14 Giugno Giu 2018 0830 14 giugno 2018

De Magistris scende in campo: «Da Napoli all’Italia, per mandare a casa Salvini e questo governo di destra»

Il sindaco di Napoli scende in campo nell’agone nazionale. «Napoli è l’avanguardia di un Sud che si ribella al sistema». Di Maio? «È un traditore. Ha fatto il governo del cambiamento con la forza più antimeridionalista». Renzi? «Ha dilapidato un patrimonio di consenso»

Luigi_De_Magistris_Linkiesta

«Lo vedi quello? È un sasso che mi ha regalato un amico quando sono stato eletto sindaco per la prima volta: sopra c’è scritto “Un sasso per scassare, un sasso per ricostruire”.Qui bisogna rompere tutto e ricostruire daccapo». Luigi De Magistris si leva la giacca, e sembra quasi lo voglia prendere in mano davvero, quel sasso, per cominciare l’opera. 50 anni, una carriera da magistrato, da sette anni De Magistris è sindaco di Napoli, dopo due elezioni vinte al ballottaggio con quasi il 70% dei voti, in entrambi i casi con una coalizione di sinistra alternativa al Partito Democratico. Nelle macerie successive alle elezioni del 4 marzo, De Magistris è in primo nome nuovo a scendere in campo nell’agone nazionale, proponendosi assieme al suo movimento Democrazia e Autonomia come leader e federatore di una nuova alternativa di sinistra da contrapporre «al governo di Salvini, il più a destra dal ’45 a oggi». E lo fa, simbolicamente, contrapponendosi al neo ministro dell’Interno, proprio sulla vicenda della nave Aquarius, piena di 629 richiedenti asilo naufragati nel Mediterraneo: mentre Salvini chiudeva i porti italiani all’Aquarius, De Magistris dichiarava che avrebbe aperto il porto di Napoli ai migranti: «È stata una risposta a pelle, di umanità - racconta a Linkiesta -. Mentre Salvini annunciava la chiusura dei porti ho sentito un silenzio assordante, da sinistra. E ho pensato che il rischio di veder morire delle persone non possa essere oggetto di discussioni o di dialettica politica. Peraltro, da giurista, aggiungo: non prestare soccorso è un reato, un crimine».

D’accordo, De Magistris. Ma dietro alla risposta umana ed emotiva serve anche una risposta politica alla questione dei richiedenti asilo. Cosa propone, lei, per risolvere la questione?
Salvini è molto abile a girare la frittata. Lui dice due cose: non vogliamo mettere a rischio vite umane, ma non vogliamo che l’Italia diventi un campo profughi. Sono due affermazioni false: se tu vuoi salvare vite umane, le salvi, non chiudi i porti. E accora, nessuno vuole che l’Italia diventi una campo profughi.

Quindi?
Quindi dobbiamo fare un bagno di realtà. Siamo tutti consapevoli che l’Italia non può accogliere tutti i profughi diretti in Europa. Siamo tutti consapevoli che alcuni sono stati lasciati più soli di altri, soprattutto nelle città costiere, soprattutto al Sud. Siamo tutti consapevoli pure che l’Europa non è stata all’altezza, per indifferenza e sottovalutazione del problema. Ma sappiamo anche che un pezzo di responsabilità è di chi ha fatto le leggi in tutti questi anni, in Italia. Chi ha costruito l’Europa diseguale, indifferente e ingiusta di questi anni. Anche la Lega di Salvini, per l’appunto. Si faccia delle domande, pure lui.

Chi sostiene il neo-ministro dell’Interno dice che il passato è passato, e rivangarlo serve a poco. Bisogna trovare soluzioni ora...
Giusto. Non siamo nemmeno più in campagna elettorale, peraltro. Ora Salvini deve governare. Quindi caro ministro dell’interno, vuoi affrontare il tema della sicurezza? Bene, investi sulle persone e aumenta l’organico delle forze dell’ordine che presidiano il territorio. Se non lo fai sei uguale a tutti gli altri ministri dell’interno che ti hanno preceduto, con l’aggravante che hai messo paura alle persone, per scopi elettorali. Vuoi affrontare il tema dei richiedenti asilo? Basta depositi umani negli alberghi o vicino alle stazioni, dove diventano bombe sociali. Piuttosto, gestiamoli in modo equo e distribuito su tutto il territorio nazionale come dice l’Anci.

