19 Giugno Giu 2018 1808 19 giugno 2018

Corinna zur Nedden: «Le migliori decisioni? Quelle prese assieme da uomini e donne»

Parla l’amministratrice delegata di Ambromobiliare: «Le quote rosa? Ero contraria, ho capito che servono. La finanza come professione? Non è fatta per le donne, ma le donne con famiglia. Ma le donne servono alla finanza»

Corinna Zur Nedden Linkiesta

«Quando io e mio marito eravamo ospiti a cena, lui era sempre il Dottore e io la Signora. C’era un problema, però. Io ero laureata, lui no». Sorride, Corinna zur Nedden, quando racconta questo aneddoto. D’altra parte lei, amministratrice delegata e direttrice generale di Ambromobiliare, una delle più importanti donne della finanza in Italia, alle gaffe e alla difficoltà tutta italiana e tutta interna al mondo della finanza nell’accettare donne nei posti di comando c’è abituata.

Nata e cresciuta in Germania, laurea in economia e commercio, ha dovuto fare i conti con tutte le criticità e tutte le insidie di quel gioco dell’oca che tocca alle donne che vogliono lavorare: «Ho iniziato a lavorare appena dopo la laurea alla Robert Bosch Gmbh e contemporaneamente studiavo per conseguire un PhD - racconta -. Improvvisamente, mentre cercavo di conciliare studio e lavoro sono rimasta incinta». Stava facendo carriera in Bosch, Corinna, ma le ottime posizioni che le erano state prospettate non erano compatibili con un bimbo che nasce. Così quando a suo marito è stato offerto un lavoro molto importante in Italia, si sono trasferiti con il secondo figlio in braccio: «Sono uscita dal mondo del lavoro per fare due figli. Arrivata in Italia ho imparato la lingua. Coi figli all’asilo ho iniziato a cercare lavoro».

Se anche la Germania è difficile, per una giovane madre, l’Italia lo è molto di più. Tanto più quando Corinna si rende conto che il suo PhD che valeva tantissimo in Germania, qui non vale nulla: «Ero sconfortata: con due figli piccoli e un marito impegnativo, amministratore delegato e con un ruolo di rappresentanza, ho pensato che fosse impossibile. Che non esistessero offerte di lavoro per la fase della vita in cui ero». Mette in fila gli ostacoli che ha dovuto affrontare, Corinna: «Il mio curriculum qua non veniva capito: mi chiedevano se avessi fatto il liceo classico o scientifico ma in Germania non c’è questa differenziazione. E i PhD qua non interessano a nessuno. Ma queste sono differenze culturali. Il secondo punto è che nel mercato italiano non esistono modelli di part time che vengono incontro alle esigenze di una giovane mamma. C’è il congedo e c’è il full time e c’è chi ha la fortuna di avere i nonni. Di sicuro studi legali e boutique finanziarie non hanno modelli di home office o part time per le neo mamme».

«Se tu vedi chi studia e chi finisce economia sono più donne che uomini e poi iniziano anche a lavorare. I neo assunti sono 50 e 50, la scrematura arriva dopo: man mano che passano gli anni, le donne spariscono»

L'attesa dura un anno. Nonostante tutto, Corinna trova Giovanni Natali, che le chiede di seguirla in un’operazione di Ipo, in Polonia: «Ci siamo messi in proprio una settimana prima che fallisse Lehman Brothers - racconta - Abbiamo fondato la Natali & Partners come realtà di consulenza su Ipo e finanza straordinaria. Sono stati anni di vacche magre per tutti. Noi abbiamo superato lo stallo quando abbiamo deciso di metterci insieme ad Ambromobiliare. Poi ci siamo quotati e adesso faccio questo lavoro dal 2011».

L’approccio misto, soprattutto nel prendere le decisioni, funziona e diventa uno dei punti di forza di Ambromobiliare: «Non credo nella prevalenza di uno dei due generi - spiega Corinna - Anche nell’investimento, un gruppo misto femminile e maschile è quello che prende le decisioni migliori. La donna valuta fattori diversi rispetto all'uomo: ad esempio, fattori sociali, approccio empatico alle cose». Il problema, semmai, è portare questa eterogeneità di genere lungo tutta la catena del valore aziendale: «L’inizio del processo è imporlo. Se tu vedi chi studia e chi finisce economia sono più donne che uomini e poi iniziano anche a lavorare. I neo assunti sono 50 e 50, la scrematura arriva dopo: man mano che passano gli anni, le donne spariscono».

Che fare, affinché questo percorso sia meno irto di ostacoli per le donne che vogliono lavorare nella finanza? «Io ho fatto anche politica nella mia vita, sono liberale ed ero sempre stato contro le quote rosa - ragiona Corinna ad alta voce -. Adesso ho cambiato idea: perché i sistemi maschili producono schemi maschili. Un consiglio d'amministrazione interamente maschile produce decisioni non efficaci. Se questo è vero, ed è vero che l’interscambio sessuale produce risultati migliori, allora è necessario imporre la presenza delle donne al vertice». A suffragare questa sua opinione, cita uno studio di Paola Profeta dell’Università Bocconi, sugli effetti delle quote rosa sulle società quotate italiane: “Quando vengono presi in considerazione risultati a breve termine, ad esempio i ritorni del mercato azionario - si legge - emergono effetti positivi di una leadership equilibrata. Le quote di genere riducono la variabilità dei prezzi delle azioni e quindi sono associate a un minor numero di rischi. Ciò è coerente con le donne che sono più avverso al rischio rispetto agli uomini”. Carta canta.

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