Fondamenti di opposizione suicida: come continuare a perdere voti (e faccia) contro il governo gialloverde

Lega e Cinque Stelle sembrano già in crisi su molti fronti, ma crescono nei consensi. Colpa della luna di miele tra il governo e il Paese? Forse. Ma anche di un’opposizione che forse non ha ancora capito che gioco deve giocare. Qualche consiglio non richiesto

Raggi Linkiesta

L’ultimo murales dello street artist Tv Boy apparso nel centro di Roma dopo l'inchiesta sul nuovo stadio della Capitale (ANDREAS SOLARO / AFP)

16 Giugno Giu 2018 0749 16 giugno 2018 16 Giugno 2018 - 07:49

Promesse impossibili da mantenere, incompetenza quasi imbarazzante in moltissimi ambiti, una situazione congiunturale che si annuncia sempre più difficile, l’ostilità palese di molti Paesi stranieri e ora pure una bella inchiesta giudiziaria che tocca il cuore della maggioranza, addirittura ne sporca il suo atto costitutivo. In teoria, sembrerebbe uno scherzo opporsi al governo Conte, ai gialloverdi, alla Lega e ai Cinque Stelle. In teoria. Perché i sondaggi danno il partito di Salvini in crescita verticale ogni giorno che passa e quello di Di Maio stabilmente attorno al 30%: quella che ieri era una maggioranza relativa, nel Paese, oggi è assoluta e pure di un bel po’. Merito loro? Colpa degli italiani stupidi? Se vi fa comodo pensarlo fate pure. E forse, visto che siamo ai primi minuti di partita e già l’opposizione sembra in stato confusionale, occorre mettere in fila qualche consiglio non richiesto per evitare tracolli peggiori.

Prima regola: evitate, se possibile, di giocare il loro gioco. Così come nessuno insegna il Tiqui Taqa al Barcellona, nessuno può pensare di dare lezioni di xenofobia o di anti-europeismo a Salvini, o di populismo a Di Maio. Attaccarli sul loro terreno, ad esempio, chiedendosi ironicamente come mai gli sbarchi continuano nonostante le promesse, o perché i porti non sono ancora tutti chiusi a doppia mandata, o perché non abbiamo ancora iniziato a violare ogni trattato comunitario è sì un modo di mettere il governo di fronte alle proprie contraddizioni. Ma è anche il modo migliore per legittimarne le idee, per dar loro spazio e cittadinanza nell’orizzonte delle cose possibili.

Peggio ancora - seconda regola, o forse semplice corollario della prima - se questa subalternità alle idee altrui deriva dalla volontà di adeguarsi a quel che pensa la pancia del Paese, malattia tipica di chi ha perso le elezioni. Esempi tipo: Lega e Cinque Stelle hanno venduto sogni. Lega e Cinque Stelle hanno compreso l’insicurezza percepita nel Paese. Lega e Cinque Stelle hanno capito che alla gente non piacciono gli stranieri. Lega e Cinque Stelle hanno capito che la gente considera l’Europa la causa di tutti i mali del mondo. No, cari: Lega e Cinque Stelle e qualche altrui disastrosa scelta di governo, sono riuscite a convincere l’opinione pubblica in merito a idee e proposte che fino a qualche anno prima avevano l’avallo di sparute minoranze. Se ai tempi del 40% di Renzi, Lega e Cinque Stelle si fossero adeguate al sentire del Paese sarebbero diventate alfieri del riformismo modernizzatore pure loro. Non l’hanno fatto e hanno fatto benissimo, dal loro punto di vista.

Prima regola: evitate, se possibile, di giocare il loro gioco. Così come nessuno insegna il Tiqui Taqa al Barcellona, nessuno può pensare di dare lezioni di xenofobia o di anti-europeismo a Salvini, o di populismo a Di Maio

Terza regola: il silenzio uccide, l’ignavia pure. E un’opposizione che non si oppone in modo radicale, quando serve, non può poi legittimarsi come alternativa credibile, al giro successivo. La questione Aquarius in questo senso è paradigmatica. La minaccia di tenere aperti i porti, nonostante il diktat di Salvini, nonostante sia contro le regole, avrebbe rappresentato un atto di disobbedienza civile coraggioso, una risposta adeguata allo strappo clamoroso del neo ministro dell’interno. E invece, i proclami di sindaci come De Magistris, Orlando e Falcomatà sono durate lo spazio di qualche ora, e di qualche manifestazione. E mentre la nave, col mare in burrasca, passava dalla Sardegna, regione di centrosinistra, capoluogo di centrosinistra, di porti aperti non se ne sono visti.

Da qui, la quarta regola: non siete più al governo, ragazzi. La serietà, la compostezza ora sono affare degli altri. ll bello dell’opposizione è che non bisogna essere responsabili delle scelte e delle brutte figure altrui. Nessuno chiede al Pd - Forza Italia è quinta colonna del governo: non la nominiamo nemmeno - di fare il revisore di conti del governo, né tantomeno di salvare il Paese dai guai che questa maggioranza potrebbe provocare. Semmai di evidenziare le contraddizioni, di esasperare i difetti, di accentuare la critica. Riascoltatevi il discorso di Graziano Delrio, uomo solitamente pacato, nel dibattito per la fiducia al governo Conte e stampatevelo bene in testa: quello è il minimo sindacale dell’opposizione.

Quinta e ultima regola: niente scorciatoie giudiziarie, please. La delega dell’opposizione alle procure della repubblica è uno dei più clamorosi errori della seconda repubblica, nonché un’arma che si ritorce quasi scientificamente contro chi la usa. Le ultime vicende giudiziarie romane siano di monito: usare il grimaldello giudiziario per far cascare la giunta Raggi e provare a usare le elezioni successive per prendersi una rivincita e invertire l’inerzia elettorale è una tentazione forte, ed è anche una strada apparentemente semplice, vista da qua. Ma se alle spalle non c’è elaborazione politica del disastro romano, di cui ciascuna forza è quota parte, né tantomeno una proposta alternativa per arginare quel disastro, rischia di essere, semmai sarà, una vittoria fine a se stessa. Ma almeno il ventennio di Berlusconi ve lo ricordate, vero?

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