27 Aprile Apr 2018 1110 27 aprile 2018

Facebook, ecco tutti i modi per tutelare la tua privacy

Il caso Cambridge Analytica ci ha messo in guardia: Facebook può influenzare la nostra vita. Ma, dalla gestione della timeline a quella delle inserzioni, un miglior modo per proteggere i nostri dati esiste

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Se fosse davvero possibile influenzare un’elezione creando un’app per Facebook, come verrebbe il sospetto a leggere del caso Cambridge Analytica, come dovremmo comportarci per evitare che strumenti come Facebook possano essere usati da agenzie di propaganda per influenzarci? E come potremmo evitare di essere noi stessi strumento per manipolare le scelte dei nostri amici? Il punto di partenza, per chi non ha (ancora) intenzione di cancellarsi da Facebook, è dedicare una decina di minuti a controllare la propria privacy e quello che concediamo a Facebook di fare con i nostri dati.

L’origine del problema

Il problema infatti è il cosiddetto microtargeting comportamentale effettuato da aziende in grado di creare inserzioni o sponsorizzare post di pagine per influenzare le nostre emozioni, allo stesso modo in cui le divisioni marketing puntano a suggerirci acquisti influenzando i nostri gusti. Di cosa stiamo parlando? Vediamo nel dettaglio il caso specifico.

L’algoritmo sviluppato da Cambridge Analytica, come spiegato dal suo creatore, sarebbe in grado di comprendere (e prevedere) le reazioni di un individuo esposto a un messaggio dopo aver analizzato i dati raccolti attraverso una settantina di “mi piace”. Con un po’ più di trecento like, l’algoritmo riuscirebbe a saperne di noi più di quanto ne sappiano i nostri partner. È davvero possibile manipolare le nostre menti estraendo da Facebook i dati che gli forniamo con le nostre azioni? Non è chiarissimo, ma nel dubbio mi sono chiesto come evitare ciò, e ho indagato un po’ fra le opzioni di Facebook.

Il fatto è che chiunque, dopo aver estratto dati dai nostri profili usando app, giochi o pagine, può creare inserzioni o sponsorizzare post volti a promuovere un messaggio che ci viene presentato in diverse forme a seconda del nostro profilo psicologico, e che è studiato per stimolare la nostra interazione. Basta infatti un like o un commento a un messaggio per ritrovarsi in un loop di messaggi dentro e fuori dal social network costruiti ad arte per influenzare il nostro atteggiamento nei confronti di qualunque cosa. Non solo. Tramite un nostro “mi piace” o commento, mediamente un post raggiunge altre sei o sette persone.


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