Genio elettorale, disastro politico: ecco perché Salvini (finora) le ha sbagliate tutte

Il braccio di ferro sui migranti rischia di trasformarsi in un boomerang, le battaglie contro Saviano e per l’uso indiscriminato del contante sono un regalo alle mafie. E il silenzio sui dazi di Trump, un disastro per le nostre imprese. Ecco perché il salvinismo non è sovranista, ma anti-italiano

Matteosalvini Linkiesta

Andreas SOLARO / AFP

23 Giugno Giu 2018 0825 23 giugno 2018 23 Giugno 2018 - 08:25

Matteo Salvini è un politico abilissimo, intendiamoci. Meglio ancora, un abilissimo animale da campagna elettorale, uno che sa fiutare il consenso lontano chilometri, un tattico sopraffino, capace di mettere sotto scacco Berlusconi e il Movimento Cinque Stelle nel giro di un centinaio di giorni. O, più prosaicamente, uno capace di prendere un partito moribondo al 4% e di portarlo a lambire il 30% dei voti. Meglio, è davvero difficile.

Solo che oggi Salvini è pure ministro della repubblica e azionista (di minoranza, ma nemmeno troppo) di un governo. Non più solo un guitto da salotto televisivo, insomma. E come tale andrebbe giudicato, anche, indipendente dal consenso immediato che le sue azioni e le sue proposte hanno procurato al partito di cui è leader. Ecco: se lo vediamo sotto questa luce, il giudizio su Salvini cambia, drasticamente. Dai porti chiusi all’uso del contante senza limiti, dalla pace fiscale alle sanzioni alla Russia, non c’è azione o proposta che Salvini abbia fatto che non vada nella direzione opposta a quella da lui auspicata.

Partiamo dall’immigrazione, dalla questione sbarchi e dai porti chiusi. La mossa di Salvini è stata quella di impedire lo sbarco in un qualsiasi porto italiano a una nave di una organizzazione non governativa carica di seicento e rotti profughi. Applausi a profusione da parte degli organi di stampa, del popolo tutto e di una classe dirigente che sta prendendo d'assalto il carro del vincitore, pur di salirci sopra. Tutto ok, ma cosa sta ottenendo, in concreto, Matteo Salvini, con questa mossa? Semplice: che il Trattato di Dublino non si cambia, né ora né mai, tantomeno se Salvini fa comunella con l’ungherese Victor Orban e il bavarese Horst Seehofer, per i quali è una bestemmia anche solo parlare di redistribuzione dei migranti. Non solo, ma in questo modo, il nostro è riuscito a irritare Francia e Germania, che purtroppo per lui hanno un’arma un po’ più appuntita in mano: la chiusura sine die delle frontiere e il rimpatrio dei profughi nei Paesi di primo sbarco. Il geniale Salvini, forse, si è dimenticato che pure per loro il 28 maggio 2019 è tempo di elezioni europee, e che bullizzare l’Italia è un ottimo modo di raccattare voti, dalle parti di Parigi e Berlino.

Partiamo dall’immigrazione, dalla questione sbarchi e dai porti chiusi. Cosa sta ottenendo, in concreto, Matteo Salvini? Semplice: che il Trattato di Dublino non si cambia, né ora né mai, tantomeno se Salvini fa comunella con l’ungherese Victor Orban e il bavarese Horst Seehofer, per i quali è una bestemmia anche solo parlare di redistribuzione dei migranti. E l'irritazione di Francia e Germania, che purtroppo per lui hanno un’arma un po’ più appuntita in mano: la chiusura sine die delle frontiere

Passiamo oltre, e parliamo di mafia, un altro dei temi che dovrebbe essere in cima all’agenda di un ministro degli interni. E già il fatto che per Salvini sia più cogente occuparsi di Medici Senza Frontiere anziché di Matteo Messina Denaro è qualcosa che dovrebbe apparire assurdo anche al decimo Spritz. Ancora più assurdo, però, è che tra le tante ideone che il superministro ha partorito a ciclo continuo negli ultimi cento giorni ci sia la velata minaccia di levare la scorta a Roberto Saviano, che della lotta alla camorra, piaccia o meno, è diventato un simbolo. O anche la proposta di cancellare ogni limite all’utilizzo del contante, un insperato regalo per chi vive di economie sommerse e ricicla denaro sporco. Anche in questo caso, fatichiamo a vedere il genio, ma saranno i nostri occhiali radical chic a essere un po’ appannati.

E visto che parliamo di denaro, parliamo pure dello strano silenzio di Salvini sulla guerra commerciale che Donald Trump ha scatenato sull’Europa a colpi di dazi e contro-dazi. Una guerra che è un problema enorme per un’economia come quella italiana, che negli ultimi anni è cresciuta soprattutto di commercio estero. Ma che per il prode Salvini - forse per la stima che nutre per The Donald, forse per l’amicizia col suo ideologo Steve Bannon - sembra non esista. Strano, per uno che vorrebbe togliere domani le sanzioni alla Russia, proprio perché a suo dire limitano l’export delle imprese italiane. Stranissimo, poi, se si pensa che alla prima occasione utile, l’Italia ha votato docile per il prolungamento delle stesse sanzioni. Immaginiamo la gioia dei piccoli imprenditori del nord est. Chissà fino a quando riuscirà a distrarli coi profughi e con la promessa di un condono fiscale, prima che se ne accorgano.

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