9 Maggio Mag 2018 0750 09 maggio 2018

L’Iran allontana Usa e Europa come mai prima d’ora (e per noi è una grande occasione)

La rottura unilaterale dell’accordo tra Washington e Teheran, decisa da Donald Trump, pone l’Europa di fronte a una scelta decisiva: continuare a fare la mosca cocchiera di un alleato sempre più scomodo e distante? Oppure rivendicare, finalmente, la propria autonomia? La seconda che hai detto

Trump Iran Linkiesta
SAUL LOEB / AFP

Altro che stagno: l’Oceano Atlantico, quei 6672 chilometri che separano la sponda europea con quella degli Stati Uniti d’America raramente è stato così largo e profondo, forse mai. Colpa di Donald Trump e della sua decisione di stracciare l’accordo con l’Iran - fine delle sanzioni in cambio della fine dell’arricchimento dell’uranio a fini militari -, che per la prima volta vede tutta l’Unione Europea, Regno Unito compreso, contrapporsi alla scelta americana.

«Francia Germania e Gran Bretagna si rammaricano per la decisione americana di uscire dall'accordo sul nucleare iraniano», ha twittato il presidente francese Emmanuel Macron, che ha aggiunto che lavorerà «per un nuovo accordo più ampio con l’Iran». Già, perché senza Usa, questo accordo è apparentemente morto, anche se tutti gli altri membri permanenti del Consiglio di Sicurezza - Cina e Russia comprese - hanno affermato di volerlo rispettare. Lo è perché le sanzioni che gli Usa ripristineranno sono indirette e andranno cioè a colpire i Paesi che intratterranno rapporti economici con Teheran. Lo è perché il presidente iraniano Rouhani ha dichiarato di aver già dato »disposizione all'Agenzia per l'energia atomica iraniana di essere pronta a riprendere l'arricchimento dell'uranio come mai prima».

Per quel che ci riguarda, come europei, la scelta di Trump ci pone di fronte a un dilemma e a un’opportunità: il dilemma è quello di voler sfidare o meno, congiuntamente, la scelta degli Stati Uniti, senza rinunciare alla cooperazione con l’Iran, costi quel che costi. L’opportunità è quella di emanciparci da un alleato sempre più scomodo, usando la leva della politica estera e militare per riaffermare la nostra alterità

È una mossa che sfiora il paradosso, quella di Trump. In un colpo solo, rompe unilateralmente un accordo firmato dal suo stesso Paese, cosa di per sé inaudita. Non bastasse, fidandosi delle “prove” mostrate dal presidente israeliano Bibi Netanyahu - “molto rumore per nulla” pure secondo un quotidiano israeliano come Haaretz - offre all’Iran il pretesto per ricominciare a percorrere la strada verso l’atomica, senza avere altre strategie per impedirglielo, se non una guerra al limite della follia. Capolavoro assoluto, lo fa mentre sta negoziando l’incontro pacificatore con Kim Jong Un, dittatore nordcoreano che la bomba atomica ce l’ha eccome.

Non siamo indovini: il tempo ci dirà gli effetti di questa decisione, a oggi senza senso alcuno, se non quello di ridare forza e fiato a Israele e Arabia Saudita in Medio Oriente - non a caso le uniche due voci a favore d Trump. Per quel che ci riguarda, come europei, è tuttavia una scelta che ci pone di fronte a un dilemma e a un’opportunità: il dilemma è quello di voler sfidare o meno, congiuntamente, la scelta degli Stati Uniti, senza rinunciare alla cooperazione con l’Iran, costi quel che costi. L’opportunità è quella di emanciparci, almeno un po’, da un alleato sempre più scomodo, usando la leva della politica estera e militare per riaffermare la nostra alterità e per proseguire sulla strada di un’Unione ancora più stretta, approfittando della finestra temporale che ci separa dalle elezioni europee del 2019. Lo stagno è sempre più largo, e non è detto che sia un male.

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