12 Giugno Giu 2018 1245 12 giugno 2018

Una tempesta tecnologica sta cambiando ogni scenario del commercio (e per l'Italia può essere una grandissima opportunità)

L'e-commerce, anche in Italia, cresce. Ma rimangono molti nodi da sciogliere: dalla logistica, ai pagamenti, fino arrivare alle competenze digitali (ancora scarse). Eppure, per le imprese italiane storicamente ricche di creatività e capaci di raccontare il prodotto, è una grandissima possibilità

Commercio Linkiesta

Curioso, impaziente, influenzato dai touch point digitali. Per il consumatore di oggi, secondo Ryan Maresca, shopping partnership lead Europe Google, le cose più importanti nel processo d’acquisto sono la personalizzazione, la disponibilità di merci in un sistema di inventario intelligente, l’omnicanalità. Domani invece lo shopper si avvarrà di assistenti vocali, della realtà aumentata, dell’intelligenza artificiale.

Non è un caso che la recente edizione di Netcomm Forum si sia concentrata sul next retail e sulla «tempesta tecnologica che sta cambiando ogni scenario competitivo», come afferma Giuseppe Liscia, presidente del Consorzio del commercio digitale che riunisce più di 300 aziende del settore. E prosegue: «Le tecnologie sono l’elemento di cambiamento con cui ci confrontiamo. Tra queste: i dispositivi mobili, i device che acquistano da soli, la casa e l’auto che diventano piattaforme digitali, l’accesso vocale come canale a se stante, i prodotti e i servizi guidati dai dati, i processi che diventano immateriali e distribuiti, e si potrebbe continuare con i cambiamenti nella logistica in un mondo in cui le merci arrivano in ogni momento e dovunque. E i consumatori sono convinti del fatto che questo cambiamento va a loro favore. L’omnicanalità è diventata il centro della strategia per gran parte delle imprese, a prescindere dal settore e dalla tipologia di prodotto. Collegare e integrare il web con il mondo fisico è prioritario per i retailer, ma anche per gli intermediari della filiera e per le aziende produttrici che devono far fronte a una nuova tipologia di consumatore sempre connesso, l’onlife consumer. I dati 2018 ci rivelano che il digitale è entrato nella sua fase di rivoluzione, con impatti importanti sullo scenario di mercato e sugli assetti competitivi».

Due miliardi di e-shopper

L’aumento degli e-shopper a livello mondiale è inarrestabile: in due anni le persone che fanno acquisti sul web sono passati da 1,66 miliardi a quasi 2 miliardi e nel 2022 si prevede che supereranno i 2,5 miliardi. Di pari passo vanno le vendite: 2.300 miliardi di dollari nel 2017 e una stima per il 2018 di 2.800 miliardi, con la Cina a guidare con 700 miliardi di dollari, seguita da USA e Regno Unito, rispettivamente con 438 e 196,3 miliardi, arrivando nel 2021 a 4.878 miliardi, pari al 18% di quanto viene venduto. Vero è che ancora l’82% delle vendite passerà dai canali fisici. Ma nella maggior parte dei casi non ha più senso questa dicotomia.

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Curioso, impaziente, influenzato dai touch point digitali. Per il consumatore di oggi, secondo Ryan Maresca, shopping partnership lead Europe Google, le cose più importanti nel processo d’acquisto sono la personalizzazione, la disponibilità di merci in un sistema di inventario intelligente, l’omnicanalità

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