13 Giugno Giu 2018 0730 13 giugno 2018

Vertice Usa-Corea: vince Kim Jong-un (e Trump è solo un fanfarone)

Il vertice di Singapore è un evento storico che però, per il momento, non ha prodotto nulla di concreto. Quel che è certo è che - nonostante quanto ne pensi Trump - a uscire vincitore dall'incontro è Kim, a cui è concesso un ruolo internazionale di primo piano senza rinunciare a nulla

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Anthony WALLACE / POOL / AFP

Il vertice di Singapore tra Donald Trump e Kim Jong-un è un passo storico che però non ha prodotto un accordo - questo se verrà ci sarà in seguito - ma soltanto una spettacolare dichiarazioni di intenti. In poche parole è una grande promessa in cambio di una grande promessa: Trump si impegna a offrire garanzie di sicurezza al regime e Kim riafferma il suo impegno per una completa denuclearizzazione della penisola coreana. Ma di concreto non c’è ancora nulla. Inoltre nella dichiarazione congiunta non si parla affatto di missili, quando invece le tensioni erano andate alle stelle l’anno scorso proprio in seguito al test balistico. Per questo Kim si era guadagnato da Trump l’insulto di Rocketman”, uno dei tanti che i due si sono scambiati a vicenda prima di questa svolta.

Nulla viene detto sulle eventuali verifiche internazionali dell’arsenale nucleare nordcoreano, nulla per cercare di definire cosa si intenda per “denuclearizzazione della penisola”: secondo precedenti prese di posizione americane, dovrebbe trattarsi di un processo “completo, verificabile e irreversibile” in Corea del Nord, mentre Pyongyang in passato l’ha sempre intesa anche come cancellazione dell’”ombrello nucleare” americano sulla Corea del Sud e anche sul Giappone. Secondo i nordcoreani se loro devono rinunciare all’atomica anche gli Usa devono farlo ma questo on coincide per niente con i piani americani di mantenere un deterrente nucleare che ovviamente provoca grande irritazione anche in Cina che pure è stata fautrice di questa intesa.

Non è chiaro come Trump possa suonare credibile alle orecchie di Kim quando offre “garanzie di sicurezza”. Tanto più che, nel caso dell’Iran, si è visto che un cambio di amministrazione Usa può portare all’annullamento di impegni internazionali presi anche molto più specifici di quelli firmati a Singapore. Un documento assai striminzito se si paragona al voluminoso e dettagliato accordo sul nucleare firmato dagli iraniani e dal Cinque più uno nel luglio del 2015. Non solo: quell’intesa l’Iran l’ha rispettata sia secondo l’Aiea, l’agenzia atomica internazionale, che secondo gli alleati europei degli Stati Uniti i quali per altro non hanno esitato a ristabilire con Trump le sanzioni per compiacere Israele e l’Arabia Saudita. Qui di togliere le sanzioni alla Corea del Nord per ora non se ne parla.

Chi è allora il vincitore dello storico summit di Singapore? Secondo Trump lui stesso. In realtà le cose stanno un pò diversamente. E’ il leader nordcoreano a uscire vincente da un vertice che gli assegna un ruolo internazionale di primo piano senza che finora abbia concesso nulla di sostanziale

Certo è evidente che siamo di fronte a un evento storico: Donald Trump è stato il primo presidente Usa in carica a incontrare un leader nordcoreano e a porre le premesse per un trattato di pace tra le due Coree atteso dal 1953 (da allora è in vigore soltanto un armistizio) Ma non sfugge la dimensione mediatica, molto enfatizzata, della stretta di mano tra Trump e Kim che arriva dopo che il presidente americano aveva appena preso a calci i suoi alleati al vertice del G-7 in Canada affermando che quello che aveva firmato non era più valido.

Chi è allora il vincitore dello storico summit di Singapore? Secondo Trump lui stesso. Il presidente americano è un individuo tracotante che ama presentarsi da un lato come un abile businessman, capace di negoziare qualunque accordo, ma che non rinuncia a minacciare l’uso della forza: grazie a questa splendida combinazione, secondo lui, avrebbe costretto Kim a piegarsi alle richieste americane.

In realtà le cose stanno un pò diversamente. E’ il leader nordcoreano a uscire vincente da un vertice che gli assegna un ruolo internazionale di primo piano senza che finora abbia concesso nulla di sostanziale. In poche parole Trump ha rilasciato una patente di credibilità al capo di un regime che non esita a uccidere e torturare chiunque non obbedisca anche agli ordini più assurdi. Di diritti umani manco si parla. Si passa sopra al fatto che la Corea del Nord è diventata una potenza nucleare in violazione di precedenti accordi. Il messaggio che arriva da Singapore - anche in Medio Oriente - è che avere l’atomica in qualche modo è pagante: non sono particolari trascurabili agli occhi di un vecchio alleato americano come il Giappone. E così l’ineffabile Kim è stato gratificato pure da un invito alla Casa Bianca: giocando pericolosamente al Dottor Stranamore oggi si può diventare un beniamino di Trump.

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