15 Giugno Giu 2018 0730 15 giugno 2018

Italia e Francia sono in guerra (e i migranti sono vittime di un gioco più grande di loro)

La questione della nave Aquarius è solo parte di un più ampio scontro tra Roma e Parigi che riguarda la destabilizzazione della Libia, i cantieri militari e la Tav. Un conflitto in cui i migranti non c'entrano nulla, ma sono vittime di uno scontro tra due realpolitik speculari e opposte

Salvini Macron
Tiziana FABI/Afp, JUSTIN TALLIS / AFP

Lo scontro Italia Francia sul caso Aquarius non è fra buonisti e cattivisti, come suggerisce una superficiale lettura delle notizie, ma fra due tipi di realismo nelle relazioni internazionali, quello di Macron e quello di Salvini.
In politica si scontrano soprattutto interessi materiali contrapposti, non sentimenti, e anche l’idealismo di cui si nutrono le organizzazioni internazionali rappresenta spesso nient’altro che la narrazione pubblica che alcune questioni reali assumono.
Roma e Parigi, infatti, sono partner dell’Unione europea, ma soprattutto competitor nel Mediterraneo. Competitor in Libia, ex colonia italiana e parte della (modesta) sfera d’influenza italiana, dalla quale la Francia di Sarkozy ci ha voluto scalzare, detronizzando Gheddafi. Da questo punto di vista, la geopolitica rappresenta una variabile indipendente, per la quale sia il conservatore Sarkozy che il liberal Macron portano avanti la stessa politica della Françafrique; della penetrazione, cioè, degli interessi economici sistemici che Parigi patrocina indipendentemente dai governi pro tempore, attraverso strong e soft power, di cui le Ong, nonostante tanti generosi militanti e attivisti, possono essere strumento.

Potrebbe essere il caso delle Ong dietro Aquarius; la Sos Mediterranée, fondata tre anni fa, finanziata in parte anche da alcuni deputati ex socialisti e del Parti Radical de Gauche vicini a Macron, nonché da fondi d’investimento che mettono insieme partner d'oltralpe, marocchini, tunisini, maltesi e che rappresentano la sfera d’influenza francese nel Mediterraneo; e Médecins sans frontières, fondata dal socialista Bernard Kouchner, figura chiave del potere d’oltralpe: più volte ministro, da Mitterrand a Fillon, delega agli Esteri con Sarkozy, sostenitore della candidatura di Macron, Kouchner ha ricoperto incarichi strategici, come in Kosovo, dove era Alto Rappresentante del Segretario generale ONU per nomina di Chirac e incorse, senza conseguenze giudiziarie, anche nelle accuse del magistrato e membro del Consiglio d'Europa, Dick Marty, e dalla presidente del Tribunale penale internazionale Carla Del Ponte.

La Francia, d’altronde, ha cercato di scalare asset strategici italiani invocando mercati liberi, salvo arginare analoghe controrisposte italiane, trincerandosi dietro lo schermo dell’interesse nazionale: come quando Fincantieri cercò di acquisire il controllo di Stx France e Macron bloccò l’operazione

Tutto ciò, ovviamente, non mina l’onorabilità di Kouchner, né significa negare i valori della cooperazione e la qualità delle Ong, ma aiuta a capire come queste ultime siano soggetti politici, non governativi certamente, ma comunque influenzabili da logiche geopolitiche che informano l’intreccio delle relazioni internazionali in cui operano. Sarebbe ingenuo, dunque, non situare lo scontro italo-francese attuale in questa più ampia cornice, che si caratterizza per una serie di numerosi altri conflitti: quello nella cantieristica militare tra Fincantieri e Naval Group e il caso Vivendi - Telecom, in primis. I francesi avrebbero, infatti, voluto fondere l’ex Finmeccanica con Airbus e Thales: un’eventualità che preoccupava il vertice italiano della Difesa, poiché le forniture delle nostre navi militari sono targate Finmeccanica.