Siamo partiti con una città in dissesto, ereditata in emergenza rifiuti, con le montagne di monnezza che arrivavano al primo piano. Oggi siamo la prima città italiana per crescita di turismo culturale, la prima città italiana per lo sviluppo di startup innovative, abbiamo un’esplosione di talenti straordinari

Basta, questo, per cambiare il corso degli eventi, per far smettere agli italiani di avere paura?
Un paese non si ricostruisce sul sentimento della paura, col filo spinato e con le armi. Napoli è una delle città più disgraziate al mondo, da questo punto di vista. Ma per ripartire non abbiamo armato i cittadini onesti. Siamo partiti dalla cultura del sorriso, dell’inclusione, dell’innovazione, della sostenibilità. Non abbiamo fatto finire le sofferenze della città. Siamo qua da sette anni e abbiamo ancora un mare di cose da fare. Ma questa città oggi respira un clima diverso, molto meno impaurito di prima.

In che senso?
È una città che è passata dalla depressione all’energia, dalla rabbia alla partecipazione popolare, dai cittadini disillusi ai cittadini che curano il loro territorio. Puoi passare anni a migliorare tante piccole cose materiali, ma solo se cambi il sentimento hai fatto la rivoluzione. Perché poi quel sentimento ti aiuterà a cambiare le cose ancora di più e meglio.

E cos’è cambiato, concretamente, grazie a questa nuova narrazione della città?
Io so che sono molto soddisfatto. Soprattuto considerando che siamo partiti con una città in dissesto, ereditata in emergenza rifiuti, con le montagne di monnezza che arrivavano al primo piano. Oggi siamo la prima città italiana per crescita di turismo culturale, la prima città italiana per lo sviluppo di startup innovative, abbiamo un’esplosione di talenti straordinari nella città. E poi siamo la città più giovane d’Europa, non dimentichiamocelo mai: vuol dire che i cervelli non solo non se ne vanno, ma addirittura arrivano, che tornano a casa. Vuol dire gente che investe nel comparto culturale. Siamo il più grande set cinematografico a cielo aperto d’Europa: negli ultimi tre anni sono stati girati qua cinquecento film.

C’è chi dice che Napoli per il Mezzogiorno, sia come Milano al Nord: un modello lontano anni luce da tutto ciò che la circonda, incapace di creare sviluppo fuori dai suoi confini…
Napoli e Mlano sono le due città che stanno andando più forte in Italia, ma rifiuto questa idea che Napoli sia un’idrovora: l’area metropolitana di Napoli sta crescendo molto grazie alla cultura. Dirò di più: a mio avviso Napoli può dare tantissimo come avanguardia di un Sud che si ribella al sistema. Ci sono tanti territori, dalla Calabria al Molise,i che ci guardano con attenzione. Napoli ha rotto il legame storico col sud lamentoso, con la spesa pubblica parassitaria e clientelare che tiene sotto scacco il Mezzogiorno. E quando spezzi quel legame apri spazio, respiri ossigeno democratico e risorse pubbliche, perché quelle poche che ci sono le destini dove serve davvero. Che questa lotta senza quartiere a corruzione e mafie venga da Napoli è un segnale importante per il Paese. E non è un caso che la Lega ha avuto il suo risultato peggiore proprio qua a Napoli. O che i Cinque Stelle sono andati malissimo, quando si sono presentati contro di noi alle comunali.

Questo cosa vuol dire?
Che se c’è un’alternativa, quello è un voto d’opinione che torna immediatamente contendibile.

