Poetry slam, la poesia è viva e lotta sui palchi dei locali

I poetry slam sono gare in cui poeti si scontrano recitando i propri componimenti. Una disciplina tra rap e teatro nata negli Usa con l'intento di popolarizzare senza sminuire una forma d'arte spesso considerata elitaria che, negli ultimi tempi, sta conquistando anche l'Italia

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da The unshplash

25 Giugno Giu 2018 0750 25 giugno 2018 25 Giugno 2018 - 07:50

Per Camillo Sbarbaro la poesia era “un vizio solitario”. Evidentemente, non aveva mai partecipato a un poetry slam. Cos’è? Una gara in cui più poeti si scontrano recitando i propri componimenti. Le regole sono poche, ma tassative: Ogni poeta ha 3 minuti a disposizione per recitare i propri testi. Durante l’esibizione è vietato l’utilizzo di musica, costumi di scena o oggetti. La giuria che valuta le performance è composta da persone (di solito cinque) scelte a caso tra il pubblico. A parte queste regole base, durante l’esibizione tutto è lecito: ci sono artisti che cantano a cappella, altri che interagiscono col pubblico e altri ancora che, semplicemente, leggono le proprie poesie.

La disciplina affonda le sue radici a Chicago, dove a metà degli anni Ottanta il poeta-operaio Marc Smith iniziò a organizzare poetry slam. Col tempo questi spettacoli hanno iniziato a prendere piede in tutto il mondo. In Germania, hanno addirittura conquistato la prima serata sulla tv nazionale. Il padre del poetry slam italiano è considerato lo scrittore Lello Voce, il primo - nel 2001 - a organizzare gare nel nostro Paese. Ma è a partire dal 2013, con la nascita della Lips, la Lega italiana poetry slam, che il fenomeno ha iniziato a raggiungere dimensioni importanti.

La scena italiana ha il suo fulcro a Milano, dove le competizioni riempiono locali come il Macao, l’Ostello Bello o la Santeria. «A Milano e più in generale in Lombardia la scena è molto attiva - racconta a Linkiesta.it Paolo Agrati, poeta e organizzatore di molti eventi in città -, quest’anno abbiamo organizzato più di 50 spettacoli, quasi il doppio rispetto allo scorso anno. Ma gli slam stanno prendendo piede in diverse parti d’Italia. E il fatto che le finali di quest’anno siano state appena disputate a Genova lo dimostra».

La disciplina affonda le sue radici a Chicago, dove a metà degli anni Ottanta il poeta-operaio Marc Smith iniziò a organizzare poetry slam. Col tempo questi spettacoli hanno iniziato a prendere piede in tutto il mondo. In Germania, hanno addirittura conquistato la prima serata sulla tv nazionale

Nonostante la componente agonistica presente nelle competizioni, lo scopo del poetry slam non è tanto quello di prevalere sugli altri, ma popolarizzare senza sminuire una forma d’arte spesso considerata elitaria, incarnando così una sorta di rivincita della poesia. «Non vi è alcuna opposizione con la poesia tradizionale. Ma è innegabile che viviamo in un’epoca mediatica, in cui la parola è e dev’essere comunicativa e anche questa forma d’arte non può che aprirsi a nuove sperimentazioni», continua a spiegare Agrati. «La poesia rimane al centro dell’attenzione, proponiamo solo modi diversi per esprimerla. Non sarà il poetry slam a uccidere la poesia, e non sarà la poesia a uccidere il poetry slam».

La scarsa attenzione per l’aspetto agonistico - nonostante esistano campionati nazionali, europei e addirittura mondiali - lo si vede anche dalla composizione, casuale, della giuria. «E’ capitato che Mc - master of ceremony, coloro che presentano la serata - per aprire gli eventi recitassero poesie di Montale ottenendo voti bassissimi», racconta Davide Passoni, un’altra figura chiave del poetry slam lombardo. «Molte volte, poi, il pubblico è in disaccordo con i giurati, e non perde occasione di esprimere il proprio dissenso. D’altronde, se si ripetesse per due sere di fila uno slam con i soliti partecipanti l’esito, con ogni probabilità, non sarebbe lo stesso». E così, se all’inizio molti soffrono nel vedere i propri componimenti criticati, quasi tutti in breve tempo si calano nello spirito dell’evento. «Io in primis ci stavo male all’inizio. Ora, invece, mi diverto a recitare la Tetralogia dek suicidio perfetto. Cos’è? Recito poesie non connesse tra di loro per più di sei minuti e così facendo, siccome dopo i 3 minuti di esibizione scattano penalità, mi elimino dai giochi da solo».

I temi trattati sono spesso ironici, in linea con l’atmosfera degli incontri. C’è chi si diverte raccontando di anziani che giocano a carte scommettendo le foto delle comunioni dei nipoti (“Ai vecchi non importa cos’hanno davanti, i vecchi.. ci vedono poco”) e chi rivela segreti inconfessabili (“Per distrarmi ho inventato / un nuovo gioco / insulto i cani di nascosto”), ma non manca chi sul palco affronta temi politici (“Molti uomini sono necessari per un po’ di um../per un po’ di umani/per distruggere il capitalismo!”) o chi si esibisce nelle più classiche poesie d’amore “Me ne starei volentieri / tra un tuo silenzio e l’altro”).

«Il poetry slam è inclusivo, non esclusivo”, dichiara deciso Agrati. Uno scopo che sembra essere raggiunto guardando a chi partecipa alle gare. «Certo, molti dei partecipanti provengono dal mondo della cultura, ma tanti altri fanno lavori diversi: c’è l’impiegato di mezza età annoiato dalla vita in ufficio così come l’adolescente irrequieto», spiega Passoni. «Un paio di anni fa è arrivata alle finali regionali una signora di 83 anni con delle poesie pazzesche».

Così le competizioni stanno uscendo dalla loro nicchia cambiando la normale reazione che potrebbe sorgere qualora qualcuno, per una serata tra amici, proponesse di andare a vedere persone che recitano poesie. Di recente il poetry slam è arrivato sul sul palco del Mi Ami, il festival di musica che si tiene all’Idroscalo dal 2005, mentre ad agosto sbarcherà a Balla coi cinghiali, altra importante manifestazione musicale. “Il poetry slam - e più in generale la poesia performativa - è sperimentazione, voglia di giocare, autoironia» spiega Agrati. «Ultimamente ci stiamo divertendo organizzando degli anti slam: sono gare di poesie brutte, vince chi propone la performance peggiore. Un modo per divertirci e imparare a conoscere meglio la disciplina».

Gli obiettivi per il futuro? «Consolidare gli eventi che già facciamo e continuare a proporne di nuovi: ci piacerebbe puntare sui reading», prosegue Agrati, «la lettura di poesie di un sola persona durante una serata. Un tipo di evento meno mordi e fuggi delle gare, che dà la possibilità di familiarizzare e approfondire con più calma la poetica di un singolo autore».

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