9 Giugno Giu 2018 0750 09 giugno 2018

«Non saranno Lega e Cinque Stelle a far saltare l’Euro: salteranno prima loro»

Intervista immaginaria tratta da “I diavoli” di Guido Maria Brera, provando a anticipare cosa accadrà sui mercati nei prossimi mesi: «Chi vuole far saltare il banco fa un enorme regalo a noi gestori»

Salvini Di Maio Murale 01

“I Diavoli” è il progetto editoriale online di Guido Maria Brera, autore dell'omonimo romanzo, di cui nei fatti è il proseguimento. I protagonisti del libro, infatti, continuano a interagire coi lettori come fossero personaggi reali, intervenendo, in interviste immaginarie, sui fatti di attualità. Attraverso questo espediente narrativo, Brera ha raccontato molti scenari di mercato prima che si verificassero. Col permesso dell'autore, pubblichiamo la sua ultima intervista immaginaria, poiché racconta in maniera estremamente chiara e preoccupante quel che potrebbe accadere ai mercati italiani ed europei nei prossimi mesi.

Bruno Livraghi, ci rivediamo dopo tre settimane, ci eravamo lasciati con il suo profetico scenario da “lose-lose situation”, ossia una situazione senza vie di uscite nella quale il mercato avrebbe reagito male, formazione di un governo giallo-verde o meno. Ma cosa succede ora ? Conferma la sua visione pessimistica?
Beh… la confermano i numeri, la borsa italiana era la migliore del 2018, ora ha virato in territorio negativo e si appresta a indossare la maglia nera, lo spread è esploso e le prospettive sono nere, soprattutto alla luce di una diminuzione di acquisti da parte della Bce.

Ok, questo lo vediamo, ci aiuti a spiegarne i motivi…
Innanzitutto esiste una contraddizione di fondo in questo nuovo governo, il lungo travaglio che ne ha portato alla formazione si è concentrato sulla figura del ministro dell’economia Paolo Savona… La sua “sostituzione” – in realtà spostamento, altrettanto rischioso, agli Affari Europei – sembrava aver calmato gli animi e le paure di un’uscita dall’euro. Ma il bluff non è riuscito perché il problema non è mai stato Savona, non è mai stato il singolo, il problema è alla radice, nella struttura complessiva di questo governo.

«Noi adoriamo le cose semplici: se esiste una cornice con dei vincoli forti e un paese vi è inserito, tutti i tentativi di allentare i vincoli o addirittura di rovesciarli per noi sono un segnale di vendita. Diventa tutto molto facile, e noi acceleriamo il corso del tempo»

Si spieghi meglio.
Vede, ci troviamo di fronte al goffo tentativo di un governo di conciliare le due grandi scuole di pensiero economico del Novecento: da una parte c’è un forte ammiccamento alla scuola liberale di Chicago, che fa della legge dell’offerta la sua religione, dall’altra c’è anche una forte componente keynesiana che fa della legge della domanda il suo credo. La flat tax e tutta la componente leghista del governo risponde agli stereotipi classici della “supply side economics”, che in parole semplici vuol dire stimolare l’economia tramite una riduzione della pressione fiscale nei confronti dell’imprenditoria e, in generale, verso tutte le classi produttive. L’aumento della profittabilità si dovrebbe tradurre tramite sgocciolamento in basso, cioè in un arricchimento del resto della cittadinanza. La parte Cinque Stelle del reddito di cittadinanza e dell’espansione fiscale è riconducibile invece a ricette che si basano sulla legge della domanda, ossia lo stimolo generale ai consumi che, a cascata, dovrebbe generare crescita economica, maggiori entrate fiscali e maggiore profittabilità anche per le classi imprenditoriali.

Quindi saremmo nel mondo ideale: tutti più ricchi e contenti.
Sì, appunto, è il mondo dei sogni. Il problema è infatti che il costo di questo combinato fiscale oltrepassa i 100 miliardi di euro, una politica fiscale così espansiva equivale all’uscita dalla moneta unica in modo indiretto. Il bluff, quindi, sta proprio nel cercare di calmare i mercati con dichiarazioni non belligeranti e poi proporre un’espansione fiscale inaccettabile dai partner europei. Questo governo pretende di aver scoperto l’acqua calda. Invece le politiche di espansione del bilancio statale sono state esaminate e vivisezionate negli ultimi cento anni, la nascita della moneta unica è frutto dell’elaborazione di milioni di dati e analisi ventennali, l’impalcatura dell’euro ha numerose falle e difetti, eppure ha una sua logica. E tentare di scavalcarla in questo modo è da dilettanti e irresponsabili. Questo governo non ha una natura riformista, vuole soltanto e ciecamente rovesciare il tavolo, anche se il tavolo rovesciato equivale a uscire dalla moneta unica.

Quindi questo governo ha un preciso obiettivo?
Questo non lo so, la componente d’improvvisazione è molto forte, e l’unico obiettivo mi sembra quello di accontentare il “popolo” che li ha votati. Poi, forse, c’è un piano preciso di uscita dall’euro… Del resto molte figure intorno e dentro al governo appartengono al mondo euroscettico.

Ma per voi gestori, tutto ciò cosa significa?
Sarebbe un enorme regalo, ovvio. Vede, noi adoriamo le cose semplici: se esiste una cornice con dei vincoli forti e un paese vi è inserito, tutti i tentativi di allentare i vincoli o addirittura di rovesciarli per noi sono un segnale di vendita. Diventa tutto molto facile, e noi acceleriamo il corso del tempo.

Come andrà a finire?
​Non saranno i giallo-verdi a far saltare l’euro, perché salteranno prima loro. Vede, “l'interplay”, o correlazione tra mercato e politica, è sempre più forte perché i mercati incidono sulla vita delle persone, il mercato accelera la politica soprattutto quando la politica è contradditoria o improvvisata. Non esiste una regia occulta di poteri che rovesciano i governi non compiacenti, è la struttura stessa del Capitale ad accelerare le crisi… è il realismo capitalista.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook