18 Maggio Mag 2018 0735 18 maggio 2018

Sinistra torna a bordo, cazzo! E basta stare zitti sulle questioni fondamentali

Nessuno che dica qualcosa riguardo i morti sul lavoro, sul massacro di Gaza, sul teatrino di governo tra Lega e 5Stelle. Della sinistra - compatta solo negli incubi della destra e dei suoi giornali - in Italia, si sono perse le tracce. Se qualcuno ha notizie, faccia un fischio

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ANDREAS SOLARO / AFP

Se qualcuno ha notizie della sinistra in Parlamento per favore faccia il prima possibile un fischio, ce ne porti le prove, qualcosa di più della sindone laica della sinistra che fu e che dovrebbe bastare, come ci ripetono ormai da una decina d’anni riducendoci come ci siamo ridotti in un’associazioni di reduci che si adunano (sempre meno) per ogni elezione. Qualcuno ci faccia la grazia di dirci, ad esempio, che fine abbiano fatto i parlamentari di Liberi E Uguali che eletti (seppur pochi) in Parlamento sono riusciti a scomparire dalla cronaca politica senza nemmeno il fascino di un primula rossa di antica memoria. Qualcuno ci dica che fine ha fatto Pietro Grasso, che negli ultimi otto giorni otto ha twittato due messaggi di auguri (uno alla neoeletta segretaria di Possibile Beatrice Brignone e uno alla memoria di Peppino Impastato) e nient’altro, nemmeno una foto di un nipote, di una scampagnata al mare e men che meno una parola che sia una sul macello che sta succedendo intorno al contratto di governo di Di Maio e Salvini.

Qualcuno spieghi per favore questa profonda letargia sul massacro di Gaza che ha reso Massimo D’Alema l’unico leader (sì, lo so, viene da piangere anche a me) un gigante di politica internazionale per avere avuto il polso di criticare Israele in compagnia di tutto il silenzio tutto intorno. Qualcuno mi spieghi cosa serve oltre a quattro operai ustionati e un giovane soffocato dal cemento per alzare la voce, incazzarsi ma per davvero, sulle morti di lavoro e sulle condizioni di un mercato che richiede carne da macello. E lo so, lo sappiamo tutti che i comunicati stampa di critica e di indignazione da parte dei singoli ci sono se si ha voglia di trovarli (Brignone, Fratoianni e Boldrini sono intervenuti in questi giorni su questi temi) ma se la voce non diventa un coro, non si condensa e non arriva qui fuori forse è (anche) perché non si capisce chi parli a nome di chi: una sinistra che è compatta solo negli incubi della destra e sui loro quotidiani mentre agli elettori pare una brigata sempre alla spicciolata. En marche! strillano quelli, è chiara la differenza?

Tenetevi forte compagni, la possibile composizione futura di Liberi e Uguali e la catena di reggenza del prossimo PD non interessano a nessuno. A nessuno. Le assemblee nazionali, le direzioni, le sigle, le correnti interne eccitano al massimo qualche retroscenista politico. Sono le cose da dire, che contano

C’è stato il tempo in cui il renzismo era (giustamente) indigeribile ma ora è il tempo in cui la destra non è più bisbigliata ma si prepara a salire al Colle. La lezione delle ultime elezioni insegna chiaramente, per l’ennesima volta, che gli elettori votano in base alle proprie priorità, disposti anche a rischiare di votare soluzioni difficilmente realizzabili o addirittura potenzialmente sbagliate ma vogliono avere la sensazione di ascoltare i temi ritenuti emergenziali e, tenetevi forte compagni, la possibile composizione futura di Liberi e Uguali e la catena di reggenza del prossimo PD non interessano a nessuno. A nessuno. Le assemblee nazionali, le direzioni, le sigle, le correnti interne eccitano al massimo qualche retroscenista politico. Sono le cose da dire, che contano. E poiché di cose da dire ce ne sono moltissime (e, pensate, addirittura si dicono, inascoltate nel disordine generale) forse sarebbe il caso di mettersi d’accordo su quelle, contarsi e convergere e poi darsi da fare.

«Dobbiamo prendere atto che tutti, indistintamente, siamo stati percepiti come establishment. Vogliamo cominciare a prenderne atto seriamente e agire di conseguenza?» dice giustamente Laura Boldrini in un’intervista a Repubblica di qualche giorno fa. Se a sinistra ci si aspetta un big bang per ripartire si prenda consapevolezza (in fretta però) che il big bang è già arrivato il 4 marzo e poi con tutte le elezioni locali che si sono succedute: LeU e il PD non esistono più. Esistono gli attivisti, gli elettori (in una costante decrescita infelice), alcuni buoni dirigenti, tanti appassionati che provano a resistere ma non hanno (per LeU sarebbe corretto scrivere “non ha mai avuto”) un ruolo centrale nel dibattito.

E per favore evitiamo anche l’obbrobrio di festeggiare aspettando il fallimento degli altri: i voti che tornano a casa per l’eventuale cialtroneria degli avversari sono voti volatili, senza nessuna convinzione, incassati di sponda. Non si costruisce nulla su voti così

C’è bisogno di nuovo, si legge un po’ dappertutto, e ancora una volta si crede che il nuovo basti solo come percezione senza sapere che lo zoccolo duro del centrosinistra ne ha viste troppe per cascarci con un semplice restyling d’immagine (e nemmeno quello ormai sono più capaci di fare). Superare il passato significa convincersi che c’è bisogno di giustizia sociale anche nelle responsabilità dei dirigenti che sono stati: non è questione di persone, badate bene, ma di politiche sbagliate e se qualcuno ha rivendicato (ne ha tutto il diritto) le politiche che hanno portato a questi risultati allora forse è meglio che si faccia da parte, per il momento. Grasso per LeU e Renzi per il PD hanno perso. Fa così schifo dircelo, dirglielo?

E per favore evitiamo anche l’obbrobrio di festeggiare aspettando il fallimento degli altri: i voti che tornano a casa per l’eventuale cialtroneria degli avversari sono voti volatili, senza nessuna convinzione, incassati di sponda. Non si costruisce nulla su voti così.

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