese in cui le startup innovative aumentano come al Sud, che nel secondo trimestre dello scorso anno sono cresciute di ben 31,3 punti percentuali, dieci in più rispetto al Nord.

Qualcosa vuol dire: al Sud, in assenza di capitali finanziari, il capitale umano, soprattutto quello giovane, può essere un vero e proprio motore di sviluppo. Tanto più se, come conferma ancora il rapporto sui distretti di Intesa, i settori chiave dello sviluppo dei distretti sono il turismo e l’agroalimentare, due comparti ad alta intensità di imprenditoria giovanile, nei quali il Sud può dire molto. Allo stesso modo, però, non esiste parte d’Italia in cui il capitale umano giovanile sia brutalmente lasciato scappare o lasciato avvizzire, dentro le logiche di uno Stato burocratico, assistenziale e clientelare. Arrendersi a questo tipo di logica non vuol dire semplicemente perpetrarla, bensì aggravarla.

Ancora più sussidi e trasferimenti assistenziali probabilmente qualche problema lo risolvono, così come li ha risolti il reddito di inclusione, nel contesto di un 2017 in cui, nonostante la crescita, la povertà assoluta ha raggiunto i suoi massimi storici. Proprio per questo, però, castrare ogni possibilità a quel giacimento di saperi e idee che appena emerge brilla, e traina, nel nome del piagnisteo, è un errore gravissimo. E farlo per salvare i parassiti dello status quo, un vero e proprio crimine contro il futuro. Chiunque vada al governo ci pensi su.

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