31 Maggio Mag 2018 0800 31 maggio 2018

Non se ne salva uno: ecco perché questa legislatura può solo andare peggio di così

Da Di Maio a Salvini, dal Pd a Mattarella: non ce n'è uno, in questi ottantotto giorni folli, che abbia dato prova di lucidità politica. Una classe politica alla deriva che rischia di mandare all'aria un Paese che non lo è. Allacciate le cinture

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Se il buon giorno si vede dal mattino, questi ottantotto giorni della diciottesima legislatura sono un antipasto ancora più indigesto rispetto ai già tetri presagi pre-elettorali. I Cinque Stelle, vincitori morali del 4 marzo con un 32% che da solo non vale nulla, sono passati in tre mesi scarsi da “mai alleanze” a “ci alleiamo con chiunque pur di governare”, dai nomi che non contano “perché il nostro presidente del consiglio è il programma“ a “mai senza Savona”, sino a “sacrifichiamo Savona”, dagli elogi sperticati alla saggezza di Mattarella, all’impeachment per altro tradimento, per ritornare come se niente fosse a trattare un incarico a Giuseppe Conte. E forse qualche capriola ce la siamo pure dimenticata. Per la cronaca, questi erano quelli della coerenza come valore che viene prima di tutto. Figuriamoci il resto.

Lo stesso in fondo vale per la Lega. Già, perché se Matteo Salvini, fino a ieri considerato un troglodita, ora assurge al ruolo di gigante della strategia politica, è soprattutto grazie alla foresta di nani tra cui passeggia. Perché pure le sue capriole dialettiche - “la mia dignità non vale dieci ministri” e poi Savona salta, “si vada a votare subito!”, ma “non a luglio, che gli italiani sono in ferie” - meriterebbero gli strali toccati al povero Di Maio. Di fatto, Mattarella ha smascherato pure il bluff del Capitano, uno che vive del consenso del suo popolo e che è terrorizzato dall’idea di perderlo. Uno cui è bastata qualche goccia di speculazione per prendersi paura e scendere a più miti consigli. Ora immaginatevi Salvini a doversi sobbarcare una tempesta perfetta vera, o il default, o l’uscita dalla moneta unica. I poteri forti già ridono al pensiero.

Di fatto, Mattarella ha smascherato pure il bluff del Capitano, uno che vive del consenso del suo popolo e che è terrorizzato dall’idea di perderlo. Uno cui è bastata qualche goccia di speculazione per prendersi paura e scendere a più miti consigli. Ora immaginatevi Salvini a doversi sobbarcare una tempesta perfetta vera, o il default, o l’uscita dalla moneta unica. I poteri forti già ridono al pensiero

Del Pd non bisognerebbe parlare per rispetto ai moribondi, forse. Ma ci tocca farlo, al pensiero del partito che sarebbe dovuto scendere in piazza il 1 giugno, a difesa del Quirinale e che ha dato prova della sua esistenza, nelle ultime ore, proprio per aver voltato le spalle al presidente della repubblica, togliendo anche il proprio voto di fiducia al governo Cottarelli, che già era stato annunciato in pompa magna e invocando le elezioni al 29 luglio. A posteriori, la mossa perfetta per far nascere il governo giallo-verde - vera panacea dei dem, nonostante tutti i Fronti Repubblicani - la cui unica strategia di sopravvivenza è passare qualche anno a sparare contro i disastri altrui. Nel mentre, il segnale avvilente di un partito che non crede più a nulla, che muore di tatticismi ogni giorno che passa.

E forse, in mezzo a queste macerie, qualche parola gentile nei confronti del presidente Mattarella, maschera tragica in questa commedia dell’assurdo, la dovremmo concedere. Se non altro, perché non dev’essere semplice, per un vecchio democristiano abituato a Ciriaco De Mita e Flaminio Piccoli, avere a che fare con i cafoni istituzionali della Terza Repubblica, più interessati a raccogliere like coi video su Facebook che alle liturgie istituzionali. E anche perché in fondo, se mai nascerà un governo giallo-verde senza Paolo Savona, o con un Paolo Savona reso innocuo, il vero vincitore di questi giorni assurdi sarà lui. Tutto vero. Ma l’impuntatura sul ruolo dell’economista sardo, non dimentichiamolo, è stato un azzardo che poteva costare carissimo. E l’incarico a Cottarelli - forse l’unico che ha dimostrato sangue freddo e senso delle istituzioni, in tutta questa storia - una mossa talmente velleitaria che solo un inatteso brandello di lucidità di Matteo Renzi ha evitato si trasformasse in un clamoroso autogol e nella prova regina del complotto del palazzo contro il popolo. Se questo è il faro della Nazione, ci aspettano cinque anni di penombra, come minimo.

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