Parliamone, delle elezioni del 4 marzo, allora. Che ne pensa, politicamente parlando, di Matteo Salvini?
Salvini è molto abile, bisogna riconoscerlo. Quando qualche anno fa la Lega sembrava morta, al 4% dissi ai miei più stretti collaboratori che quel ragazzo appena nominato leader per caso, nel giro di qualche anno, sarebbe diventato il leader del centrodestra. Non mi sbagliavo, effettivamente. E dissi anche qualora avessimo deciso di passare sul campo nazionale, il nostro avversario sarebbe stato Salvini.

Se Salvini è l’avversario, Di Maio che cos’è?
Di Maio è un traditore. Io ho grande rispetto per i voti ai Cinque Stelle, soprattutto al Sud. È un voto puro, di rottura. Anche molto facile: potevano dire No in un colpo solo a Renzi e Berlusconi, e in assenza di alternativa, l’hanno fatto premiando in massa Di Maio. Però poi Di Maio ha fatto il governo del cambiamento con la forza più antimeridionalista che c’è, alla faccia di tutti i voti presi al Sud. Con un alleato di Berlusconi, per giunta, visto che non mi risulta che l’alleanza di centrodestra sia mai morta, anzi. Già nelle prime ore di questo governo Salvini, con l’autonomia, sta spostando un sacco di soldi da sud a nord. Di Maio prima o poi dovrà delle spiegazioni a qualcuno. E poi devono darsi una mossa: noi a Napoli abbiamo reso immediatamente l’acqua pubblica. Loro che ne parlano dalla fondazione? A Roma e Torino, da che mi risulta, l’acqua la gestiscono ancora i privati. E il presidente di Acea, la società che gestisce il servizio idrico romano, messo lì dai Cinque Stelle, è appena stato arrestato. Faccia lei.

Davvero pensa che gli italiani si ricordino?
Assolutamente sì: quando tradisci sulla moralità, sulla coerenza e sull’etica gli italiani non te lo perdonano. Guarda che quel che sta succedendo a Roma in queste ore, attorno alla vicenda del nuovo stadio, dove i Cinque Stelle mostrano di essere un pezzo del sistema, come tutti gli altri. L’onestà non è fatta solo di proclami e dichiarazioni d’intenti. Io credo che qua a Napoli le cose vadano bene, nonostante i mille problemi, perché la gente ha capito che io non ho tradito.

Di Maio è un traditore. Io ho grande rispetto per i voti ai Cinque Stelle, soprattutto al Sud. È un voto puro, di rottura. Anche molto facile: potevano dire No in un colpo solo a Renzi e Berlusconi, e in assenza di alternativa, l’hanno fatto premiando in massa Di Maio. Però poi Di Maio ha fatto il governo del cambiamento con la forza più antimeridionalista che c’è

Prima ha accennato alla possibilità di “passare sul campo nazionale”…
Confermo. Noi stiamo già in campo e lavoriamo per costruire l’alternativa a Salvini, a questo governo che è il più a destra dal 1945. Ma anche al centrosinistra come lo conoscevamo. Correremo alle europee e ci confronteremo a livello nazionale. Io mi ci sono già misurato, peraltro: era il 2009 e presi 450 mila voti alle elezioni europee con l’Italia dei Valori. Arrivai secondo solo a Berlusconi. Mi presenterò non come l’ennesimo raggruppamento di sinistra, ma come persona, riferimento e laboratorio che ha lavorato e lavorerà per l’attuazione dei valori costituzionali. Facendo cose di sinistra senza utilizzare frasari, metodi, prassi e retoriche della sinistra e del centro sinistra del passato.

Se non sarà il solito partito o movimento nuovo di sinistra, cosa sarà, allora?
Noi un movimento politico ce l’abbiamo già. Si chiama Democrazia e Autonomia, DemA, e lo mettiamo a disposizione di una coalizione di esperienze e di movimenti. Dobbiamo costruire insieme un contenitore nuovo e forte, con recinti deboli e valori granitici. Un contenitore che abbia come obiettivo la rottura del sistema, ma nel contempo l’affidabilità dell’azione di governo.

