5 Maggio Mag 2018 0939 05 maggio 2018

Ladra? Prostituta? Pazza? No, la prima (e la più grande) giornalista d’inchiesta di tutti i tempi, Nellie Bly

Ha creato problemi diplomatici a regimi dittatoriali. Fatto cadere teste al Governo coi suoi reportage. Fatto il giro del mondo in meno di 80 giorni. Nellie Bly è perfino diventata una grande industriale. Buon compleanno alla grande avventuriera del giornalismo

Nellie_Bly_Linkiesta

Alla mamma piaceva vestirla di rosa da piccola, e infatti il suo soprannome in famiglia era Pinky. Si era a Cochran’s Mills, Pennsylvania, negli anni Settanta dell’Ottocento.
Parecchio tempo dopo, a 31 anni, Pinky si sposò con un milionario 42 anni più vecchio di lei, Robert Seaman, produttore di recipienti d' alluminio e acciaio per latte, olio e varie: nelle foto del periodo la moglie dell’industriale non è più rosa, ma vestita di tulle -il cappello mardì gras con la tipica composizione fiori & frutta- o in abiti di pizzo, e in posa più o meno languida tra tappeti e poltrone impero.
In mezzo, per Elizabeth Cochran Seaman, c’era stata l’epoca dei paltò sportivi pied de poule, con cappellino, alla Sherlock Holmes; in mano aveva quasi sempre una borsa di pelle, da viaggio. Era l’epoca dell’avventura. Sì perché la bambina vestita di rosa nata il 5 maggio 1864 è stata una pioniera di molte cose inverosimili. È stata la più grande reporter del suo tempo, e l’archetipo del giornalista d’inchiesta. Oggetto d’indagine? Tutto. Il mondo.

Il periodo dell’avventura iniziò nel 1880 a Pittsburgh. Su un giornale della città era apparso un articolo intitolato “A cosa servono le donne”, che oggi avremmo definito sessista e misogino. Arrivò un articolo di risposta firmato “Piccola orfanella”, così potente e demolitivo che il direttore del giornale pensò di convocare l’autore.
Era lei, Pinky. Studentessa, sedicenne, in breve fu assunta dal giornale, con un nome che derivava dalla storpiatura del titolo di una popsong dell'epoca: "Nellie Bly". Giornalista donna, ma che non si occupava precisamente di argomenti “da femminile”.
Per esempio, a 21 anni, nel 1887, Nellie Bly andò in Messico per un reportage che la tenne in giro per sei mesi, descrisse prigioni e torture che il dittatore Porfirio Diaz infliggeva ai giornalisti locali, rischiò l’arresto a sua volta, riuscì ad andarsene incolume. Caso mediatico, polemico, politico.

Subì i maltrattamenti che toccavano alle pazienti: bevve l’acqua fangosa che toccava alle internate, e vide le pazze pericolose legate l’una all’altra, e i topi di fogna in giro per la struttura. Documento tutto in "Ten days in a Mad house", un libro-inchiesta che fece cadere diverse teste

E di seguito fu l’approdo a New York, e al giornale diretto da Joseph Pulitzer (quello del premio), con un incarico ancora più difficile: fingere la pazzia, e farsi ricoverare in un ospedale psichiatrico: il Women’s Lunatic Asylum. Dopo aver provato tutte le espressioni sconvolte possibili davanti allo specchio, e aver studiato a fondo la sintomatologia, Bly ci riuscì. Subì i maltrattamenti che toccavano alle pazienti: bevve l’acqua fangosa che toccava alle internate, e vide le pazze pericolose legate l’una all’altra, e i topi di fogna in giro per la struttura. Documento tutto in "Ten days in a Mad house", un libro-inchiesta che fece cadere diverse teste, e aumentare di un bel po' i finanziamenti agli istituti psichiatrici. Soprattutto arrivò alla conclusione che solo da qualche decennio si trova nei manuali di psichiatria (e nella legislazione, ma purtroppo non nella pratica terapeutica): “Cosa, tranne la tortura, produce pazzia più velocemente di questo tipo di cura?” si era chiesta. Insomma: i matti li creano i manicomi.

Ci furono molte altre inchieste incredibili, tutte vere, e tutte sotto mentite spoglie. Nellie Bly fu ladra per scrivere dello stato delle prigioni, prostituta per descrivere il mondo delle case chiuse di NY, ragazza madre per parlare del traffico di bambini. Operaia in una fabbrica di scatole di cartone. Inviata nella realtà di un’epoca moderna in esplosione: la cosiddetta “belle epoque” non era solo bella, era anche feroce, sporca, matta e malata. La ragazza rosa ci passò in mezzo, prendendo nota di tutto, scrivendo tutto. Ed arrivò il mito del viaggio, della velocità e della fantasia letteraria. Nel 1889 Bly fu inviata in un giro intorno al mondo in meno di ottanta giorni. Obiettivo: battere il Phileas Fogg di Giulio Verne. 25 mila miglia su navi e treni. Sola e in condizioni disagiate (in particolare per il tratto asiatico del viaggio) Nellie Bly ce la fece in 72 giorni, portando una scimmietta dalla Cina e battendo la sua concorrente, inviata da un altro giornale, Elizabeth Bisland. Il 25 gennaio 1890 era di nuovo a New York.

In termini di esplorazione sulla realtà, a questo punto ci mancava solo un matrimonio. E arrivò nel 1895, come abbiamo detto all’inizio, con l’anziano miliardario Seamann, che morì dopo qualche anno. Nellie Bly si ritirò dal giornalismo e si diede ad inventare nuovi modelli di contenitori. Diventò uno dei più importanti industrali americani. Le sue foto si trovano sulle pubblicità di padelle d’epoca, e anche questa è avventura. Ma dopo il periodo pizzi e lusso, ci fu un ritorno del periodo paltò e viaggi. Durante la prima guerra mondiale Nellie Bly finì sul fronte dell’Europa orientale, a scrivere reportage dai campi di battaglia. E quindi, infine, la guerra.

Da Riders Magazine

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