21 Aprile Apr 2018 0745 21 aprile 2018

Ci lamentiamo di Facebook, ma in Cina non c’è privacy neanche al bagno

Lo scandalo del social più utilizzato al mondo è stata la goccia di troppo. A maggio entrerà in vigore il nuovo Regolamento europeo sulla privacy. Ma fuori dall'Ue, cosa accade? In Cina, ad esempio, si utilizza il riconoscimento facciale anche per utilizzare i bagni pubblici

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Dal 25 maggio 2018 entrerà in vigore il nuovo Regolamento Europeo 2016/679, che mira a un cambiamento relativo al trattamento dei dati personali e alla loro protezione – prevedendo anche significative sanzioni per le aziende che lo violeranno. Le imprese che hanno a disposizione dati personali dovranno quindi attenersi al nuovo regolamento. Lo scandalo di Facebook scoppiato in queste ultime settimane è semplicemente la prova di quanto siamo stati disposti a dare per rimanere “connessi” (o meglio: pur di “sentirsi connessi”). «Non esiste niente di più costoso di quello che ti viene regalato», scriveva Viet Thanh Nguyen ne Il Simpatizzante. E non potrebbe essere più vero, perché quello che abbiamo pagato è stata la violazione dei nostri dati, pezzi della nostra vita. Facebook non ci ha mai regalato nulla: anzi, nessuno ti regala niente, tantomeno nell’era digitale. Il costo di un like è la nostra privacy.

Da maggio probabilmente le cose cambieranno, eppure in molti altri Paesi extraeuropei, il labile confine tra privacy e sicurezza, tra dati personali e controllo incondizionato, è ancora più controverso. Come ha scoperto la BBC, in Cina esiste una rete di 176 milioni di telecamere di sorveglianza che controllano 1,3 miliardi di persone (e nel corso dei prossimi due anni potrebbe diventare sei volte più grande).

Una rete fatta di occhi, che riconoscono le persone: infatti sembrerebbe dotata di intelligenza artificiale e nello specifico di tecnologie per il riconoscimento del volto

Una rete fatta di occhi, che riconoscono le persone: infatti sembrerebbe dotata di intelligenza artificiale e nello specifico di tecnologie per il riconoscimento del volto. Avete visitato la Cina ultimamente? Beh, ci sono alte probabilità che anche il vostro viso sia stato analizzato dal software di SenseTime. Ma non solo. In Cina vi sono anche altre società che si occupano di sorveglianza e riconoscimenti facciali: Megvii, Yitu, Malong Technologies. Sono solo alcuni dei nomi. Pensiamo anche alla Hangzhou Hikvision Digital Technology, uno dei maggiori fornitori al mondo di telecamere di sicurezza. Una tecnologia che osserva, controlla incondizionatamente.

«È la tecnologia a diventare una forma di politica, di governo», aveva già detto a Linkiesta il sociologo bielorusso Morozov. «Abbiamo bisogno di frizioni, di imperfezioni, di disconnessioni». Siamo troppo connessi ed è tutto “troppo funzionate”, tanto che poi non c’è spazio per la privacy e – più semplicemente – per vivere.

E la privacy, in Cina, viene violata persino alla toilette. Già nel 2015 il presidente Xi Jinping aveva avviato una vera e propria rivoluzione dei bagni pubblici. Tutto all’insegna della tecnologia, ovviamente. Wifi, pagamenti con bancomat e… sistemi di riconoscimento facciale. Perché mai, vi chiederete? L'idea è quella di impedire alle persone di utilizzare troppa carta igienica e di fermare i furti di oggetti gratuiti. Questa tecnologia è già in funzione, ad esempio, nel bagno pubblico del Tempio del Cielo, a Pechino. Ma anche in altre città sono stati installati dei sistemi: prima viene scansionato il volto, poi vengono “erogati” tra i 40 e gli 80 centimetri di carta. E si rimane "schedati" nel sistema.

Alla base di questa scelta, innanzitutto vi è stato un problema reale del Paese: la situazione dei bagni pubblici in Cina, soprattutto nelle campagne, ha un livello molto basso. Eppure qui si tratta di una vera e propria rivoluzione tecnologica, che distrugge velocemente le barriere della privacy. Secondo le dichiarazioni di Xi Jinping, questa tecnologia verrà diffusa anche nelle zone rurali e non solo nelle areee turistiche dove per il momento è stata installata.

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