14 Giugno Giu 2018 0725 14 giugno 2018

Happy Birthday Mr. Trump: è il compleanno del presidente americano più vitale di sempre

Oggi Donald Trump compie 72 anni. Tre mogli, tanti palazzi costruiti, resort e battaglie vinte alle spalle (ma anche perse). Ora, dopo l'incontro con Kim, cerca l'ultimo traguardo per eguagliare l'odiato Obama: il Nobel per la Pace

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AFP PHOTO / MINISTRY OF COMMUNICATIONS AND INFORMATION OF SINGAPORE

Il regalo di compleanno se lo è già fatto da solo: un’intesa (chissà con quali dettagli) e tante photo opportunity con il presidente (ma non era un dittatore?) nordcoreano Kim Jong-un. La tempestività è perfetta e, per questo, sospetta:

Eppure, a dispetto delle critiche dei giornali più agguerriti, Donald Trump è ancora in sella. Anzi: non solo non è sotto impeachment per le frasi di qualche pornostar che non mantiene i patti, ma può vantarsi di aver fatto ripartire l’economia americana (cosa che, come è noto, è sempre il risultato di politiche di lungo respiro), di aver di aver stanato la Germania, di aver firmato una nuova epoca di pace con la Corea del Nord (quello che è successo un mesetto fa a Gerusalemme ce lo siamo già dimenticato tutti).

Insomma, The Donald arriva a quota 72 anni con tante gratificazioni, tra cui i suoi 3,2 miliardi di dollari di patrimonio netto, la posizione numero 766 tra i più ricchi del mondo e la numero tre dei più potenti del mondo, in quanto presidente degli Stati Uniti d’America.

Non male per un ragazzo nato e cresciuto nella New York bene, discendente di un parrucchiere e di una cameriera immigrati dalla Germania, poi divenuti gestori di ristoranti e alberghi al tempo della Corsa all’oro. È la realizzazione, di generazione in generazione, del sogno americano. Donald studia all’accademia militare, poi si iscrive a economia alla Wharton School, salta le visite militari e riesce a schivare la guerra in Vietnam. Poi si butta negli affari e con l’azienda di famiglia va a vendere e costruire a Manhattan negli anni ’80, quella che scoppia di yuppie e di vita.

Poi certo, seguono sei bancarotte e un mare di problemi, ma anche la notorietà con The Apprentice (che in Italia verrà affidato a Briatore) e, alla fine, la candidatura politica. Un progetto covato da tempo? Una reazione alle prese in giro di Barack Obama alla cena dei corrispondenti? Chi lo sa. Se il primo presidente (mezzo) nero della storia lo avesse provocato di meno, forse, non si sarebbe poi candidato. E non sarebbe cambiato il mondo.

Intanto è lassù, il presidente che legge poco anzi pochissimo, ama il junk food (McDonald’s e Diet Coke), fa a pezzi i documenti ufficiali per separare i paragrafi, è germofobo, non sa fare le moltiplicazioni più semplici e ama le donne giovani (a differenza di Macron) e belle, meglio se numerose. Anti-intellettuale per eccellenza, uomo vero del vero popolo (quello ignorante, grasso e incolto): è l’incubo mostruoso del New Yorker.

Eppure ogni tanto emerge un sospetto: non è che questo atteggiamento da white trash burina e godona sia in realtà tutta una maschera, una recita gaudente e dannunziana della vita più esagerata e piena? Un messaggio vincente di gioia, potere e libertà di dire sempre ciò che si vuole sotto una svolazzante capigliatura bionda? Non sarebbe impossibile, anzi: una volta lo ha perfino confermato, “State tranquilli – ha detto in un'intervista – io ho studiato in un’università della Ivy League, so benissimo come comportarmi in società, so parlare la lingua del politicamente corretto, rispettoso di tutto e di tutti”. E perché non lo fa? “Perché sarebbe noiosissimo”.

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