La Francia, d’altronde, ha cercato di scalare asset strategici italiani invocando mercati liberi, salvo arginare analoghe controrisposte italiane, trincerandosi dietro lo schermo dell’interesse nazionale: come quando Fincantieri cercò di acquisire il controllo di Stx France e Macron bloccò l’operazione. Nei giorni in cui, peraltro, i francesi di Vivendi annunciavano il controllo di Telecom Italia ed il governo di Parigi sospendeva i lavori sulla Tav Torino-Lione, altra possibile causa di stress fra Conte e Macron. Sul fronte telecomunicazioni, inoltre, Vivendi prima ha tentato un accordo con Roma sul "Golden power", poi ha presentato un ricorso al presidente della Repubblica Mattarella. Impasse dalla quale se ne è usciti con il Trattato di cooperazione del Quirinale.

A monte di questo conflitto, infine, c’è l’obiettivo francese di disarcionare l’Italia dalla Libia dove, soprattutto grazie alla cooperazione Gheddafi-Berlusconi, interessi strategici di Roma avevano trovato uno sbocco fondamentale

Ma le tensioni riaffiorano come un fiume carsico. A partire dalle migrazioni, con una nuova crisi, lo scorso aprile, fra Roma e Parigi in Niger, dove l’Italia prima sembrava invitata a unirsi a una missione francese a Madama - per controllare i flussi che da Niamey, attraverso la Libia, arrivano in Italia -, per poi venire nuovamente estromessa. La migrazione, d’altronde, al di là delle emergenze umanitarie, si inserisce in gioco libico estremamente complesso, in cui mangiano anche le milizie jihadiste, che si finanziano sulla pelle dei disperati che arrivano in Libia, come ho scritto in precedenza con Massimiliano Boccolini. Attività utile per destabilizzare anche l’Italia dove, senza il caso rifugiati, probabilmente non avremmo avuto l’attuale governo giallo-verde.

Lo stesso Daesh ha esplicitamente ammesso di utilizzare il traffico di migranti per stressare l’Europa, nella sua newsletter al Rumya, che vuol dire Roma, fra l’altro. Ultimo tassello dello scontro geopolitico fra Italia e Francia, infine, è l’Egitto. Salvini ha discutibilmente dichiarato che è fondamentale avere buoni rapporti al di là del caso Regeni, derubricando il caso Regeni a questione privata familiare, e contraddicendo tutto l'operato dei Governi percedenti. Il cinismo del ministro dell'Interno smaschera il fatto che mantenere una presenza italiana in Egitto, dove Eni ha trovato il giacimento Leviathan, è fondamentale, anche per rafforzare il ruolo italiano in Libia.

A monte di questo conflitto, infine, c’è l’obiettivo francese di disarcionare l’Italia dalla Libia dove, soprattutto grazie alla cooperazione Gheddafi-Berlusconi, interessi strategici di Roma avevano trovato uno sbocco fondamentale. Dalla litoranea libica, affidata a Impregilo, alle politiche energetiche, dove è Eni l’attore principale, grazie al gasdotto libico-italiano Green Stream e ad Elephant Field, giacimento scoperto da Eni. Il 16 febbraio 2011, in un patto siglato fra il presidente russo Dmitry Medvedev e Silvio Berlusconi alla presenza di Alexey Miller, Chairman di Gazprom e Paolo Scaroni, Eni chiude addirittura un accordo per portare i russi di Gazprom in Libia per sfruttare i nuovi giacimenti di Elephant Field. Sarebbe stata la prima volta dei russi in quell’area, che in questo modo cingevano l’Unione Europea da Est a Sud in una tenaglia, dominando il mercato con i gasdotti Nord Stream e South Stream, rispetto ai quali la Ue e Parigi volevano opporre un gasdotto europeo, Nabucco. Il 20 ottobre 2011, Gheddafi viene catturato e ucciso a Sirte. Berlusconi rassegna le dimissioni il 12 novembre 2011, dopo la famosa lettera di Trichet, presidente francese della Bce. La Russia è riuscita, infine, a vincere lo stesso la partita, dato che i gasdotti che hanno sostituito South Stream, Tanap e Turkish Stream, vedono la solida cooperazione fra Mosca e Ankara. Nel frattempo, lo scontro fra Roma e Parigi è continuato in Libia, con il nostro governo che appoggiava al Serraj e Parigi il generale Haftar.

Ecco che i migranti, le donne incinte e i bambini, purtroppo, non c’entrano nulla con l’attuale conflitto e rischiano solo di essere le vittime di un gioco più grande di loro. Un gioco di potere, rispetto al quale Salvini si contrappone alla speculare e opposta realpolitik francese e degli altri attori coinvolti.

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