8 Giugno Giu 2018 1010 08 giugno 2018

Migranti, Salvini racconta balle. E la Sinistra non capisce che questa è la vera battaglia

Il ministro dell'interno (e vice-presidente del consiglio) non rinuncia alla campagna elettorale permanente sulla pelle dei migranti e dei richiedenti asilo. La Sinistra deve opporsi a questa narrazione (se crede davvero nella società aperta), altrimenti non lo farà nessuno

Salvini

Dice che «la pacchia è strafinita», Matteo Salvini. Dice che non è più tempo di migranti «a spasso per le città». Dice che costruirà decine di centri per i rimpatri, uno per regione. Centri chiusi che serviranno a «ospitare momentaneamente chi deve tornare a casa sua», ma anche chi «è in possesso di documenti falsi o senza documenti». Dice che il periodo di detenzione amministrativa - perché di questo si tratta: di detenzione - in quei centri dovrà tornare a durare almeno 18 mesi, contro i 2-3 mesi attuali, perché «ci sono dei paesi africani con grossi problemi anagrafici». Dice che ogni 100 richiedenti asilo, le domande accettate solo solo 6.

Dice tutto questo, Matteo Salvini, e non si capisce davvero di cosa parli. Visto che i centri per la permanenza e il rimpatrio sono già chiusi. Che se sono solo cinque in tutto il territorio nazionale è perché sono stati soprattutto i sindaci leghisti a opporsi alla loro costruzione nei territori che amministrano. Che se le espulsioni sono lente non è a causa dei problemi anagrafici dei Paesi africani, ma per la difficoltà a giungere ad accordi coi Paesi che dovrebbero riaccogliere i loro migranti (le rimesse sono il modo più efficace di aiutarli a casa loro, non dimentichiamolo mai). Che i dati del Viminale raccontano come in realtà le domande accettate, sia nel 2017, sia in questa prima metà del 2018, siano in realtà circa 40 ogni 100.

Non si capisce di cosa parli, Salvini, ma si capisce perché lo fa, e dove vuole arrivare. Perché c’è una scadenza elettorale alle porte, quella del 10 di giugno, e la paura dello straniero è la più potente arma dialettica nelle mani della Lega, certo. Ma soprattutto perché c’è il suo bersaglio è un altro, è sempre stato un altro, ed è il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo. La confusione non è casuale: sono i richiedenti asilo, che nella narrazione leghista e per il senso comune, passano le giornate a spasso per le città. Sono i richiedenti asilo, quelli della pacchia che giocano alla playstation e guardano la televisione negli alberghi che li ospitano. Sono i richiedenti asilo quelli lenti da identificare. Sono i richiedenti asilo, l’ossessione di Matteo Salvini.

Se nessuno risponde, se nessuno ha niente da dire, mentre ci si scandalizza per gli appunti, per il volo di Stato, per le gaffe di Giuseppe Conte, questa narrazione non troverà ostacoli, così come ne ha trovati ben pochi negli ultimi cinque anni. Una sinistra che crede nella società aperta, nella libera circolazione delle persone, nella globalizzazione come strumento di crescita economica e sociale, nella fine dei nazionalismi, dovrebbe cominciare da qua, a fare opposizione. Anche se gli stranieri non votano e fanno perdere voti

È una posizione furba, quella del leader leghista, al solito. Perché confonde le acque, perché sceglie come bersaglio chi non ha strumenti per rispondergli, perché vellica la rabbia e il rancore di un Paese la cui crescita sta (di nuovo) rallentando, perché nasconde sotto il tappeto della paura tutte le promesse che il governo giallo-verde difficilmente sarà in grado di realizzare con le risorse che ha a disposizione. Perché gli sbarchi stanno ricominciando e il leader leghista vuole mostrare il suo volto più duro per tempo, per evitare che qualcuno possa fare confronti col suo ingombrante predecessore Marco Minniti.

La principale furbizia di Salvini, tuttavia, sta nel fatto che nessuno si oppone alla sua narrazione. Nessuno, ad esempio, ricorda che se tutti i migranti che sbarcano fanno richiesta di asilo politico è colpa di una legge demenziale, la Bossi-Fini, che non prevede altre modalità d’ingresso nel nostro Paese. Nessuno che sottolinea il tentativo di equiparare i richiedenti asilo ai clandestini. Nessuno che, dati del Viminale alla mano, gli ricordi che non c’è nessun problema di ordine pubblico legato alla crescita esponenziale di chi sbarca chiedendo asilo politico e che, anzi, i reati da qualche anno a questa parte siano in forte calo. Nessuno che gli chiede conto di tutte quelle realtà - lo scrive oggi il Corriere della Sera - in cui gli stranieri sono sfruttati come braccianti agricoli in spregio a ogni regola e a ogni diritto umano, compito che gli spetterebbe, allo stesso modo, in quanto titolare di un ministero che deve battersi contro l’illegalità a trecentosessanta gradi.

Se nessuno risponde, se nessuno ha niente da dire, mentre ci si scandalizza per gli appunti, per il volo di Stato, per le gaffe di Giuseppe Conte, questa narrazione non troverà ostacoli, così come ne ha trovati ben pochi negli ultimi cinque anni. Una sinistra che crede nella società aperta, nella libera circolazione delle persone, nella globalizzazione come strumento di crescita economica e sociale, nella fine dei nazionalismi, dovrebbe cominciare da qua, a fare opposizione. Anche se gli stranieri non votano e fanno perdere voti. Altrimenti, sarà sempre peggio.

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