Con chi lo farete? Sarà un tentativo di annessione di LeU e Potere al Popolo?
Io sono inclusivo, il nostro non è un recinto col filo spinato, come quello dei Cinque Stelle. Ma non voglio prime linee compromesse col passato. Niente vecchi dirigenti di partiti di centrosinistra, almeno nelle prime file, tanto per essere chiari. Mi piacerebbe un movimento completamente nuovo, capace di pescare nel terzo settore, nell’associazionismo, nella società civile, come sette anni fa a Napoli. Tante nuove persone, ognuna delle quali con una storia coerente e con una forte rappresentatività e legittimità politica.

Renzi ha distrutto un patrimonio di consenso incredibile. Aveva il 40%. Era percepito come un politico di rottamazione, un giovane, un sindaco. Anche lui ha tradito tutte le aspettative di cambiamento che la gente riponeva in lui

La mucca nel corridoio, come direbbe qualcuno, si chiama Pd. O meglio, Matteo Renzi…
Renzi ha distrutto un patrimonio di consenso incredibile. Aveva il 40%. Era percepito come un politico di rottamazione, un giovane, un sindaco. Anche lui ha tradito tutte le aspettative di cambiamento che la gente riponeva in lui, compromettendosi. L’arroganza e l’antipatia che hanno caratterizzato il suo modo di fare politica hanno fatto il resto.

Non teme di fare la sua fine? O la fine di Nichi Vendola? In fondo è anche lei un sindaco, un rottamatore, un leader locale che tenta la scalata nazionale…
Tra la mia storia e quella di Renzi non vedo similitudini. Tra me e Vendola invece sì. Anche per lui, allora, il vento era bello. Lui ha pagato un atteggiamento ondivago e il cedimento a qualche compromesso morale, che la gente non gli ha perdonato. Lo ribadisco: la coerenza è tutto in politica. Che non vuol dire che non si debba scendere a compromessi politici. La politica è l’arte del compromesso, della mediazione: io governo una città coi voti di tante sensibilità diverse, ci mancherebbe. Ma se mi siedo al tavolo con interlocutori economici con cui non dovrei nemmeno guardarmi in faccia io faccio un compromesso di un altro tipo, malsano. Appena lo scoprono, il vento si ferma, la gente capisce che non sei coerente, che non sei il cambiamento, e passa oltre.

Vi presenterete alle elezioni europee, diceva. E oggi l’Europa è fonte di grande dibattito. Voi che Europa avete in mente?
Ci sono tre europe che si possono delineare: quella al governo oggi, delle politiche liberiste, oligarchie e tecnocratiche. Poi c’è l’Europa di Salvini, di Orban, della Le Pen, l'Europa delle mura, dei fili spinati, dei nuovi fascismi. E poi, infine, c'è l’Europa dei diritti e delle persone e della giustizia. Un Europa che va dal Portogallo alla Russia. Un’Europa che sia forte a livello geopolitico, non vaso di coccio tra americani e russi, senza alcuna legittimità e autonomia. Un’Europa con un suo sistema di difesa comune, che un domani si ponga il tema della Nato.

Chi sono i vostri alleati, in Europa?
Abbiamo rapporti ottimi con la sindaca di Barcellona Ada Colau, con Yannis Varoufakis e il suo nuovo movimento transeuropeo Diem25, con Podemos e Pablo Iglesias. Noi crediamo all’Europa delle città come fronte di cambiamento del continente, alternativa all’Europa dei governi.

A proposito di Europa delle città, come sono i rapporti con gli altri primi cittadini d’Italia? C’è qualcuno che le piace più degli altri?
Io ho ottimi rapporti con tutti i sindaci italiani. Mi piacerebbe lavorare molto di più con i sindaci le città del Sud, sicuramente, ma le due realtà che più mi incuriosiscono sono Milano e Torino. Milano e Napoli oggi, per ragioni diverse, sono le città più forti d’Italia. Torino perché è governata da una sindaca del Movimento Cinque Stelle, Chiara Appendino, che è un po’ diversa dal resto. Siamo tre realtà che si sono candidate a governare il cambiamento, da punti di vista diversi. Non sarebbe male fare qualcosa assieme.

Potrebbe interessarti anche