13 Giugno Giu 2018 0750 13 giugno 2018

Svegliatevi Merkel e Macron: l’Europa può essere ancora più vomitevole di così

La vicenda Aquarius è parte di una deliberata strategia di Matteo Salvini: far litigare le opinioni pubbliche per far crescere in ogni Paese le forze nazionaliste. Un disegno che ha come orizzonte un’Europa minima e subalterna a Usa e Russia. Che, non a caso, dimostrano di gradire

Orban Merkel Macron Linkiesta
JOHN THYS / POOL / AFP

Un consiglio, Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Apritevi il Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli. Rileggetevelo e stampatevi bene in testa la pagina in cui il nostro connazionale al confino scriveva, profetico, che le forze reazionarie «nel grave momento sapranno presentarsi ben camuffate. Si proclameranno amanti della pace, della libertà, del benessere generale delle classi più povere», che «il punto sul quale essi cercheranno di far leva sarà la restaurazione dello stato nazionale», per «far presa sul sentimento popolare più diffuso, più offeso dai recenti movimenti, più facilmente adoperabile a scopi reazionari: il sentimento patriottico». Che «loro compito precipuo tornerebbe ad essere, a più o meno breve scadenza, quello di convertire i loro popoli in eserciti» che «i generali tornerebbero a comandare, i monopolisti ad approfittare delle autarchie, i corpi burocratici a gonfiarsi, i preti a tener docili le masse».

Rileggetevele e poi guardatevi attorno. E puntate gli occhi verso l’Italia, soprattutto, dove c’è un popolo incazzato nero con voi. Qualche giorno fa coi tedeschi, dopo le dichiarazioni del commissario europeo Günther Oettinger che in un’intervista aveva detto che i mercati ci avrebbero insegnato a votare meglio dopo la vittoria di Lega e Cinque Stelle. Ieri con Emmanuel Macron e col il giovanissimo portavoce di En Marche Gabriel Attal che hanno rispettivamente definito cinico e vomitevole il comportamento dell’Italia nella vicenda dell’Aquarius e dei suoi 629 richiedenti asilo.

Se quelle di Salvini - la nomina di Paolo Savona al ministero dell’economia, la chiusura dei porti - fossero trappole per alzare il livello dello scontro, facendo leva sul sentimento patriottico per l’appunto, non lo sapremo mai. Di certo, così fosse, sono funzionate alla perfezione. In carica da poche settimane, il governo Conte non ha ancora mosso una virgola in Italia, ma ha spostato la temperatura dello scontro continentale ben oltre i livelli di guardia e congelato a data da destinarsi il progetto di un’Unione più stretta, con un esercito comune, una politica fiscale comune, un fondo per le infrastrutture, magari pure un po’ di democrazia che accompagni la cessione di sovranità verso l’alto.

Lo sapete voi e lo sappiamo tutti. Far progredire l’esperimento europeo verso un minimale livello di integrazione politica è l’unica strada possibile per farlo sopravvivere e la finestra d’opportunità per farlo è questa, non ce ne sono altre. Se non lo fate, se non riuscite a riprendervi la palla, a proporre un’iniziativa in grado di affascinare l’opinione pubblica e di promettere un futuro migliore, conoscete l’alternativa. È l’Europa di Visegrad

Lo sapete voi e lo sappiamo tutti. Far progredire l’esperimento europeo verso un minimale livello di integrazione politica è l’unica strada possibile per farlo sopravvivere e la finestra d’opportunità per farlo è questa, non ce ne sono altre. Se non lo fate, se non riuscite a riprendervi la palla, a proporre un’iniziativa in grado di affascinare l’opinione pubblica e di promettere un futuro migliore, conoscete l’alternativa. È l’Europa di Visegrad, per farla facile, quella che piace a Orban e Salvini. È un’Europa che decide sempre meno e che lascia carta bianca agli Stati di far ciò che vogliono. È un’Europa che si chiude a riccio a protezione della propria quotidianità, e che si consegna all’estinzione causa sterilità. È un’Europa di ventisette nani in mezzo ai giganti, ognuno dei quali capace solo di negoziare il proprio pezzetto di subalternità ai grandi imperi, alle grandi multinazionali che non vogliono pagare le tasse, alle grandi tecnologie innovative straniere, che minacciano di non fare prigionieri nelle storiche industrie mature italiane. È l’Europa premio Nobel per la pace che lascia morire di miseria ciò che la circonda, abdicando al ruolo di guida etica nella globalizzazione che le era stato assegnato. È l’Europa che rinuncia ad avere un esercito comune e un ruolo geopolitico nel mondo indipendente e libero - vogliamo dirlo? Sovrano - emancipato dalle ingerenze statunitensi.

Soprattutto, è l’Europa che piace tantissimo a Donald Trump e Vladimir Putin. Quella che sogna chi, là fuori, ci vuole deboli e subalterni, cuscinetto da dominare e da spartirsi come ai bei tempi della Guerra Fredda, quando le Germanie erano due. E forse non è un caso che Salvini sia contemporaneamente leader di un partito legato a doppio filo a Russia Unita, il sodalizio cui è a capo Vladimir Putin e il politico preferito di Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump: «L'Italia si è appena messa all’avanguardia del cambiamento in Europa», ha dichiarato lo stesso Bannon lo scorso 23 maggio in un intervista a La Stampa, aggiungendo anche, che «Il messaggio è chiaro: i cittadini rivogliono indietro i loro Paesi e li rivogliono ora». Rileggetevi di nuovo Spinelli: forse non è un caso proprio per nulla. Svegliatevi Macron e Merkel, che il futuro può essere ancora più vomitevole di così.

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