2 Giugno Giu 2018 0745 02 giugno 2018

Complimenti Renzi, Grillo e Berlusconi: il governo giallo-verde è tutta colpa vostra

Dovevano essere l'argine all'anti-europeismo, alle destre estreme, al populismo. Li hanno blanditi fino a legittimarli, invece. E ne sono stati schiacciati. Ecco perché il governo gialloverde, in fondo, è il loro capolavoro all’incontrario

Renzi Grillo Berlusconi Linkiesta
CLAUDIO GIOVANNINI / AFP, ANDREAS SOLARO / AFP, Alberto PIZZOLI / AFP

Potremmo chiamarli i Guardiani della Galassia, Renzi, Grillo e Berlusconi: i tre supereroi messi a difesa delle istituzioni repubblicane per arginare l’antieuropeismo, il razzismo, la deriva a destra, la vittoria delle forze populiste. Tre dioscuri che hanno legittimato il loro potere e le loro scelte in funzione di questo loro ruolo. E che ieri, guardando Paolo Savona, Matteo Salvini e Luigi Di Maio giurare da ministri, hanno preso atto della loro sconfitta storica, del loro velleitarismo nel legittimare le istanze di ciò che a loro dire era il grande nemico, di cui loro e solo loro potevano esserne domatori, invadendo il campo dell’anti-europeismo, della destra, del populismo, per batterli. Risultato? Hanno vinto gli originali.

Matteo Renzi, tanto per cominciare, doveva essere l’argine all’anti-europeismo. Ricordate quando batteva i pugni a Bruxelles, quando sostituiva le bandiere europee con quelle italiane, quando canonizzava il suo europeismo critico al grido di “Europa sì, ma non così”? Quando si diceva che prendersela con i trattati, con le regole, coi parametri di Maastricht fosse l’unico modo di fare argine ai sovranisti? Quando nel suo libro-manifesto post referendum, Avanti, sosteneva che il centro-sinistra “per cacciare Berlusconi ha fatto leva anche sull’Europa, permettendole di entrare in casa nostra” e che l’Italia avrebbe dovuto contrattare condizioni migliori, sopratutto per fare più deficit di bilancio? Ecco: è quel che faranno Giovanni Tria e Paolo Savona, ministro dell’economia e dei rapporti con l’Europa del governo di Lega e Cinque Stelle. E colui che doveva essere l’argine all’anti-europeismo ha semplicemente gettato una tanica di benzina sul fuoco. Addendum democratico: ricordiamoci anche di Marco Minniti, il ministro degli accordi con la Libia e dello stop agli sbarchi, la vestale della sinistra che “non si può accoglierli tutti” e che bisogna “aiutarli a casa loro”. Ha funzionato talmente bene, che il suo successore si chiama Matteo Salvini. Così, per dire.

Lo stesso vale per Beppe Grillo, l’argine all’estrema destra. Ricordate, no, i panegirici sul ruolo salvifico del Movimento Cinque Stelle? “Molti nostri avversari non capiscono che il MoVimento 5 Stelle è un argine democratico contro questi gruppi, se non ci fossimo noi avrebbero senz'altro più spazio”, scriveva. Ecco: la cosa buffa è che gli argini democratici ce le hanno portate al governo, le destre amiche di Le Pen e Orban

Lo stesso vale per Beppe Grillo, l’argine all’estrema destra. Ricordate, no, i panegirici sul ruolo salvifico del Movimento Cinque Stelle? “Con la crisi le ideologie son pronte per tornare. Anche il nazismo e il fascismo non scompaiono mai. Io ne sento l'odore da lontano ed è questo il momento del loro grande ritorno - spiegava il comico genovese nel suo libro “Il grillo canta sempre al tramonto” -: Quando ci sono pesanti crisi economiche e politiche, la gente rispolvera le parole d'ordine più facili e comprensibili, è sempre stato così. Oggi se uno dice "basta con gli immigrati" ha un seguito immediato. In Francia c'è Le Pen, la destra razzista avanza in Finlandia e non parliamo dell'Ungheria, dove al governo c'è la destra conservatrice”. Per concludere che: “molti nostri avversari non capiscono che il MoVimento 5 Stelle è un argine democratico contro questi gruppi, se non ci fossimo noi avrebbero senz'altro più spazio”. Ecco: la cosa buffa è che gli argini democratici ce le hanno portate al governo, le destre amiche di Le Pen e Orban, legittimandone le istanze all’interno di un programma di governo che dice “basta con gli immigrati” e tante altre cose parecchio di destra. Sarebbe interessante chiedergli cosa ne pensa ora.

Berlusconi, infine, era l’argine ai populisti. Anzi, “l’unico argine al populismo”, come aveva più volte ribadito ai partner europei, che gli chiedevano lumi sull’alleanza elettorale con Matteo Salvini. Tranquilli, ribadiva Berlusconi il domatore, ghe pensi mi. D’altronde, spiegava, ho già normalizzato il fascismo del 2000 di Gianfranco Fini e il secessionismo di Umberto Bossi: cosa potrebbe andare storto, con Salvini? Evidentemente, qualcosa non ha funzionato, visto che Salvini ha sopravanzato Forza Italia, e con i voti dell’argine ai populisti - gli elettori di Forza Italia che hanno votato candidati leghisti all’uninominale - è andato a fare un governo coi populisti del Movimento Cinque Stelle. E adesso il povero Silvio, sedotto e abbandonato, è lì che guarda da fuori, respinto sdegnosamente sull’uscio, senza nemmeno il coraggio di mandare al diavolo Salvini e l’alleanza di centro-destra. Sic transit gloria mundi.

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